Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Ex stalle di Maria Luigia dove vivono gli invisibili

Un gruppo di rifugiati, scappati dalla Liberia, vivono in condizioni disumane nello stabile in rovina al Cornocchio. Senz'acqua, corrente elettrica e riscaldamento. Hanno i documenti ma non trovano lavoro, né un posto letto nei dormitori. "Aiutateci, raccontate come viviamo"

GUARDA LE FOTO DENTRO LO STABILE

"This place is for trash, not for human beings". Questo posto è per la spazzatura, non per gli esseri umani. Eric non parla bene l'italiano ma comprenderlo non è difficile. Basta guardarsi intorno, mentre ci mostra dove vive. Le parole non servono. In quell'edificio fatiscente da anni che un tempo ospitava le stalle di Maria Luigia, al Cornocchio, manca l'acqua, la corrente elettrica, il riscaldamento. 

Eric ci dorme insieme a qualche altro straniero che non sa dove andare. In tutto sono una quindicina, a volte venti. C'è chi resta per mesi, chi solo pochi giorni. Stipati in poche stanze, perché il resto dello stabile è marcio, in rovina. Hanno dovuto bloccare le scale con assi di legno per evitare che qualche nuovo arrivato avesse la malaugurata idea di salire al primo piano, rischiando di far crollare tutto. 

Non ci sono porte, non ci sono tende alle finestre. Solo qualche vecchio materasso e pile di coperte consumate. I muri sono anneriti: per non morire di freddo sono costretti ad accendere il fuoco. Un tempo si usavano le braci, loro lo appiccano con l'alcol. Accanto a questa stufa improvvisata, sul pavimento, ci sono padelle, qualche mestolo. "Quando c'è bel tempo cuciniamo fuori, ma ora piove", spiega Robinson, un altro inquilino, quasi giustificandosi. 

Solo in due hanno voglia di parlare, di raccontare cosa significa vivere come rifiuti di una società che non ha tempo per loro. Gli altri stanno in silenzio, seduti su quei letti rattoppati, senza lenzuola, senza cuscini. Guardano per terra, si vergognano di chiamare quel posto "casa". In ogni angolo ci sono cumuli di macerie. Non c'è neanche un bagno. "E' da due anni che provo a chiedere un posto letto alla Caritas - racconta Robinson, che con l'italiano se la cava - ma mi rispondono sempre di no. Secondo me non gli piace la gente nera, accolgono solo i bianchi".

In effetti, hanno tutti la pelle scura dentro le ex stalle di Maria Luigia, a parte un anziano filippino che sparisce subito in sella alla sua bicicletta. Ma non sono clandestini, sono rifugiati: "Siamo scappati dalla Liberia - dice Eric - dove sono rimaste le nostre famiglie. Abbiamo tutti dei figli". Quando gli chiedi l'età sorridono, non sanno contarla. Si ricordano solo il loro anno di nascita, che nella maggior parte dei casi risale alla fine degli anni Settanta. Sono poco più che trentenni questi giovani uomini. Hanno i documenti ma non trovano un impiego. "Riusciamo a lavorare solo ogni tanto. Un periodo - ricorda Robinson - c'era posto nei prosciuttifici ma ora neanche lì. Ora abbiamo fatto domanda al centro per l'impiego".

Se non sono produttivi nessuno li vuole intorno. I vicini si lamentano di questo stabile diroccato sul ciglio della strada, "frequentato da drogati", denunciano alcuni. Ogni tanto scoppia un incendio. Altre volte ci muore qualcuno dentro. Fa paura, nessuno ci si avvicina, come se fosse una casa infestata dai fantasmi. E come fantasmi vivono Eric, Robinson e gli altri africani del Cornocchio. Anime invisibili, ai margini della vita. "Help us". Aiutateci. "Raccontate in che stato viviamo. Anche noi siamo esseri umani".

Fonte Link parma.repubblica.it 


Sgombrate le ex stalle di Maria Luigia

La Polizia Municipale, in sinergia con i Carabinieri di Parma e in accordo con la proprietà (STT Holding), ha provveduto nei giorni scorsi a sgomberare le “stalline di Maria Luigia”, un edificio pericoloso e fatiscente, posto fra strada del Cornocchio e via Stallini. Le squadre operative hanno sgombrato i locali dagli occupanti e dalle loro masserizie accatastate all’interno dell’edificio, che è stato recintato e messo in sicurezza.Al momento del sopralluogo – diversi giorni fa - erano state identificate sul posto 23 persone di origine di Paesi dell’Africa e dell’Asia. Nell’operazione sono stati coinvolti anche la Caritas e il servizio welfare del Comune.


style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">