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La vita sta cambiando pelle

Fatta l’Italia e fatti gli italiani ecco chi cercò di fare gli europei

Libri Per tutti di Luca Clerici

FRANCESCO ERBANI

Fatta l’Italia, occorreva fare gli italiani. Ma, fatti gli italiani, occorreva che la loro cultura fosse adeguata a un paese che si affacciava sulla scena europea. E che tale cultura producesse eccellenze, ma soprattutto si distribuisse, fosse un lievito che omogeneamente innalzasse il livello medio delle conoscenze. Di questo sforzo racconta Luca Clerici in Libri per tutti. L’Italia della divulgazione dall’Unità al nuovo secolo (Laterza), un saggio che documenta quanto gli umori positivisti, ai quali l’autore aggiunge l’aggettivo “democratici”, abbiano spinto un gruppo di personalità appartenenti all’ambito scientifico, dell’editoria e del giornalismo a considerare il sapere come un repertorio che andava alimentato e aggiornato, ma anche trasmesso e condiviso.

Affinché ne beneficiassero la qualità del vivere e le competenze. Così che i nuovi italiani, compresi quelli appartenenti ai ceti più deboli, potessero orientarsi con una certa dimestichezza nel mondo che cambiava assai velocemente.
Fra i protagonisti di questo filone, avverte Clerici, professore di letteratura contemporanea a Milano, compaiono personaggi che godettero a fine Ottocento di notevole celebrità, celebrità che poi è andata scemando o si è confinata in recinti specialistici.
Anche perché il genere divulgativo, l’editoria popolare e di impostazione manualistica difficilmente hanno goduto di credito e di attenzione. Ed ecco dunque figure di altissima levatura scientifica, eppure accorte a modalità di comunicazione accessibili, come l’antropologo Paolo Mantegazza, il geologo Antonio Stoppani, i naturalisti Paolo Lioy e Michele Lessona, e poi un ingegnere, Giuseppe Colombo, un medico Luigi Mangiagalli. In questa galleria troviamo anche Luigi Bertelli, alias Vamba, e Luigi Vittorio Bertarelli. Quindi Ulrico Hoepli.
Bertarelli è l’inventore del Touring Club; Mantegazza l’autore di Il bene e il male. Libro per tutti,
Lessona di Volere e potere,
Stoppani di Bel Paese, Colombo di Il manuale dell’ingegnere. Vamba ha scritto Il giornalino di Gian Burrasca e Ciondolino. Mangiagalli è il fondatore della clinica milanese che porta il suo nome.
Pur allargando con altri nomi la platea di questi divulgatori, non è facile imbattersi in figure di formazione umanistica – ed è questo un altro dei motivi per cui i loro percorsi non hanno goduto di molta benevolenza storiografica.
Essi ereditavano una disposizione culturale di stampo illuminista, preoccupata di diffondere sapere partendo dalla convinzione che solo facendo crescere le conoscenze di base si sarebbe potuto costruire su di esse conoscenze ancor più aggiornate.
Nel Settecento sono le donne ad assumere un ruolo più definito nel modesto pubblico dei lettori: ne è testimone uno dei classici della divulgazione, Il Newtonianesimo per le dame di Francesco Algarotti (1737). Proseguendo in questa genealogia, s’incontra Carlo Cattaneo. Ma è poi con l’Unità d’Italia che le prospettive di diffusione dei saperi prendono corpo, pur dovendo oltrepassare la barriera ancora elevatissima dell’analfabetismo.
Sono tanti i punti condivisi. La formazione risorgimentale e la partecipazione, più o meno attiva, al processo unitario. La fiducia nella sperimentazione e nella verifica. La passione naturalistica, per esempio, che si muove fra il mondo vegetale e quello faunistico. E poi la geologia e altre discipline fisiche che formalizzavano proprio in quegli anni i propri statuti. Quindi le escursioni, i viaggi di formazione e le annotazioni che seguivano.
In comune c’è anche una certa, esibita noncuranza per il bello scrivere, per la prosa forbita, a vantaggio di un informazione concentrata sui fatti, che induce ad iscrivere questo genere più nella scrittura giornalistica che in quella letteraria. Così Bertarelli, il padre del Touring Club, raccontava la genesi di un suo articolo scritto in treno: «Consegnai perciò alla dattilografa un blocco molto male vergato colla stilografica, ma forse anche peggio concepito. Vogliano i soci considerare la sostanza delle cose qui esposte, più che la forma… ferroviaria». 9/2/2018
Il libro
Libri per tutti di Luca Clerici
(Laterza, pagg. 258, euro 24)

Fonte: repubblica - cultura

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