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La vita sta cambiando pelle

Don Carlo rivoluzionario conquista Salisburgo

IL DEBUTTO DOPO I TURBINOSI CAMBI DI INTERPRETI DURANTE LE PROVE DI LUGLIO, IERI L' EVENTO DEL FESTIVAL. TRA IL PUBBLICO ANCHE BIANCA JAGGER

Dieci minuti di applausi. Maazel: il cast che sognavo. Larin: sempre attuale il duello Chiesa potere Successo anche per la regia provocatoria di Wernicke. Nel ' 99, Ronconi con Don Giovanni. Ma l ' opera di Verdi affoga nella Spagna del Caudillo

IL DEBUTTO Dopo i turbinosi cambi di interpreti durante le prove di luglio, ieri l'evento del Festival. Tra il pubblico anche Bianca Jagger Don Carlo rivoluzionario conquista Salisburgo Dieci minuti di applausi. Maazel: il cast che sognavo. Larin: sempre attuale il duello Chiesa - potere Successo anche per la regia provocatoria di Wernicke.

Nel '99, Ronconi con Don Giovanni DA UNO DEI NOSTRI INVIATI "SALISBURGO grande successo per il "Don Carlo" di Verdi nella versione italiana in quattro atti, evento "clou" del Festival di Salisburgo, accolto ieri dal pubblico internazionale delle grande "prime", in testa Bianca Jagger, con dieci minuti di applausi. Solo qualche mormorio per la regia di Herbert Wernicke. Un "Don Carlo" che ha registrato il tutto esaurito da un mese, sul podio Lorin Maazel, direttore che centellina le prestazioni in campo operistico, ("Questo e' il "Don Carlo" con il cast che ho sempre desiderato. Ora dirigo solo a Salisburgo e a Monaco di Baviera"), regia di Wernicke, noto per gli allestimenti ritenuti "oltraggiosi" da molti. L'attesa opera ha regalato in luglio, a inizio prove, una sequela di colpi di scena. Samuel Ramey, che doveva interpretare il ruolo di Filippo II, ha fatto subito sapere che non avrebbe piu' cantato "per turbamenti emozionali dovuti ad un tormentato divorzio". E da, una girandola di cambiamenti: nel ruolo di Filippo II e' stato chiamato Rene' Pape, Sergej Larin e' diventato il nuovo Don Carlo al posto di Johan Botha che gli succede come Florestano nel "Fidelio" dall'11 agosto. Nuovo giallo il 17 luglio: Andrea Gruber, prevista Elisabetta, sostituita da Marina Mescheriakova e da Georgina Lukacs. "E' la prima volta che lavoro con Maazel, la seconda con Wernicke, dopo il "Boris" proprio qui a Salisburgo", racconta Sergej Larin, innamorato del ruolo di Don Carlo, "di rara profondita' psicologica". Cosa pensa della regia moderna di Wernicke? "Non cambia le idee di fondo dell'opera. Vuole da me sincerita', emozioni molto forti, sentimenti di oggi. Devo trattare Don Rodrigo, il mio grande amico, come un professore! C'e' una profonda ricerca del conflitto tra potere e Chiesa, attuale anche oggi". Unica italiana nel cast, Maria Costanza Nocentini, gia' Pamina nel "Flauto magico" di Muti alla Scala, e qui Tebaldo. "Un ruolo minuscolo, ma e' importante farsi conoscere a Salisburgo", dice il soprano trentenne, con una sorella violinista a Parigi. Sul Festival, fiorente nella vendita dei biglietti, non cessano le polemiche intorno a Gerard Mortier, il direttore artistico. Ora rischia di saltare il progetto per il 2000 di un'opera rock con David Bowie. "Per ora abbiamo due diversi concetti. Non intendo finanziare un semplice show", dichiara Mortier smorzando anche gli attacchi di Karl Schmell, politico liberale dell'opposizione, intento a non far rinnovare il suo contratto che scade nel 2001. E' stata annunciata intanto la prossima stagione. Le Salzburger Festspiele