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La vita sta cambiando pelle

Cresce la cooperazione tra Italia e Birmania

Parma, 10 aprile 2017

Cari Amici,

sono così intensi questi giorni che non so quando e come dirvi. Vorrei condividere con voi l’essenziale, ma spesso anche i dettagli lo sono.

Un mese fa ero in Birmania, di nuovo. Ci vogliono bene anche per questo, siamo costanti nella vicinanza.

Si condividono le cose, la vita, la politica. Ci sentiamo insieme responsabili, di loro e di noi, del mondo.

Sono andata con Alberto, Caterina, Clelia, Simona, là ci aspettavano Virginia e Beatrice, poi ci ha raggiunto Fabio. Ci lega il filo dell’Associazione, con ruoli diversi. Colpiscono queste giovani donne in prima linea, Beatrice, di Trento è là da un anno, lavora con le imprese, le fiere, l’economia. Questo viaggio voleva aprire strade di lavoro: nella sanità con il progetto condiviso dal CUCI (Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale) dell’Università di Parma e da CINECA di Bologna per una banca dati sui bisogni sanitari in Myanmar, e con la preparazione della ricerca sul campo di Caterina per un anno su disabilità e HIV; nell’economia con la presenza di imprese interessate; nella cultura con l’invito di Thant Zin Soe alla Fiera Internazionale del libro per ragazzi di Bologna; nella scuola con il rapporto con la scuola Lumbini di Ko Tar; nell’agricoltura con l’incontro con Thuzar che lavora con i contadini nei pressi di Mandalay. Tutto cresce.

Abbiamo avuto molti incontri, intessuto rapporti nuovi e consolidato i precedenti. Siamo stati con Phyu Phyu Thin, al suo Centro ormai finito, dai suoi 50 bambini. La sera, a Naypyidaw, una sera con la luna piena, siamo stati nella casa che condivide con i parlamentari. Casette di legno, poverissime. Ho incontrato parlamentari che avevo conosciuto in ottobre a Roma, abbiamo parlato del loro lavoro, delle loro difficoltà. Li ho incoraggiati. Di fronte a loro si capisce che vivono come il popolo che rappresentano. Penso a noi qui.

Siamo stati al Free Funeral Service, alla clinica del Dott. Myint Oo, abbiamo incontrato il Rettore dell’Università di Yangon, l’équipe delle cure palliative. Abbiamo incontrato Ohmar Mynt alla sede della Fondazione Daw Khin Kyi, molto affettuosa, disponibile. Il giorno dopo era a Naypyidaw a casa di Aung San Suu Kyi, con noi. Abbiamo incontrato il Ministro delle Costruzioni, il Segretario Permanente del Ministero della Sanità e quello del Ministero dell’Energia.

Siamo stati all’NLD da U Tin Oo, 90 anni appena compiuti, sempre giovane e positivo. Abbiamo visto diverse volte Ye Ko Naing, adesso lavora al ristorante di Novotel. Sta bene, pensa a Dubai e all’Italia. Naturalmente abbiamo visto Thura Tun, sua moglie e il suo bambino che si chiama Situ Giuseppe. L’abbiamo tenuto in braccio nella Pagoda Shwedagon.

Siamo stati a casa di U Ko Ni, l’avvocato di NLD assassinato il 29 gennaio, un colpo al cuore per Aung San Suu Kyi. Abbiamo parlato con la moglie e la figlia. Alcuni giorni prima i due coniugi avevano pensato di venire a Venezia…

Alla morte di U Ko Ni non è seguita alcuna manifestazione, né parole. Per scelta, per evitare di raccogliere provocazioni. Aung San Suu Kyi ha parlato solo nel trigesimo, dicendo che è stata una grandissima perdita. Sanno che devono misurare ogni loro parola, ogni loro gesto. I militari sono ancora lì.

Abbiamo incontrato il Cardinale Charles Bo, sta preparando un Concilio delle Religioni per la riconciliazione e la pace per fine aprile, invitano anche i militari.

Una società molto viva, con problemi enormi, con la prospettiva di lavorare per l’unità, la pace, la ricostruzione.

Siamo stati a incontrare Aung San Suu Kyi, a Naypyidaw, nella sua residenza che ormai conosciamo. Di nuovo, rispetto a dicembre, c’è un posto di blocco sulla strada, i poliziotti con giubbotti anti proiettile, la sbarra. Le ho chiesto della sua sicurezza, mi ha risposto sorridendo: stai tranquilla. Ma so che è sempre a rischio. Appena entrata, gli abbracci, le presentazioni, poi sedute, l’una di fronte all’altra. Ha esordito così: sono contenta che sei qui perché ti devo parlare. E ha condiviso con noi il problema dei media, anche internazionali, nel loro rapporto con la verità e con la responsabilità. Ha detto che si dovrebbero usare solo parole costruttive. Si capisce che sta ricostruendo l’unità del Paese, il suo principale obiettivo. Compresi i militari. Energica, combattiva, serena, amorevole. Ha parlato del Rapporto della Commissione presieduta da Kofi Annan, in uscita in quei giorni, sui mussulmani del Rakhine State. Lo ha definito costruttivo. Mi ha consegnato, ci ha consegnato questo messaggio: occorre agire e parlare con responsabilità. Ho condiviso. Quando un Paese è stato così provato dalla sofferenza, e non è ancora finita, bisognerebbe guardare a lui con rispetto. Sanare le ferite, non acuirle. E’ stato così in Sud Africa, Ruanda, Cile, Argentina. Anche da noi, del resto, dal 1945 al 1948 si è costruita la democrazia sulla base della riconciliazione. Il processo in atto è una grande strategia di libertà, progresso, democrazia ma c’è chi lavora contro Aung San Suu Kyi. Appena si annuncia il cessate il fuoco sui confini, i militari riprendono il conflitto. Le proteste nello Stato Mon sono state messe in atto da persone arrivate in camion da Yangon, pagate dai militari. Difficile in Myanmar che il Parlamento controlli l’esercito.

