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La vita sta cambiando pelle

Corso di formazione filosofica Pensare la vita: “La potenza dell’amore. Per un’educazione sentimentale” lunedì 5 marzo 2018 ore 18 al cinema Astra di Parma

Pensare la vita 2018

Continua il corso di formazione filosofica Pensare la vita, dedicato quest’anno al tema “La potenza dell’amore. Per un’educazione sentimentale”, organizzato dall’Associazione La ginestra e dall’Assessorato alla cultura del Comune di Parma con il patrocinio, tra gli altri, del Dipartimento di discipline umanistiche sociali e dell’impresa culturale del nostro Ateneo.

La seconda lezione, che avrà luogo lunedì 5 marzo alle 18 presso il cinema Astra, riguarderà «L’ambivalenza affettiva delle relazioni amorose» e sarà tenuta da Riccardo Dalle Luche, psichiatra e psicoterapeuta.

Ogni storia d’amore sembra seguire una parabola universale: l’incontro e il primo avvicinamento; l’eccitante scoperta delle affinità e delle preferenze condivise; la sorpresa di ritrovarsi innamorati e amati; la fusione nelle prime estasi erotiche; il ristabilirsi di una distanza in seguito all’emergere progressivo delle differenze; lo stabilizzarsi della relazione, in un alternarsi precario di soddisfazione e frustrazione; e infine la separazione, che arriva anche per le storie d’amore più longeve, a meno che il momento della morte, per i due amanti, non coincida.

Ognuna di queste fasi – ma più profondamente quelle che corrispondono allo stabilizzarsi del legame e alla separazione – sono condizionate dalla storia e dalla personalità dei soggetti coinvolti. Ogni nuovo legame è infatti influenzato dal vissuto pregresso, innanzitutto dalle esperienze infantili («Il rinvenimento dell’oggetto d’amore è propriamente una riscoperta», scriveva Freud). Inoltre, gli innamorati/amanti devono confrontarsi con le proprie fantasie ideali rispetto all’oggetto d’amore e con aspettative spesso irrealistiche riguardo la capacità del legame amoroso di curare ogni ferita. Quando l’amato e l’amore non si dimostrano all’altezza delle speranze che hanno suscitato, e questa discrepanza non viene governata, l’amore può rovesciarsi nell’odio, l’ambivalenza affettiva del legame amoroso può condurre allora alla catastrofe.

Riccardo Dalle Luche, psichiatra e psicoterapeuta, è coautore di un fortunato titolo dedicato a questi temi: L’ambivalenza e l’ambiguità nelle rotture affettive, Franco Angeli editore, 2013 (4° ristampa). L’incontro sarà moderato da Silvano Allasia, insegnate di filosofia e storia del liceo classico di Crema.

Associazione La ginestra 


L'ambivalenza affettiva delle relazioni amorose

Lezione di: Riccardo Dalle Lucche

Parma, 5 Marzo 2018 

L’amore vero

Ogni amore degno di questo nome, comunemente indicato come “amore-passione” ed in letteratura a volte come “amore romantico” e da uno di noi come “amore melanconico”, presuppone una sequenza universale:

  • una fase preliminare di avvicinamento e creazione di sentimenti di simpatia tra due persone che instaurano un legame non anonimo e non necessariamente utilitaristico;
  • una fase della scoperta di essere innamorati, un evento sempre discreto, che insorge a distanza variabile dall’incontro col partner (dai “colpi di fulmine”, alla rivelazione nel corso di un’amicizia o di una frequentazione più duratura);
  • una fase fusionale dell’innamoramento nella quale l’identificazione protettiva sembra annullare le differenze tra i partner e la diffusione dei confini corporei estende le potenzialità erogene della coppia; per il suo carattere regressivo, arcaico, immerso nella matrice pulsionale indifferenziata che fornisce l’energia per trasformare e rivoluzionare le relazioni preesistenti ricostituendone di nuove (“stato nascente” secondo Alberini, 1979, “Being in love” secondo Bak, 1973), l’innamoramento ha caratteristiche ben descrivibili, ricorrenti ed in ultima analisi comuni a tutti gli uomini;
  • una progressiva defusione che porta allo stabilirsi di una relazione duratura in cui i due partner si riconoscono diversi e separati anche se uniti da sentimenti fondamentalmente positivi e coesivi. È in questa fase di differenziazione che i diversi individui ritrovano ed evidenziano le loro peculiarità personologiche. Il passaggio dall’innamoramento all’amore richiede la capacità di stare da soli, di vivere i sentimenti in assenza dell’oggetto e indipendentemente dalla componente sessuale, insomma di tollerare la frustrazione dovuta al rarefarsi dei momenti emozionali apicali e l’eventuale emergenza di componenti ambivalenti e distanzianti;
  • infine, prima o poi, la separazione, evento ineluttabile se non altro perché la coincidenza della morte è un evento decisamente raro. Non diversamente dalla fase successiva all’innamoramento, ma in modo più intenso e definitivo, il lavoro del lutto testimonia delle potenzialità personologiche dell’individuo (si potrebbe dire, dimmi come elabori il lutto e ti dirò chi sei).

La sequenza, pur nell’indeterminatezza della durata delle diverse fasi successive ai momenti puntiformi della scoperta di essere innamorati e della separazione dall’oggetto d’amore, mostra come ogni dinamica amorosa si svolga secondo una temporalità lineare rispetto alla quale il soggetto “normale” si sincronizza evitando così ogni complicanza psicopatologica. La “normalità” presuppone dunque la persistenza della incorporazione dell’oggetto, la capacità di modulare l’ambivalenza (cioè di accettare i lati negativi dell’oggetto, costantemente controbilanciati da quelli positivi), di evitare per quanto possibile l’ambiguità nella relazione, di riattivare periodicamente e spesso solo simbolicamente momenti di apicalità emotiva, in un costante rinnovamento senza cui la relazione si spegne e si esaurisce. Le coppie stabili mantengono quindi nel tempo un legame che è caratterizzato da vissuti prevalenti di serenità con una costante attenzione alle esigenze e ai bisogni dell’altro, in una vettorialità positiva e costruttiva che consente l’allevamento dei figli e la crescita dei “beni” comuni. La normalità dell’amore, un tempo fortemente sostenuta anche dalle norme sociali e morali, è oggi molto più dipendente dalle scelte e dalla volontà individuale, per questo, forse, è divenuta oggi così rara.

R. Dalle Lucche, S. Bertacca, Da: L’ambivalenza e l’ambiguità delle rotture affettive, Franco Angeli, Milano 2007, pp. 60-61 

RICCARDO DALLE LUCHE è medico, psichiatra e psicoterapeuta fenomenologico-dinamico. Attualmente è Dirigente di Alta Specializzazione presso la ASL Toscana Norovest. Col Prof. Carlo Maggini ha introdotto in Italia negli anni '90 la teoria dei sintomi di base di Huber e successivamente ha curato l'edizione italiana di classici della psichiatria quali le principali opere di Kurt Schneider e di Arthur Tatossian (con Giampaolo Di Piazza). Tra i suoi libri: Il paradiso e la noia (con Carlo Maggini, Bollati Boringhieri, 1991), L'ambivalenza e l'ambiguità nelle rotture affettive (con Simone Bertacca, Franco Angeli, 2006); Adolf Hitler: analisi di una mente criminale (con Luca Petrini, Hobby & Work, 2011), Ha in corso di stampa per Mimesis un’opera, scritta col Prof. Carlo Maggini, sulla storia della Schizofrenia dal settecento ai nostri giorni, L’enigma della dementia praecox.