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Consiglio comunale di Parma, approvato il piano per chiudere Stt e le partecipate

Il piano finanziario e gestionale per chiudere Casadesso, MetroParma, Alfa e la controllante Stt è stato approvato dal Consiglio comunale. Il documento è passato con i soli voti della maggioranza, mentre la minoranza ha votato in ordine sparso, con tre contrari e otto astenuti, tra i quali il gruppo del Pd.

I dettagli dell’atto, che prevede di chiudere le società entro la fine dell’anno, erano già emersi nella seduta della commissione Patrimonio dello scorso 12 aprile. Il piano, secondo la proposta dell’amministratore unico di Stt Luigi Bussolati, comporta la vendita di parte delle azioni Iren (52,2 milioni di azioni per un valore di circa 65,2 milioni a febbraio 2011) ora che sono a un valore di massimo storico (ma dopo aver incassato i dividendi) in modo da avere abbastanza liquidità da coprire i 31,7 milioni di euro di debito bancario.

Successivamente si prevede di avviare una contrattazione per la ridefinizione delle esposizioni, ottenendo più tempo per vendere il patrimonio immobiliare o per farlo tornare al Comune, senza il timore di “aggressioni” da parte dei creditori. Tra gli obiettivi anche quello di ripianare il debito di 17,6 milioni che la società ha verso l’ente e quello di tre milioni nei confronti dei fornitori. Una volta concluse le operazioni, la holding potrà essere liquidata. Stesso destino per Casadesso, MetroParma e Alfa. Come scadenza è stato indicato il mese di dicembre.

Resterà invece operativa Stu Authority, che possiede il Ponte Nord, la Scuola Europea, i terreni di viale Piacenza (accanto all’Efsa) e il Quadrifoglio. Stessa situazione per l’Area Stazione, che dovrà prima completare gli interventi urbanistici a nord dello scalo ferroviario, i cosiddetti primo e secondo stralcio. Per farlo utilizzerà 16 milioni di fondi ex metro, erogati a suo tempo dallo Stato.

“Chiudiamo una stagione” ha detto l’assessore al Bilancio Marco Ferretti, che ha rivendicato come politica la scelta di non vendere i terreni, privilegiando la cessione dei titoli Iren. “Avremo dovuto svendere le aree, con aste al ribasso, senza neppure la certezza di riscontrare grandi offerte. Così resteranno nelle mani dell’ente che potrà valorizzarli e disporne in modo opportuno. Chiaramente, per ripianare i debiti, siamo stato costretti ad attingere a risorse, ma pensiamo di aver agito per il meglio, adottando un’ottica liquidatoria solo con le società che la meritavano”.

“D’impostazione liquidatoria” ha invece parlato il consigliere Paolo Buzzi (Fi), che ha accusato l’Amministrazione di scarsa progettualità, citando il caso delle aree di Alfa. “Dopo cinque anni - ha detto il capogruppo del Pd Nicola Dall’Olio - siamo più poveri. Avremo sì ridotto i debiti, ma rimaniamo con ben poco. Sono state cedute 41 milioni d’azioni Iren, il 6,5% del patrimonio detenuto dall’ente. Oggi il Comune si ritrova con meno strumenti per incidere e compiere scelte” ha concluso, ricordando inoltre la decisione della Giunta di alienare metà delle quote detenute in Fiere di Parma.

Critiche alle quali ha replicato il capogruppo d’Effetto Parma Marco Bosi: “Abbiamo restituito credibilità all’ente, ottenendo uno stralcio di 22 milioni di debiti dalle banche. In questi anni, da soli e con coraggio, siamo riusciti ad approvare una serie di delibere fondamentali, senza farci intimorire dall’impopolarità. Se oggi, in campagna elettorale, non si parlerà di come risanare il Comune di Parma, lo si deve ai nostri atti concreti”.

Fonte Link parma.repubblica.it 

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