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La vita sta cambiando pelle

E’ morto Ubaldi, un po’ di verità in mezzo a tanta compiacenza e ipocrisia politica

Elvio Ubaldi
E’ morto Elvio Ubaldi, ma non mi unirò al coro compiacente dei conformisti incapaci di verità, a partire dal Sindaco Pizzarotti, Bernazzoli &C. Contro la sua Amministrazione ho avuto momenti di scontro e dura protesta. Quanto avversò i miei progetti! "Luigi, -mi disse una volta Stefano Spagnoli- tu non sai quanti nemici hai in giunta!" Le sue legislature hanno purtroppo segnato negativamente gli anni migliori della mia vita professionale. Me ne sarei dovuto andare da Parma... ritornare a Milano, ma tra gli errori personali, commisi anche quello  di rimanere... le mie radici purtroppo mi hanno trattenuto... e sbagliai!.. questo era il mio destino, purtroppo. Non posso, quindi, non ricordare il suo operato con la mia abituale cruda franchezza. 
Certo l’uomo politico Ubaldi aveva uno spessore e una autorevolezza politica da altro pianeta rispetto al Sindaco attuale. Era un politico di razza, non uno eletto per interposta persona. " Si ricordi Pizzarotti -gli disse in uno dei primi consigli Comunali pentastellati- che lei ha solo il 19% di consenso!"
Favorito da una congiuntura favorevole, a Ubaldi riconosco inoltre l’abilità e capacità di aver saputo trovare e convogliare ingenti risorse economiche per la città, di aver utilizzato i finanziamenti europei per le opere infrastrutturali (marciapiedi, rotonde, piste ciclabili, come avvenuto in altre città),  di aver avuto proposte interessanti, peccato che i progetti poi spesso li sbagliasse nella loro realizzazione.  Così è stato per la Ghiaia, per la metropolitana leggera (o TRAM), che se invece di progettarla in sotterranea, bucando con la"talpa" la città, l’avesse voluta in gran parte in superficie, ora, forse, ce l’avremmo.

Aveva uno spirito modernista e decorativista di irrilevante tenuta storica. La sua elezione a Sindaco fu però un momento storico per la città. Il cambiamento portò all'inizio una certa nuova spinta energetica, ma in realtà vi fu un impoverimento che qualcuno scambia per ricchezza. "D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che essa dà a una tua domanda". (Italo Calvino)
Si potrebbe dire che "tutto è solo vanità". Dal triste lascito progettuale di Ubaldi, poi malauguratamente, nelle mani del suo delfino Vignali, ora si deve rivalutare l’amministrazione Lavagetto che ha saputo mantenere i valori storici della città ( ma l'abbattimento del Teatro Ducale fu però uno scempio), senza deturparla dalle pressioni immobiliariste o con ridicole e spesso costose imbellettature e con i conti del Comune a posto:  Ciò che è storto non si può raddrizzare e quel che manca non si può contare”.(Ecclesiaste)

