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La vita sta cambiando pelle

Emendamenti bocciati del gruppo pd e parma unita sul regolamento per le persone con disabilità dalla commissione welfare del Comune di Parma

Definita con la solita roboante retorica come rivoluzionaria, la “riforma” dei servizi ai disabili sin dalle prime presentazioni nel 2017 ha denotato la propria diversa natura: le rivoluzioni davano ai più deboli nuovi diritti e nuova dignità. Qui invece gli si mettono le mani in tasca e gli si fa pagare il conto. C’è una bella differenza. Infatti, ruota tutto attorno al concetto di compartecipazione, ossia un metodo per calcolare quanto il disabile dovrà corrispondere di tasca sua per accedere ai servizi. Non si tiene in debito conto di ciò che significa la disabilità sotto il profilo sociale e quali costi umani e ed economici siano già costretti a sopportare i diretti interessati e le famiglie. L’amministrazione sostiene che “più di tanto non si può fare”, i soldi non ci sono. E quindi? Pagate, arrangiatevi. Qualcuno della maggioranza si è addirittura permesso di dire che “la pacchia è finita” il che detto a proposito di persone con disabilità è inaccettabile e tradisce il senso ideologico che guida la oggi la politica del welfare del Comune di Parma. Che si tratti di una precisa scelta politica e non di una reale necessità economica, lo dimostrano le cifre: si parla di poche centinaia di migliaia di euro di contribuzione privata (che spalmate sui singoli utenti possono raggiungere, secondo le progressive possibilità di ciascuno, fino a circa mille euro al mese) quando il bilancio comunale chiude con avanzi milionari ogni anno. Possibile non si riescano a trovare? Si trovano eccome, ma per altre cose ritenute evidentemente più importanti. Il Comune ha attinto al fondo di riserva 150.000 euro che sono presumibilmente servite per pagare il festival Food & Gastronomy a giugno. Una scelta politica inequivocabile, quella di mettere davanti ai problemi delle persone fragili una abbuffata sotto i portici del grano peraltro pure di scarso successo.

Abbiamo presentato quattro emendamenti per correggere il possibile: nessuno accolto. Sostenevamo che deve essere il Comune a farsi carico delle spese, e le compartecipazioni dei privati dovrebbero restare residuali ed eventuali. Il contrario di ciò che vuole il Comune che invece vuole che a pagare siano gli utenti, poi se non ce ne è più, pagherà il Comune. Volevamo impedire che ciò che un disabile percepisce come indennità di accompagnamento o pensione di invalidità serva, quasi del tutto, a pagare i servizi, soprattutto i residenziali. Puntavamo al coinvolgimento della politica, cosa che l’assessorato al Welfare non ha voluto fare, convocando solo tre commissioni in un anno di continui tavoli con associazioni e familiari da cui si è scelto di escluderci. Chiedevamo un comitato di monitoraggio per verificare il funzionamento e formulare progettualità più innovative nell’ambito del progetto di vita, che pur positivo, riunisce strumenti già esistenti. Puntavamo a una equità basata sul principio di eguaglianza di cui all’art. 3 della costituzione che vuole la rimozione degli ostacoli economico sociali per lo sviluppo della persona umana, non certo la assunzione di altri ostacoli economici per i più fragili; considerando i dubbi sulla legittimità del computo reddituale che sembra in contrasto con le pronunce del Consiglio di Stato, potrebbe aprire la strada a contenziosi giudiziari. 

Vorremmo una città inclusiva e solidale, spiace che sia lontana dalla visione del Comune"

Daria Jacopozzi, Lorenzo Lavagetto Sandro Campanini, Fabrizio Pezzuto
(Per i gruppi pd e parma unita)

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