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La vita sta cambiando pelle

Don Antonio Moroni ricorda Mario Tommasini: ADDIO, MARIO, UN AMICO DALLA FANTASIA AL POTERE

Prof. Antonio Moroni

Caro Mario,

dopo il nostro incontro nel ’68 abbiamo più volte riflettuto assieme su Colorno, e ci siamo trovati a confrontarci sull’utopia, che è in ogni caso un grande progetto che nasce dall’ascolto di voci di persone, della natura e della città, che, anche se soffocate, continuano a rivelare drammi irrisolti. Ma poi, tradotta l’utopia in un progetto, occorreva individuare gli strumenti idonei per risposte a gente che viveva nell’incertezza e nella cultura dell’istantaneità.

E’ stata questa per Te, Mario, e forse per qualche Tuo amico, la strada che Ti ha portato come ha scritto Pezzani nella poesia su Padre Lino, a sentire la fame che urlava dietro a set muraj. Tu eri nato e cresciuto nei borghi di Parma e le situazioni difficili in cui sei vissuto, insieme a papà e mamma, hanno affinato quella tua capacità di percepire l’indigenza, l’handicap, il disagio, l’esclusione. 

Ho letto sulla Gazzetta le numerose partecipazioni per la tua partenza. Traspare dall’espressione di tanti, e sono i più, il volto addolorato quasi incredulo, di chi ha individuato, grazie al tuo stile esemplare di uomo della gratuità, speranza e motivi per continuare a vivere e per organizzare un progetto di vita fino a impegnarsi essi stessi nelle tante aree del disagio della nostra città.

Ma dietro ad altre partecipazioni si è materializzata una semplice presenza formale, forse involontariamente dimentica di non averti fornito i mezzi per poter passare alla realizzazione di iniziative che tu percepivi come essenziali per rispondere ai bisogni di questo o quel gruppo che di persone che mancavano di un minimo di autosufficienza e per i quali tu rappresentavi la speranza e soprattutto l’espressione di un amore che non avevano mai conosciuto. Tu hai gioito per i primi, hai sofferto per le chiusure alle tue richieste dei secondi. Ma Tu non hai mai ammainato le vele, e, come è stato detto hai continuato a realizzare i sogni degli ultimi della terra.

Ti sei staccato con dolore e delusione dal tuo grande Partito e hai scelto di coltivare altri “orti di libertà” dove ritenevi si manifestassero maggior capacità di risposta e una diversa disponibilità al coinvolgimento. 

Quando la sera Natale dell’89, nei giorni della caduta del muro di Berlino, mi affrettavo verso la Cattedrale per la Messa delle 18,30, tu arrivavi in bicicletta, eravamo in Piazza Garibaldi, mi fermasti: Hai sentito quello che è capitato? Adesso tocca a voi!!

Tu sapevi bene che io ero e sono cristiano e sacerdote, ma a Te, come a miei grandi maestri e colleghi universitari che si dichiaravano agnostici (mi basta ricordare Adriano Buzzati Traverso,), non ha fatto ombra che lavorassimo seriamente assieme basandoci su veri valori umani comuni. Ma tutti in modo patente o velato ci si rifaceva a quelle parole che Cristo ha detto formulando un modello del giudizio di ognuno dopo la morte: “Avevo fame, avevo sete, ero in carcere, ero ammalato, ero handicappato, non avevo un progetto per la vita...” Agli Apostoli che gli domandavano: “Quando mai Signore ti abbiamo visto così?” Cristo rispose: “Tutte le volte che avete fatto qualcosa a questi piccoli, a chi ha bisogno lo avrete fatto a me!” E questi che Cristo ha chiamato beati non vedranno l’Inferno dei dannati.

Non sapremo mai, Mario, se Tu qualche volta nell’angoscia di scelte esistenzialmente difficili hai cercato Cristo nella notte come Nicodemo.