Negli anni di legislatura Ubaldi, si sarebbe dovuto investire nella città digitale (Digitalcity) e non così, in modo unidirezionale, nella città cantiere... che io ho chiamato della "betoniera". Quelli erano gli anni in cui la PA avrebbe dovuto indicare il nuovo futuro, non certo con la cementificazione. Avremmo avuto oggi, anche nella crisi economica esistente, un altro punto di partenza e di visione, si sarebbe coltivato un altro tessuto sociale, con altre professioni e imprese, vi sarebbe un’altra società, con altre aspettative e, forse, un minor degrado a cui, inesorabilmente, assistiamo. Negli anni con i mezzi economici, insomma, non si è saputo investirli nella città delle conoscenze, per l’intelligenza collettiva e connettiva. E questo ha impoverito il tessuto sociale della città, imbellettata con i fiori sul ponte e nelle rotonde. Ma senza un vero progetto futuro di città. Perché non c'era! Se non un cartello dì affari. Non poteva esserlo quello demografico. La città avrebbe perso la sua identità, vivibilità, dolce piacere alla parmigiana.  Un contesto i cui equilibri stanno anche nella sua piccola, ma concentrata dimensione. E' una città monocentrica che si fonda sull'antico quadrato romano. Vi è il piacere di risiedervi, ma per il lavoro meglio andare altrove... dove sono finiti i suoi "generatori di ricchezza"
Ubaldi sapeva poi attorniarsi anche di incapaci e di persone prive di senso delle  istituzioni. Con lui iniziò la deriva del Comune con l’arrivo di consulenti e dirigenti che hanno depredato il Comune (vedi Frateschi, Costa, Gandolfi, tutti inquisiti) e sdoganate pratiche “disinvolte”, che con Vignali (suo delfino designato nel 2007) poi deflagrarono. Nepotismo e assunzioni clientelari tra Comune e partecipate avvenivano senza turbamenti. Spese pazze, ad esempio 445.000 euro di consulenze richieste dal Comune, ma pagate da SPIP (progetto Marketing Ambrosetti, Genius Loci, Sinerg & Tica, AT Kearney). Chi ha vissuto nel Comune o nelle partecipate lo sa come tirava l'aria. Con lui iniziò l’operazione truffa SPIP con Calestani, Borettini e Vignali. Conoscitore attento, com’era della “macchina burocratica”, Ubaldi non poteva non capire ciò che si stava compiendo. Poi le lettere di Patronage. Non eccelleva nella trasparenza amministrativa e agiva come se la città fosse sua. Qualcuno dice: “la sua fu una dittatura”.
Certo a lui va ascritto il merito di aver saputo essere, in un particolare momento storico, sintesi della città. Chi non lo assecondava, però, era emarginato. Incapace forse di un dialogo vero nelle diversità d’opinione, se non con la sua cerchia, capace di mediazione con i "poteri forti" della città, ma in pubblico, sapeva dare autorevolezza alla sua dialettica, anche nelle contraddizioni del suo agire (vedi sua intervista che gli feci nel 1998). Di politica si era sempre nutrito. Non si è reso conto, però, che proprio dalla sua Amministrazione iniziò il declino della città (in particolare con il 2° mandato). E ancor oggi i pesanti fardelli hanno una sua genesi… anche i 5S ne sono di fatto una sua conseguenza da lui definiti ora “una Giunta del niente”. Se avesse avuto un vero spirito civico di amore verso la città non si sarebbe candidato alle utime amministrative del 2012. Ha prevalso, invece, il suo protagonismo, così come in Bernazzoli la protervia di partito.
Iniziò a usare impropriamente e in modo gravemente diseducativo, piazzale della Pace come spazio fieristico (la Pace per i porci); nel 2003 il danno fu di 150/200 milioni di lire, al manto erboso da poco terminato dopo il lungo intervento di ripristino dell'area (progetto voluto e realizzato dall'Amministrazione di Stefano Lavagetto, unitamente all'Auditorium Paganini), fu pagato dal Consorzio e indirettamente dai cittadini, visti i contributi elargiti annualmente al Consorzio da parte del Ministero dell'Agricoltura.
