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Domenica 13 dicembre 2015 Santa Lucia

Domenica 13 dicembre 2015 Santa Lucia

C’era una volta Santa Lucia, era la notte della speranza di qualcosa che la mattina ti sarebbe stato portato in dono, come da richiesta nella tua letterina, lasciata sul tavolo insieme a un po’ di crusca per il suo asinello carico di regali.
Poi finisce il sogno e si presenta la realtà.
Eppure, dentro di me vive  ancora, quei ricordi della sera di Santa Lucia, la notte più lunga dell'anno, una tradizione che risale al medioevo XIII secolo, quei ricordi di quella fantasia sono rimasti per sempre perché qualsiasi cosa fosse era una gioia.
E abbracciavi i tuoi genitori perché avevano parlato bene di te a Santa Lucia che ti aveva portato una specie di premio.
Era una lettera a colori e con i lustrini di Natale accuratamente scritta con il cuore di bimbo, preparata molti giorni prima dell’arrivo e chiusa in una busta indirizzata a Santa Lucia.
Andavi a dormire cercando di capire a che ora sarebbe arrivata, l’avresti voluta conoscere. Ma non doveva trovarti sveglio altrimenti non si sarebbe fermata.
Cedevi al sonno incoraggiato dai genitori, e te ne andavi a dormire nella stanza fredda, sotto le coperte con le lenzuola riscaldate dalle brace nella cenere. Lo chiamavano, in campagna, “fuoco a letto”. La mattina mio padre aspettava prima di andare al lavoro che mia madre mi vestisse e mi portasse con lei giù dalle scale. Mio padre rideva e mia madre lo seguiva nelle battute che irraggiavano quella stanza... poi arrivavano i nonni e gli zii per vedere cosa mai mi avesse portato Santa Lucia. La felicità di mio padre irraggiava tutti, era così difficile in casa vederlo allegro. Ma nessuno si chiedeva perché? 
Non c’era ancora il riscaldamento con i termosifoni a casa mia arrivati alla fine degli anni 60, ma c’era il camino  e le stufe a legna in terra cotta nel tinello adiacente la cucina.
Un adorabile calore e profumo avvolgeva sempre d’inverno tutta la stanza. Quanto tempo ci ho trascorso a disegnare sui vetri appannati, a fare i compiti sul tavolo. A guardare la neve che cadeva in quel periodo, sempre a fiocchi pesanti. Le luci delle auto che lentamente passavano sulla provinciale e le piante del parco imbiancate al di là della strada.
Era la Santa Lucia che penso sia dentro di noi. La mattina all'asilo con gli altri bimbi ci raccontavamo cosa avevamo ricevuto. Alcuni sostenevano di averla sentita arrivare. 
Viviamo ora in una transizione infinita mai adeguatamente elaborata, dove Santa Lucia non si ferma più. Apre la porta e se ne va via dove non c’è fantasia, passioni, affetti profondi. Dove tutto è scontato e spettacolarizzato. La mia Santa Lucia viveva ancora nella natura. Preferisce forse la campagna alle città.
Quest’anno Santa Lucia mi ha portato “Wire” letture di futuro,  dove il presente è già trapassato. E mi sono lasciato trascinare da lei a Fiè dello Sciliar per cercare di portare un dono a mia figlia Jessica e rivedere Ursula, la piccola Emma a cui volevo far avere, la sua Santa Lucia.   
Santa Lucia di una volta era la festa del presente. Senza Santa Lucia oggi con poche speranze e la voglia di farti portare sul suo asinello in altri paesi, in altre città dove la speranza non è ancora consumata dall’assenza di presente.  Vorresti che ti portasse a ritrovare gli affetti che ti hanno lasciato. E mi immagino una festa con tutti ben vestiti in una grande tavolata imbandita, come si faceva tutti insieme a Natale i miei genitori, i nipoti, gli zii, i cugini e i nonni Umberto e Rosa. Una tavola imbandita a festa come una volta, dove ci sono proprio tutti anche quelli che non ho conosciuto o incontrato. Mi invitano ad arrivare presto con loro per fare festa insieme. Il mio cuore è sempre con loro in ogni attimo e a loro dedico la Santa Lucia di quest’anno.
Loro che quotidianamente intervengono ad aiutarmi nell’affrontare le difficoltà e i problemi a cui spesso mi sembra di soccombere. Ed è a loro e a Maria che mi affido. Ho una grande, numerosa famiglia che mi protegge e mi aiuta a farcela, anche quando ogni luce sembra spegnersi nel buio più profondo e non hai più speranza nella buia strada senza ritorno. (13/12/2015 – aggiornato il 03/01/2015)

Luigi Boschi

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