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Fotografia Europea 2018 a Parma, presso lo Csac: FIGURE CONTRO. FOTOGRAFIA DELLA DIFFERENZA

FIGURE CONTRO. FOTOGRAFIA DELLA DIFFERENZA

Francesca Avanzini

Oggi, 21 aprile, nell’ambito di Fotografia Europea 2018, dedicata quest’anno a “RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie”, apre allo CSAC di Parma, presso l’Abbazia di Valserena, che rimarrà fino al 30 Settembre, la mostra “Figure contro. Fotografia della differenza”. Non nel senso che ha dato il femminismo alla parola, ma come presa di distanza dal conformismo, da quello che un tempo si chiamava “il sistema”. “Abbiamo scelto autori”, spiega Cristina Casero, che insieme a Paolo Barbaro e Claudia Cavatorta ha curato la mostra, “che hanno puntato l’obiettivo su situazioni escluse dal racconto trionfalistico del boom economico (iniziato negli ’60, n.d.r.)”.

Perché sempre da lì si parte: quando si tratta di rivoluzioni, è giocoforza tornare al ’68 e dintorni, laboratori di ogni ribellione presente e futura, ancora fertili di suggestioni, come dimostra l’interesse non scolastico che, sempre nelle parole di Casero, hanno mostrato gli studenti in visita in anteprima alla mostra.

“L’esposizione è interamente realizzata con materiali appartenenti allo CSAC, ”continua la curatrice. ”E non si è trattato semplicemente di ‘tirare fuori dagli scaffali’, perché qui da noi il tema è sempre stato prioritario”.

Troviamo così esposto il rotolo di Mario Cresci, lunga striscia di foto concepita in origine per essere mostrata non in gallerie ma in luoghi altri, le foto, rigorosamente in bianco e nero, di travestiti di Bonora, di drogati e marginali –i “diversi” di sessantottesca memoria- di Uliano Lucas, con il pugno nello stomaco del drogato che si infila l’ago in vena, di contadini di Giuseppe Morandi, rimasti ai margini del  boom economico.  Dentro altri cassetti che, come è consuetudine dello CSAC, i visitatori tirano per scoprire le opere, si trovano gli scatti del manicomio di Carla Cerati, fatti nel 1969 in collaborazione con i coniugi Basaglia e parte di un progetto condiviso con Berengo Gardin, mentre alle pareti, sempre di Carla Cerati, sono appesi montaggi che alternano ritratti di donne in bianco e nero, scritte di luoghi comuni come ”le donne non si toccano neanche con un fiore,” “le donne non pensano”, o “Kinder, Küche, Kirche”, e coroncine di rose colorate simili a quelle degli album per bambini. Scaturisce con forza la discriminazione e l’ipocrisia di cui la donna  è tuttora oggetto. “Sono foto”, fa notare Casero”, che trascendono il genere e funzionerebbero bene in qualunque contesto, non solo femminista.” Sono, in poche parole, opere d’arte. Come succede per la scrittura, dove da tempo si è capito che non esiste scrittura femminile o maschile, ma semplicemente (buona) scrittura.

Tra coloro che usano l’obiettivo  per indagare e denunciare, Paola Mattioli, presente all’inaugurazione di persona e con “Immagini del no”. “È un progetto fotografico del 1974, che ruota intorno alla campagna del divorzio (quella cioè che ha preceduto il referendum sull’abrogazione della legge sul divorzio n.d.r.) realizzato a quattro mani con Anna Candiani, morta l’anno scorso. Già l’idea del ‘quattro mani’ è bella…” e indicativa dei tempi, si potrebbe aggiungere. “Le foto sono state esposte per la prima volta nel 1974 alla galleria ‘Il Diaframma’ di Milano. Era una galleria rotonda, ed erano esposte a strisce orizzontali. In quella centrale la sinistra extraparlamentare, sotto la sinistra istituzionale…L’allestimento era di Giovanni Anceschi, figlio del letterato Luciano, e sono state successivamente raccolte in un volume di Gianni Scheiwiller con una lunga introduzione di Arturo Carlo Quintavalle. Recentemente Martin Parr le ha scelte per il cofanetto “The protest Box”, che contiene i cinque libri di protesta più significativi di quegli anni.”

Sotto la statua equestre di Garibaldi nel mezzo di una piazza, spicca la scritta a vernice nera“Garibaldi dice no”. Altre immagini di no  e di protesta compaiono in vari luoghi civici.

Mattioli rifugge dal reportage per concentrarsi su dettagli, a volte anche ironici, o su protagonisti maschili e femminili che suggeriscono l’evento, più che ritrarlo di petto, cogliendone lo spirito.

Una mostra sulla vitalità, la passione (a volte compassione) civica che ancora irradia dalle immagini di un recente passato, capace forse di scuotere qualche coscienza troppo tecnologicamente conforme ma, si spera, solo addormentata e non completamente estinta. Visibile fino al 30 settembre. (Parma, 21/04/2018)

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