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Graziosi, dov'è il piano industriale del Teatro Regio di Torino?

Teatro Regio di Torino

Enrico Votio Del Refettiero

Teatro Regio di Torino: tra ipocrisia e pressapochismo, ora ci vuole il “piano industriale”

La vicenda del Teatro Regio di Torino è ormai la prova provata di quanto giusta sia la definizione che qualche tempo fa Philippe Daverio diede dell’Italia: “Ormai è una repubblica fondata sull’ipocrisia e sul pressapochismo”. Dal Maggio scorso, il Teatro Regio di Torino, è guidato da un nuovo sovrintendente, William Graziosi, grazie al quale il teatro ha perso un direttore musicale di fama internazionale (Gianandrea Noseda, che al posto di inaugurare il Teatro Regio la scorsa settimana dirigeva il War Requiem di Britten con il Concertgebouw di Amsterdam e che dalla stagione 2021/22 approderà alle più tranquille sponde dell’Opernhaus di Zurigo) e un direttore artistico di grande qualità ed esperienza (Gaston Fournier, un passato tra Maggio Musicale Fiorentino, Accademia di Santa Cecilia e Teatro alla Scala).

Gli eventi che hanno portato a questo avvicendamento sono stati oggetto di un’analisi molto accurata e puntuale di Luigi Boschi [LINK], alla quale rimando tutti coloro che siano davvero interessati a conoscere la verità. Dopo cinque mesi e molti astrusi proclami, si scopre che il Teatro Regio non solo ha un deficit ancora aperto per il 2018 di oltre tre milioni di Euro, ma anche che per l’anno in corso il contributo del FUS sarà di 2 milioni di Euro inferiore a quanto ricevuto nel 2017 (anno in cui il Teatro aveva ricevuto – va sottolineato – un contributo straordinario di 1.8 milioni di Euro): il risultato è che per la chiusura del bilancio dell’anno in corso, e siamo a metà Ottobre quindi a un mese e mezzo dalla fine dell’esercizio, mancano ben 5 milioni di Euro a raggiungere il pareggio. Rimando alla dettagliata analisi economica sulla vicenda che il coraggioso Gabriele Ferraris ha svolto sul suo preziosissimo blog “Gabo su Torino” il 7 Ottobre scorso (http://gabosutorino.blogspot.com/2018/10/regio-i-dati-per-capire-lo-scaribarile.html) e va detto che costui è l’unico che a Torino abbia l’ardire di dire pane al pane e vino al vino…

Dopo il viaggio infruttuoso della sindaca Chiara Appendino e del Sovrintendente Graziosi a Roma per chiedere aiuto al Ministro della Cultura – in teoria amico – abbiamo appreso che un sostegno sarà dato solo in presenza di un credibile piano industriale: per produrre il quale il Sovrintendente (ma non era l’uomo del “teatro-azienda”?!?) ha però bisogno della collaborazione dell’esperto di turno, il Professor Guido Guerzoni, Docente presso la SDA Bocconi e ricercatore confermato di Storia economica (come da suo profilo che potete consultare al link http://faculty.unibocconi.it/guidoguerzoni). Il quale ovviamente dovrà essere pagato, come i vari consulenti che il signor Graziosi ha sentito di dover chiamare al capezzale del teatro ammalato da una regione – la Marche – notoriamente all’avanguardia per le strategie di gestione delle imprese culturali. A nessuno è venuto in mente di dire, fuorché al dipendente del Teatro Regio che ha letto nell’imbarazzo generale una lettera aperta al pubblico della prima dell’11 Ottobre scorso, che forse sarebbe bastato che lo Stato Italiano, nelle sue varie articolazioni (Comune e Regione), avesse pagato per tempo i contributi stanziati e deliberati per il Teatro Regio, che invece tardano mediamente due anni per arrivare nelle casse del teatro, quando non sono stati liquidati in immobili anziché in danaro, come il Comune guidato dal Sindaco Piero Fassino ha fatto per tre anni di seguito: tutto questo ha generato una mole di interessi passivi a vantaggio delle banche che quei contributi hanno dovuto anticipare e mica a gratis, che nel corso degli anni ha causato un esborso di – guarda caso – oltre tre milioni di Euro. Ipocrisia e pressapochismo, con i quali non si rilancia la lirica italiana ne’ si risanano i bilanci di un teatro peraltro sano.

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