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La vita sta cambiando pelle

Don Carlo al Teatro Comunale di Bologna

CARLO VITALI

BOLOGNA

VERDI

DON CARLO

INTERPRETI: D. Beloselskij, R. Aronica, L. Salsi, L.-O. Faria, M. J. Siri, V. Simeoni ed altri

DIRETTORE: Michele Mariotti

REGIA: Henning Brockhaus

TEATRO: Comunale

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"La vera regia l'ha fatta Mariotti, dosando nell'arco lungo dei quattro atti della versione Milano 1884 le strategiche alternanze verdiane di pathos intimista e violenza, idillio e orrore metafisico". 

                Muraglioni in oro, argento e cobalto fra Babilonia, Menfi e Persepoli, obelischi marmorei, sacelli micenei, astratti sfondi materici scavati da glifi in bassorilievo. Scatola sontuosa benché generica, simile a quella già vista nell'Otello sancarlino a cura dallo stesso team registico. Potranno riciclarla in economia anche per Aida, Nabucco o Elektra; ma dal sublime al ridicolo, si sa, non v'è che un passo. Si prenda quel trono semovente coronato da triregno papale che scarrozza avant'-indrè il Grande Inquisitore, qui incarnato in un clone di Albus Silente, il preside di Harry Potter. Strafalcione canonico perché l'Inquisizione di Spagna rispondeva solo a Madrid, e non al Vaticano; e poi che ci fanno quei presunti frati in talare nera da gesuita? Nel Don Carlo l'anticlericalismo è ovvio, ma un po' di rigore tecnico non guasta; sennò si degrada dagli umori secolaristi di Schiller e Verdi allo stornello da osteria romagnola tipo "con le budella dell'ultimo prete".

                Non aiutano i costumi di Giancarlo Colis, specie i maschili con Filippo II in uniforme da dittatore cileno e Rodrigo in completino azzurro da bancario. Un po' meglio servite le signore: però se Eboli pare una bionda Marilyn molto sexy, la povera Elisabetta è insaccata in una guaina da manola goyesca che ne insidia il regio decoro e (ancor peggio) la libertà dei moti diaframmatici. La trasposizione storica si sfilaccia tra cinema dei telefoni bianchi, figuranti in kimono e turbante, nerboruti eretici in assetto di bondage sadomaso, Carbonari, diplomatici e via strambando. Movimenti? Apprezzabili quelli di massa salvo che nella scena dell'autodafé; per i solisti ognuno si arrangi come può, chi bene e chi meno. Più che cadute di stile, latitanza del medesimo.

                A salvare la barca periclitante giungeva per buona sorte un Michele Mariotti alle soglie del congedo da quel teatro che durante un decennio l'ha fatto crescere di varie spanne, e viceversa. L'ex ragazzo prodigio pare ormai avviato a sfondare la barriera del belcanto in direzione del Wort-Ton-Drama postromantico: odoravano di Musorgskj le bombe dinamiche e le ruvide dissonanze in luoghi come "La pace dei sepolcri" o il terzetto Eboli-Carlo-Rodrigo nel second'atto. La vera regia l'ha fatta lui, dosando nell'arco lungo dei quattro atti della versione Milano 1884 le strategiche alternanze verdiane di pathos intimista e violenza, idillio e orrore metafisico. Senza perdere di vista il dettaglio e all'occorrenza concentrando la sua bacchetta laser su un singolo strumento concertante (clarinetto, violoncello).

                Don Carlo è partitura d'assieme che esige solisti di cartello in tutti i sei ruoli principali, e qui il materiale non mancava; semmai andava infrenato. Gagliarde voci maschili capaci di sfondare il tetto orchestrale quelle di Roberto Aronica (Don Carlo) e Luca Salsi (Rodrigo); un trio di bassi ricco di tecnica, meditate intenzioni di fraseggio, chiara dizione, quello formato da Dmitri Beloselskij (Filippo II), Luiz-Ottavio Faria (Inquisitore) e, non a sorpresa per chi lo conosce, Luca Tittoto (Frate). Nel reparto femminile: inatteso ma non sgradito chiasmo di colori fra Veronica Simeoni, sopraneggiante Eboli, e l'Elisabetta di Maria José Siri, più scura e intubata della tradizione. Comprimari registrati a dovere con un'unica eccezione che per degni rispetti si tace; coro e ballerini all'altezza dell'insieme. L'eroe della serata restava comunque Mariotti, cui il pubblico dedicava sediziosi battimani. Per lui ancora un Don Giovanni a dicembre, e poi san Petronio provveda al "suo" Comunale.

Fonte: Classic Voice luglio-Agosto 2018 

CARLO VITALI

Don Carlo Teatro Comunale Bologna