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I FURBETTI DELL'ISEE (Ingiustizia Sociale Economica Evidente)

ricorrendo ancora una volta al trucco della matrioska (quello di infilare di soppiatto emendamenti all'interno di leggi o atti aventi forza di legge in dirittura di approvazione, giusto per evitare il confronto parlamentare) il Governo ha introdotto le sue "personali" modifiche al DPCM sull'ISEE come aveva imposto il Consiglio di Stato con le sue sentenze di febbraio. Ebbene tali modifiche personalizzate, se saranno approvate, coincidono soltanto per una metà con quanto stabilito dal Consiglio di Stato e per un'altra metà se ne fanno beffa introducendo addirittura novità peggiorative per i richiedenti le prestazioni.

I FURBETTI DELL'ISEE NON SI NASCONDONO TRA GLI ANZIANI E I DISABILI MA SONO NEL GOVERNO, NELLA MAGGIORANZA POLITICA CHE LO SOSTIENE E NEI SINDACATI.

di Raffaele Zinelli - Presidente associazione CartaCanta onlus

In Italia non soltanto persiste una casta politica inamovibile, particolarmente predisposta a delinquere e sfrontatamente ricca di privilegi oltre che didiritti acquisiti”, ovviamente già tutti cancellati ai comuni cittadini, ma perdura anche una casta sindacale nascosta dentro le più note sigle confederali che svolgono ufficialmente un'attività di tutela e di assistenza dei lavoratori ma risultano anche intestatarie di attività economiche e finanziarie sovvenzionate dai lavoratori e dallo Stato, sigle che però non amano fornire ai cittadini qualsiasi tipo di rendicontazione economica e patrimoniale di queste loro attività, e tanto meno spiegare per alcune i loro legami serrati e oscuri con i grandi gruppi industriali e finanziari espressione malsana di un certo mondo cooperativo.

A questa seconda casta va non solo la colpa di essersi ritagliata numerosi privilegi, sia di bottega (come l'aver aumentato a dismisura il numero dei lavoratori in distacco sindacale o in aspettativa a spese dello Stato, delle imprese o delle diverse gestioni previdenziali dei lavoratori, prova ne è il non aver battuto ciglio all'annuncio del Governo del loro dimezzamento) che personali (i sindacalisti percepiscono una pensione più ricca del 27% rispetto ai lavoratori da loro “tutelati” potendo cumulare la contribuzione figurativa del lavoro in aspettativa a quella dell'impegno nel sindacato), ma anche la responsabilità di aver promosso o coperto a partire dagli anni '70 alcune delle più gravi e costose iniquità, a cominciare dalle baby pensioni volute per “fare posto ai giovani” (costo attualizzato 150miliardi di euro) e dalla legge Mosca che ha permesso a circa 37mila persone tra cui l'ex Re Giorgio e a circa 14mila sindacalisti (9.368 della CGIL, 3.042 della CISL e 1.385 della UIL, compresi gli ex segretari generali Ottaviano Del Turco, Pierre Carniti, Sergio D'Antoni, Antonio Pizzinato e Bruno Trentin) di arrotondare con contributi figurativi a carico dello Stato, e quindi dei cittadini, le loro già profumate e onorevoli pensioni (costo attualizzato 17miliardi di euro), per arrivare all'ISEE che alla sua prima introduzione (decreto legislativo n. 109/98) è stato boicottato dalla triplice sindacale per il riferimento alla situazione economica del solo beneficiario e non anche a quella dei suoi famigliari e poi invece dalla triplice osannato nella nuova stesura (DPCM 159/2013) che per la determinazione della contribuzione degli anziani e di molti disabili al costo delle prestazioni residenziali faceva riferimento alle situazione reddituale e patrimoniale del loro nucleo famigliare (inclusi i figli non conviventi), comprendeva tutti i trattamenti indennitari percepiti dall'assistito in ragione della sua infermità e pure la prima casa stabilendo infine franchigie non corrispondenti alle spese realmente sostenute dal nucleo per la sua cura.

Di quest'ultima preferenza della casta ne abbiamo fornito le prove in diverse occasioni pubblicando sia la modifica dell'articolo 49 della Legge regionale n. 2/2003 sulla compartecipazione al costo dei servizi che il protocollo d'intesa con la Regione Emilia-Romagna siglato il 21 dicembre 2009 dai quali si evince il loro essere state precorritrici delle peggiori nefandezze contenute nell'ultimo DPCM sull'ISEE e solo in parte cancellate dal Consiglio di Stato con le note sentenze del febbraio scorso.

E fin qui si potrebbe biblicamente dire “nihil sub sole novum”, che non v'è nulla di nuovo sotto il sole.

