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La vita sta cambiando pelle

"Devo fare la lista dei buoni e dei cattivi": così parlava il professor Aversa al centro dell'inchiesta conquibus

Al centro ancora una volta l'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma la cui direzione non avrebbe vigilato

PARMA - "Ci sono delle aziende che hanno contribuito in maniera sostanziale e altre che non hanno nemmeno risposto, quindi è chiaro che devo fare la lista dei 'buoni' e dei 'cattivi'". "Più che le modalità a noi interessa il conquibus... quando il conquibus arriva per noi va bene... tanto per essere pragmatici".

Poi la minaccia diretta: "C'era un atteggiamento di non apertura, per cui lo dico francamente... questi nuovi prodotti che voi dovete lanciare, qui praticamente non entreranno mai!".

Così parlava Franco Aversa, direttore della struttura complessa di Ematologia e trapianto midollo osseo del Maggiore finito ai domiciliari nell'inchiesta Conquibus. Arrestata anche Paola Gagliardini, amministratrice delegata della Csc srl, centro servizi congressuali, di Perugia.

Erano loro i vertici di una organizzazione che assicurava, secondo l'accusa, favori alle aziende farmaceutiche - report positivi o negativi per questo o quel medicinale - in cambio di sponsorizzazioni per convegni e simposi medici e anche contributi economici che finivano direttamente nelle tasche degli indagati.

Secondo l'accusa, Aversa sfruttava la sua fama e il ruolo apicale ricoperto nell'azienda ospedaliera universitaria e faceva leva sul sostegno di altre figure rilevanti dell'ospedale, indagati, che "laddove non partecipanti agli accordi corruttivi, sostenevano le strategie dell’Aversa senza obiezioni".

"Non li trovano, non li trovano, non c'hanno un potere contrattuale...no!...io l'ho acchiappato all'Intemazionale e li ho detto: ragazzi metteteve seduti....meno di 40mila euro non comincio neanche a parlare..ve sta bene?...non ve sta bene? Ve faccio capire che ve costerà questa cosa in un anno" afferma il professore facendo intendere la propria influenza nei confronti delle case farmaceutiche.

"Però, mi sembra che adesso sta uscendo quell'altro farmaco, mi sembra molto più funzionante del vostro. Due giorni dopo erano 15mila. Cioè devi avere potere contrattuale, no? Chiaro se no non lo fai un congresso del genere...e io lo faccio perchè voglio fare al congresso bella figura".

"Eh adesso qua me paghi....mi esci dal 10mila euro me li becco io del congresso. Come supporto organizzazione dell'evento". "Cioè collaborare significa io do una cosa a te, tu dai una cosa a me. Ee io do una cosa a te tu non dai niente a ine non è collaborazione".

"Dialoghi di una limpidezza senza precedenti" riporta l'ordinanza. Emerge inoltre che tra i beneficiari degli emolumenti vi era Aversa Alessandro (figlio dell’indagato), il quale si vedeva accreditare la somma di 3.773,58 (netti) dalla Csc senza avere effettuato alcuna prestazione e sulla base di un contratto di consulenza redatto e sottoscritto a posteriori.

Soldi, spiegano i giudici, necessari a mantenere l'alto tenore di vita della famiglia Aversa.

Il medico, si legge nell'ordinanza, "compiva atti contrari ai propri doveri d’ufficio, consistenti nel piegare e monetizzare la funzione pubblica ricoperta - e i doveri di imparzialità ad essa connessi, sia come medico ospedaliero che come formatore Ecm - a fronte della dazione di utilità (denaro, per sé, per i suoi collaboratori e per la Csc di Gagliardini Paola), corrisposta in forma di sponsorizzazione dei convegni e compensi per la partecipazione".

Nel 2015, nel corso di una conversazione con la segretaria, il medico le riferisce che non vuole più avere nulla a che fare con una determinata azienda, dato che non ha risposto alla sua richiesta di sponsorizzazione del congresso e che nessuno dei suoi collaboratori parteciperà agli eventi segnalati da quella impresa farmaceutica, aggiungendo che prima di avere di nuovo dei contatti con lui, l'azienda dovrà "strisciare un po'".

Spiega inoltre di avere detto chiaramente che avrebbe utilizzato i farmaci delle aziende concorrenti per ritorsione. Infine, il medico fa l'esempio di un manager di una casa farmaceutica che ha sostanzialmente fatto licenziare proprio perché non ha tenuto la condotta da lui richiesta e non si è adeguato al suo sistema".

Per cui, seppure non si arrivi mai a privare i pazienti delle cure necessarie, ovvero a metterne in pericolo la vita o la salute, "quando ha la possibilità di scegliere fra due prodotti pressoché equipollenti, orienta le sue scelte verso quello della ditta che gli offerto la maggiore sponsorizzazione".

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Ed è il giudice per indagini preliminari a tirare in ballo la direzione dell'azienda ospedaliera universitaria: "Anche quando era divenuto palese che l’Aversa esercitasse extra moenia pur percependo l’indennità di esclusiva, l’Azienda ospedaliera, invece di deferirlo o sanzionarlo, concludeva un convenzione con il laboratorio privato in cui l’Aversa visitava i propri pazienti, autorizzandolo a esercitare senza che vi fosse alcuna reale necessità se non quella di cercare di regolarizzare ex post la posizione del professore".

Per gli indagati, 36 in tutto, le accuse vanno dalla corruzione alla truffa aggravata passando per l'induzione indebita a dare o promettere utilità, violazioni del testo unico delle leggi sanitarie, abuso d'ufficio e falso ideologico. 03 ottobre 2018

Fonte Link: parma.repubblica.it