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La vita sta cambiando pelle

Don Umberto Cocconi: la San Cristoforo, il Carcere, gli ex detenuti e la Giustizia riparativa

Foto Luigi Boschi: Don Umberto Cocconi 12/03/2014

Incontri interviste con quelli della San Cristoforo (che compie 10 anni di attività; nasce nel luglio 2003 da due figure, una "paterna" Umberto Cocconi e una "materna" Liliana Marini), e si prefigge di aiutare concretamente persone giovani e adulti che vivono situazioni di difficoltà e instabilità, una Associazione di volontariato dedita alla condizione dei carcerati, al recupero e inserimento nella società di ex detenuti, dipendenti da droghe, alcol e gioco. "Ho scoperto facendo questo "mestiere" che cosa vuol dire gratuità. Qui si fanno le cose rimettendoci. A volte ti senti anche un servo inutile. Non si misura, infatti, il tuo impegno dai successi, ma fai quello che senti sia giusto fare senza venir meno alla tua responsabilità. Il volto dell'altro ci interpella in prima persona!"
Quando uno esce dal carcere, cosa fa? Dove va? Chi lo vuole? Attualmente La San Cristoforo segue 65 persone, 17 appartamenti.
La condizione carceraria è afflittiva non riabilitativa.
Il carcere di Parma, ad esempio, non è strutturato per fare attività, manca una politica del lavoro, ma non è facile attivarla.

Interviste audio di Luigi Boschi a Don Umberto Cocconi
Primo incontro;
Secondo incontro

Concetti del suo pensiero

Una grande medicina è sentirsi amati. Gli ultimi degli ultimi non hanno alle spalle nessuno!
Ci si dovrebbe orientare verso la Giustizia riparativa e risolveremmo molti disagi del carcere. Pagare facendo del bene. Bisogna aiutare a capire. La mediazione penale. Il carcere è l'ultima ratio.
Il carcere è indispensabile? 
La Legge a volte è forte con i deboli e debole con i forti.
Un progetto: ricostruire tutti insieme l'abazia di San Francesco del Prato per ritrovare un progetto comune che riunisca la città e in cui ogni persona si identifichi in qualcosa di importante a cui ha partecipato o ha dato il proprio contributo.

interviste incontri con ospiti e collaboratori della San Cristoforo

Antonio in carere si ammala, la macroglobulinemia di Waldenström è, come il mieloma multiplo, una neoplasia monoclonale caratterizzata dalla proliferazione di cellule B. Come il mieloma vi è la presenza nel midollo osseo di un infiltratoplasmacellulare e, nel plasma, la presenza di una componente M (M sta per monoclonale) dovuta alla iperproduzione di una gammaglobulina, che in questo caso appartiene alla classe IgM. A differenza di esso, tuttavia, mancano le lesioni osteolitiche e la manifestazione clinica preponderante è la sindrome da iperviscosità.

A causa delle analogie con il mieloma, per lungo tempo la macroglobulinemia di Waldenström è stata ritenuta una sua variante. Attualmente l'Organizzazione mondiale della sanità la classifica tra i linfomi a basso grado di malignità.[1]

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