dell'estate 1999 comprenderanno fra l'altro, per la sezione operistico - teatrale, il "Doktor Faust" di Busoni (dirige Kent Nagano, regia di Peter Mussbach), "Les Boreades" di Rameau (Simon Rattle - Ursel e Karl - Ernst Herrmann); il "Don Giovanni" di Mozart con regia di Luca Ronconi e direzione musicale di Lorin Maazel, "La dannazione di Fausto" di Berlioz (Sylvain Cambreling - La Fura dels Baus), e la prima dell'"Azione Teatrale "R" di Berio (Cambreling - Claus Guth). E i Wiener Philharmoniker il 12 giugno 1999 si esibiranno sotto la Tour Eiffel per il centenario della morte di Johann Strauss figlio, sul podio Nikolaus Harnoncourt. Laura Dubini ----------------------------------------------------------------- IN PLATEA Ma l'opera di Verdi affoga nella Spagna del Caudillo DA UNO DEI NOSTRI INVATI SALISBURGO - Ecco le prime impressionmi, a sipario appena chiuso. Ci pare che il "Don Carlo", lo spettacolo piu' atteso del Festival, sia un clamoroso fallimento. La colpa maggiore va imputata al regista Herbert Wernicke, il quale inquadra la vicenda in geometrie bianche e nere degne di una sede congressuale del Soviet Supremo (con giganteschi punteruoli dorati che trafiggono in lungo e in largo la scena), e vi fa muovere una folla di personaggi ridicoli. Assistiamo a scene pazzesche: Don Carlo si trascina ginocchioni davanti a Elisabetta; la Principessa Eboli (che invece di essere la donna stupenda prevista nel dramma e' una povera "cecata", con la benda su un occhio) lancia la mandolina a una dama come fosse un pallone da rugby; la Regina di Spagna ha le scalmane come una "demi - mondaine" sempre sul punto di chiedere i sali alle sue compari (o meglio, in questo contesto, comari); le cortigiane reagiscono all'annuncio dell'arrivo del Re con la stessa attitudine delle mogli da vaudeville che strillano "Cielo, mio marito!"; il Grande Inquisitore si presenta in doppiopetto clergyman; alla fine, Carlo viene atterrato da due killer travestiti da cardinali. Ma il colmo dei colmi e' raggiunto nella scena dell'autodafe', con il popolo spagnuolo che alza il pugno e, fosse per Wernicke, invece di inneggiare al Re canterebbe l'"Internazionale", pressato dai militi della Falange franchista (i costumi sono infatti un fritto misto di epoche). Gli ambasciatori delle Fiandre hanno il Borsalino in testa e aprono le loro cartellette come esattori delle tasse, prima di venire arrestati non dai falangisti bensi' da un gruppo di fraticelli (buontemponi!); e cosi' via, con l'orrido costume del Marchese di Posa che, fra la camicia rossa e il cappello spagnolesco, sembra un incrocio tra Garibaldi e Zorro. Il maestro Lorin Maazel non doveva avallare un simile scempio. Peraltro, egli dirige i Wiener Philharmoniker con trasparenza cristallina (alternata a squassanti bordate delle percussioni), sicche' mancano al suo "Don Carlo", supremamente virtuosistico, le brume, le incertezze, le velature, i colori corruschi, le malinconie. La compagnia di canto e' di livello piuttosto basso: a Sergej Larin mancano, nella generica prestanza, le sfumature umbratili del carattere dell'Infante. Marina Mescheriakova non ha il prestigio di Elisabetta ne' una dizione accettabile. Carlos Alvarez e' un Posa innocuamente corretto, cosi' come Dolora Zajick (Eboli). Il migliore resta Rene' Pape quale Filippo II. Francesco M. Colombo

Dubini Laura, Colombo Francesco

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(8 agosto 1998) - Corriere della Sera