A lui si deve “Parma capitale della musica” poi finita in liquidazione (nonostante l'ingente finanziamento di circa 10 milioni di euro in tre anni arrivato attraverso Lunardi); l’operazione OTR (orchestra del Teatro Regio srl di Pellegrini e Maghenzani – in liquidazione) con l’esclusione per molti anni dell’ orchestra Toscanini dal Teatro Regio e l’interruzione del progetto del Parco della Musica, non concedendo alla Toscanini la struttura per le prove, adiacente all’auditorium Paganini, edificio finanziato anche dalla Regione Emilia Romagna con 3.000.000.000 di lire proprio con questo preciso obiettivo.
Possiamo annoverare a lui la distruzione di qualche storica piazza (Boito, Picelli, Matteotti), di aver snaturato, in una revisione ambientale storica, il Parco Ducale, l’insensibilità al problema della prima casa per tutti,  le inutili, costose e ora sempre spente fontane,  (alcune pericolose- barriera Garibaldi- chiusa poco dopo l'inaugurazione), i ponti dello sperpero (ponte sud, un ponte a strallo, in curva, fuori scala nello skyline della città, appaltato a 14 miliardi di lire, ne costò alla fine 22/23 circa. Ne sarebbe bastato uno semplice, semplice che non avrebbe avuto quel costo costruttivo e di successiva manutenzione.  Con l’arrivo dell’EFSA si inventò il ponte a Nord (progetto di Vittorio Guasti ex vicesindaco e Senatore FI) che venne dopo quello dei cosiddetti scatoloni per l’idea di costruire abitazioni sopra il ponte del fiume (vietati!). Per protesta contro questa scelta urbanistica si dimise il consigliere comunale di Civiltà Parmigiana Matteo Curti.  Senza parlare dei sottopassi e sovrappassi bloccati dalle proteste dei cittadini. Il teatro dei dialetti fu un bagno di sangue e inutilità, visto che ora sta marcendo nell’abbandono per mancanza di risorse per terminarlo. Gli si deve imputare pure lo smembramento degli archivi del Teatro Regio e la collocazione alla Casa della Musica senza le adeguate soluzioni tecnologiche archivistiche e del personale preparato per la conservazione e la consultazione.
L’operazione sull’Ospedale vecchio, una struttura del 1200 lasciata alla decomposizione o a un inadeguato project financing. Anche qui intervento della Magistratura.  
Tra le opere riuscite della sua Amministrazione:
-la ristrutturazione, con i mezzi del centenario verdiano (portati dal Ministro Melandri), di Palazzo Cusani (ora Casa della Musica) e il Museo del suono;
- la ristrutturazione del Palazzo del Governatore.
Entrambi contenitori ancora in cerca di identità e senza vero contenuto.
-La chiusura dell’anello della tangenziale sud, opera che da anni aveva avuto strascichi anche giudiziari, spesso seguiti, ripresi e documentati da Fabrizio Castellini sulla “Voce di Parma”.
Anche il DUC (Direzionale Uffici Comunali - luogo di riorganizzazione logistica dei servizi comunali prima sparsi nella città) ebbe code giudiziarie e fu realizzato con un project financing molto dibattuto e controverso; non si realizzò, pare, nella trasparenza e nell’interesse dei cittadini. Qualcuno gli contestò, con un computo scrupoloso, l’elevato costo d’affitto dell’immobile riconosciuto all’impresa costruttrice Bonatti e la sconveniente operazione per i cittadini.

Anche di fronte alla morte, la verità di pensiero deve prevalere al conformismo compiacente che rende inutile ogni impegno per la giusta causa. Essere franchi e veri non è sempre facile. Ma non si può tradire se stessi. Facendolo si diviene ridicoli. Avevamo un diverso modo di vedere la città e la società. Mi dispiace non aver potuto contribuire con lui allo sviluppo della città digitale. Sono sicuro che ne avrebbe tratto un indiscusso merito storico e ne avrebbe apprezzato il risultato. Purtroppo "non si vede ciò che non si conosce o non si vuol conoscere".
In questa seppur mia dura analisi politica, non viene meno la mia vicinanza all'uomo che ha sofferto nella malattia, la riconoscenza (seppur in contrasto) per il suo impegno amministrativo e politico per Parma, il mio cordoglio verso la sua famiglia. (Parma, 3/10/2014)

Luigi Boschi


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concordo totalmente

splendido articolo in cui concordo totalmente su tutto ma in particolare sulla linea di fondo: onesta' sull'operato del sindaco e non compiacenza post mortem
bravissimo
raffaele