I cinesi nella zona di Mandalay favoriscono coltivazioni con sostanze chimiche per il bussines. Aung San Suu Kyi è circondata da fuochi, ma non è la prima volta. Tutto è stato difficile per lei, ma sta cambiando la storia del suo Paese. Chi ama la democrazia è con lei. Non ci stupisce che la resistenza continui, in altre forme. Solo chi ha lo sguardo superficiale non capisce. Di recente lei ha rilasciato una intervista alla BBC. Sottolinea i problemi ma incoraggia a guardare avanti. Solo con l’unità si possono risolvere.

Suu Kyi verrà in Italia il 3 e 4 maggio a Roma. Nel corso di un viaggio in Europa, toccherà molti Paesi. La vedrò di nuovo. Un’amicizia profonda che sostiene reciprocamente. Un mio desiderio? Portarla alla Fontana di Trevi. Temo che avrà ben altro a cui pensare.

Ci aspetta a dicembre, a Naypyidaw. Come ogni anno, ormai. Un’ amicizia per sempre.

Ha vinto le ultime elezioni suppletive, 8 seggi su 12, stanno prendendo piede i partiti etnici in alcune zone. Tutto il mondo è paese.

Siamo stati a cena all’Ambasciata Italiana, molto bravi, molto vicini alla Birmania. L’Ambasciatore Aliberti e il Vice Matteo D’Alonzo sono stati nel Rakhine State, nei campi rohingya.

Siamo stati a Bagan, e rientrati a Yangon con più di 10 ore di pulmino, dalle due e mezza del mattino. Abbiamo attraversato il Paese, ho visto la Birmania di notte, e l’arrivo dell’alba, e gli alberi fioriti, ovunque. Povertà ovunque, ma movimento e speranza.

Per Thant Zin Soe la Fiera del Libro è un grande successo. Per me un’emozione. Penso a Giuseppe, chissà cosa avrebbe fatto. So che sta lavorando ancora. Thant Zin è andato in una scuola di Parma e poi siamo stati a Roma. Ieri eravamo in Piazza San Pietro con il Papa. E con il mondo nel cuore. Una grande immersione nella cultura italiana, per noi la scoperta della creatività birmana.

L’amicizia con la Birmania si estende. Nelle settimane scorse siamo stati al Rotary di Bergamo chiamati dagli amici Roberto e Marisa, Angelo e Beniamino, e poi a Treviglio con Federico e Virginia al Teatro Nuovo, andremo anche a Castelfiorentino. La Birmania è vicina.

Cari Amici, tra poco è Pasqua. Il tempo della Risurrezione. E il 25 aprile, il tempo della liberazione. A Casa Cervi si prepara la grande festa. Perché diventi un tempo di responsabilità. Verrà Gentiloni.

Nei giorni scorsi ero a Salò dove è stata intitolata una scuola dell’infanzia ai Fratelli Cervi. Dopo i discorsi, le poesie, l’inno nazionale cantato dai piccolissimi, una bambina, Grace, forse tre anni, ha chiesto alla Maestra: arrivano i Fratelli Cervi?

Ho pensato che sì, arrivano, se li facciamo arrivare.

Martedì scorso a Reggio Emilia, al processo Aemilia, c’è stata la lunga testimonianza del Prefetto Antonella De Miro. Ha raccontato come la legge e lo Stato possono smascherare la ‘ndrangheta. Se solo lo vogliamo. Lei lo ha fatto, per tutti noi.

E’ sempre tempo di Resurrezione e di liberazione.

Vi auguro ogni bene. Salute e impegno, per cambiare il mondo. Come vediamo chi lo vuole tenere nella paura e nell’ingiustizia è molto al lavoro.

E noi?

Il 1 maggio sarò a Portella della Ginestra. Un calendario fitto, tra i Cervi e Aung San Suu Kyi. La memoria è ora.

Il 30 aprile ci saranno le primarie del PD. Un’altra tappa, sulla strada difficile dell’Italia democratica, dell’Europa che deve trovare la sua strada nel mondo. Voterò Orlando, per dare segno di unità.

Aung San Suu Kyi il 25 marzo ha inviato il suo messaggio di auguri all’UE, forse unico capo di stato al mondo. Ha ricordato l’unità dalle differenze, come in Myanmar. Tutto si tiene.

Buona Pasqua. Buon 25 aprile. Parma, 10 aprile 2017

Con molto affetto

Albertina Soliani

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