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La vita sta cambiando pelle

I cellulari provocano i tumori? La storia infinita: ora uno studio trova un legame (nei ratti)

Si tratta dei risultati preliminari di una ricerca americana costata 25 milioni di dollari. durata due anni. Solo pochi giorni fa uno studio australiano aveva affermato l’opposto

di Cristina Marrone

È di appena qualche giorno fa la pubblicazione di un vasto studio australiano che per 30 anni ha monitorato la popolazione e ha concluso che non ci sono dimostrazioni certe dell’esistenza di un «legame pericoloso» tra cancro al cervello e telefoni cellulari. Ora però un altro studio, in fase preliminare e condotto solo sui topi, afferma l’opposto: l’esposizione alle radiofrequenze tipiche dei cellulari aumenta i casi di tumore nei ratti maschi. A dirlo è un maxi studio durato due anni del National Toxicology Program statunitense, secondo cui gli aumenti, piccoli ma statisticamente significativi, riguardano i gliomi, un tipo di tumore al cervello abbastanza diffuso, e Schwannomi (detti anche neurinomi, tumori benigni) gli stessi riscontrati da alcuni studio epidemiologici sull’uomo.

Il test sui roditori

Lo studio è stato condotto su oltre 2500 ratti e topi esposti a varie quantità di radiofrequenze (Gsm, 900MHz, 1900 MHz ecc) in 21 camere progettate appositamente. Gli animali sono stati esposti alle frequenze per 18 ore (10 minuti di pausa alternati a 10 minuti di radiazione per un totale quindi di nove ore effettive). Lo studio è costato 25 milioni di dollari e si tratta di uno dei più vasti mai condotti sugli effetti dei cellulare sulla salute, anche se, è da sottolineare, gli effetti biologici osservati su animali non necessariamente si applicano agli esseri umani. Secondo i primi dati preliminari le onde Gsm hanno provocato una bassa incidenza, fino al 3,3%, di gliomi cerebrali maligni in tutti i gruppi di ratti maschi. L’incremento dei tumori è stato nettamente inferiore nei ratti femmina.

L’anno prossimo il rapporto completo

La decisione di pubblicare i risultati preliminari dello studio sui ratti è venuta dopo che un sito americano, Microwave news, ha pubblicato i risultati, mentre il rapporto completo, che è stato controllato e verificato da autorità indipendenti, sarà pubblicato l’anno prossimo e per ora i ricercatori non hanno voluto anticipare niente altro. «Lo studio ha trovato una bassa incidenza di gliomi maligni nel cervello e schwannomi nei ratti maschi esposti - scrivono i ricercatori -. Dato l’ampio uso a tutte le età delle tecnologie per la comunicazione mobile anche un piccolo aumento che dovesse risultare dall’esposizione potrebbe avere grandi implicazioni per la salute pubblica».

Un tema dibattuto

Il tema del legame fra cellulari e tumori è molto dibattuto e se ne parla dagli anni Novanta. L’Oms ha classificato le radiofrequenze nel gruppo 2b dei «possibili cancerogeni», ma diverse ricerche epidemiologiche, l’ultima, come scritto, pubblicata pochi giorni fa, e condotta in Australia, hanno escluso connessioni. Anche nel 2010 i telefonini erano stati assolti «per mancanza di prove» da un’ampia indagine condotta dall’Agenzia internazionale per la Ricerca sul cancro (lo Iarc di Lione) che un anno dopo però aveva fatto un parziale dietrofront, quando un gruppo di 34 esperti al termine di una revisione degli studi sul tema aveva definito i campi elettromagnetici come «possibilmente carcinogeni», concludendo che le radiofrequenze dei telefonini e di altri apparati di comunicazioni wireless «potrebbero causare il cancro negli essere umani». Adesso però, dopo questo nuovo studio, secondo l’ex coordinatore dello studio del National Toxicology Program, Ron Melnick, citato dal Wall Street Journal, l’idea che le radiazioni dei dispositivi mobili non siano rischiose va accantonata «definitivamente». Non si può ancora sapere in base ai risultati, ancora preliminari, se cambieranno le raccomandazioni sull’utilizzo dei cellulari. Attualmente, le norme si concentrano sugli effetti di riscaldamento indotti dalle radiofrequenze, come per i forni a microonde.

27 maggio 2016 (modifica il 28 maggio 2016

Fonte Link corriere.it

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