Non voglio qui certamente annettere alla nostra Comunità Ecclesiale di Parma la Tua splendida vicenda umana. Essa appartiene a tutti: agli agnostici, a coloro che scrivono, forse in modo leggero, che ateo è bello, agli atei devoti e certamente anche a noi Cristiani!

Ma chiedo a tutti di andare al di là di steccati ideologici, per porsi in ascolto di quelle domande di senso che provengono da quella nuova cultura che sta emergendo soprattutto nelle giovani generazioni e da un multiculturalismo presente anche in questa nostra città che Tu hai amato e che hai percepito in cerca di una sua nuova identità di città diffusa.

 

Il tuo stile di cercatore sulle strade di Parma di dolori da alleviare costituisce il Tuo testamento che sollecita tutti a superare atteggiamenti egoistici e di autoreferenza. Questa Tua paternità culturale ci ha arricchito e ne siamo tutti onorati.

Hai cercato di dare a tutti molto senza chiedere nulla.

Armato di un innato buon senso, di una nascosta signorilità, di una straordinaria capacità di coinvolgimento, hai privilegiato la dimensione progettuale e previsionale e in circostanze significative hai vissuto i contrasti di chi decide di operare tra progetto e struttura, tra storia e profezia.

La chiave di lettura, a volte mal interpretata, delle tue intemperanze ed errori di valutazione, sta qui: quel tuo linguaggio duro verso le Istituzioni sociali e politiche o verso la stessa Chiesa è stata espressione di un dispiacere, quasi di una rabbia di non vedere queste strutture aprirsi a una realtà profondamente mutata e in cerca d’anima. Ma Tu hai continuato a renderTi sempre disponibile sia per coloro che chiamavi con il dolce nome di amico, sia per coloro che, giudicando la Tua multiforme attività in modo superficiale con il metro della sola resa materiale, non hanno capito il cuore che, come vecchio patriarca di questa nostra città, racchiudevi nelle Tue proposte.

E per tanti è stata sicurezza sapere che c’eri.

Permettimi di chiudere questo nostro ultimo dialogo terreno con un altro concetto che risponde concretamente all’ultimo Tuo appassionato intervento in Consiglio Comunale del 20 febbraio scorso a favore degli anziani: il Progetto Esperidi, una residenza per anziani e giovani coppie.

Quando l’utopia è diventata progetto hai voluto dare ad esso un realistico fondamento economico fruendo della competenza di Vincenzo Simonazzi prima e negli ultimi tempi di Mario Bertolini, ne hai cercato la legittimazione internazionale ed hai avuto la gioia di vederlo inserito tra le migliori iniziative di intervento sociale di 182 Paesi durante la riunione del Lions International di Chicago (Illinois, 1997).

Hai bussato a parecchie porte, hai presentato a tanti Poteri questo progetto che dava affidabilità ed era credibile. Ne hai avuto elogi, riconoscimenti, ma il progetto è rimasto sulla carta.

Sei stato felice Mario, quando Ti ho comunicato che io stesso avevo deciso, espletate alcune formalità, di dedicare alle Esperidi un terreno posto a Felino e che la mia mamma voleva destinare a ricovero per anziani. Questa proposta passata e archiviato attraverso varie amministrazioni, finalmente negli ultimi giorni della tua vita ha avuto l’approvazione unanime del Consiglio Comunale di Felino. E tu Mario a cui avevo accennato della cosa mi dicesti per telefono: “Fa presto a portarmi la delibera del Comune!“.

Desidero assicurarTi Mario, che questa Tua utopia, che oggi è anche la mia e di altri Tuoi amici, la porteremo avanti e la realizzeremo con l’aiuto di tutti coloro Istituzioni Pubbliche, Regione, Fondazioni bancarie, Sistemi produttivi come testimonianza e atto di fiducia e di riconoscenza nel Tuo splendido e provocatorio magistero della carità.

Grazie Mario e buona strada su nuovi sentieri.

Tuo
Prof. Don Antonio Moroni