Premesso ancora una volta che all'interno dei partiti e dei sindacati sopravvivono ancora, seppure coabitanti con i mascalzoni, minoranze che testimoniano l'importanza dell'esistenza delle formazioni politiche e sociali a salvaguardia della democrazia e che un cambiamento serio imporrebbe loro di procedere ad una totale rifondazione necessariamente preceduta da un'opera di radicale pulizia interna, adesso abbiamo imparato a nostre spese che per far passare velocemente e inosservate in parlamento le sue decisioni più deleterie il Governo ha pensato al trucco della matrioska e quindi di trasformarle in emendamenti da infilare astutamente in leggi o atti aventi forza di legge dagli argomenti del tutto diversi ma tuttavia con il pregio di essere già in cammino e vicini alla loro entrata in vigore. Così ad esempio è stato per “le trivelle” il cui emendamento è stato infilato nottetempo tra il 12 e il 13 dicembre 2014 nella legge di stabilità 2015 in votazione al Senato.

Adesso, di nuovo grazie al Collettivo Nazionale dei ricorrenti contro il nuovo ISEE, e non ai sindacati, siamo venuti a conoscenza che durante la seduta del 3 maggio della VII° Commissione del Senato che discuteva della legge di conversione del DL 42/2016 recante “disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e delle ricerca(!) è spuntato un emendamento governativo finalizzato ad apportare al DPCM sull'ISEE parte delle modifiche stabilite dal Consiglio di Stato. E qui arriviamo alla presa per i fondelli dei cittadini e dello stesso Consiglio di Stato.

Infatti con l'emendamento il Governo non ha provveduto, come sarebbe stato lecito aspettarsi, a recepire entrambe le modifiche decise dal Consiglio di Stato (esclusione delle provvidenze dal calcolo dell'ISEE e franchigie ai livelli più alti) ma, dopo aver vergognosamente tergiversato fino ad oggi, ha deciso di recepirne soltanto la prima e di sostituire la seconda con una modifica, non contemplata dal Consiglio, che peggiora perfino l'ISEE attuale e che pertanto sarà motivo di nuovi ricorsi alla giustizia amministrativa oltre che, nell'immediato, destinata ad aumentare il guazzabuglio di certificazioni ISEE dovendo considerare quelle già determinate tra gennaio e febbraio secondo il decreto iniziale, quelle post sentenze già corrette dall'INPS e quelle che verranno rilasciate per l'appunto a seguito dell'emendamento governativo.

Nel dettaglio, l'emendamento, ritenuto dal Governo un provvedimento temporaneo (“nelle more dell'adozione delle modifiche al regolamento”, si legge in premessa) e che grazie alla matrioska del DL “scuola” entrerà probabilmente in vigore già dal mese prossimo per poi essere sostituito con uno specifico provvedimento da attendersi entro la fine dell'anno, prevede da un lato di modificare il DPCM 159/2013 sull'ISEE nella parte in cui il Consiglio di Stato ha stabilito di escludere dal computo del “reddito disponibile” i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari percepiti in ragione della condizione di disabilità e dall'altro però ignora la sua censura sulle franchigie differenziate tra disabili e non autosufficienti maggiorenni e minorenni (da risolvere per i giudici con l'attribuzione anche ai maggiorenni delle franchigie più elevate previste per i minorenni) e interviene cancellando tutte le franchigie e sostituendole con una maggiorazione dello 0,50 della scala di equivalenza per ogni soggetto disabile o non autosufficiente presente nel nucleo.

Come valutare la scelta del Governo? Alle considerazioni già esposte possiamo aggiungerne una di natura giuridica anticipata dal Collettivo Nazionale dei ricorrenti e che in prospettiva può risultare molto importante: le sentenze dei tribunali amministrativi sono autoapplicative. Di conseguenza il DPCM 159/2013 sull'ISEE in quanto atto amministrativo e non legge primaria era assolutamente riformabile dal Consiglio di Stato e pertanto ignorando parte della sua sentenza il Governo si è reso responsabile di un reato. A questo va aggiunto il continuo ricorso del Governo alla decretazione d'urgenza in violazione dell'articolo 77 della Costituzione e sulla quale la Corte Costituzionale è già intervenuta (sentenza n. 360/96) ponendo severe restrizioni all'uso da parte del Governo del decreto legge quale strumento normativo perché con la scusa della “necessità e urgenza” (nel caso delle modifiche all'ISEE totalmente inesistenti risalendo le sentenze di condanna del TAR Lazio, immediatamente applicative ma del tutto ignorate dal Governo, al febbraio dello scorso anno) tende ad esautorare il ruolo del Parlamento, attribuendo di fatto all'esecutivo il potere legislativo ordinario riservato invece al Parlamento.

Infine va ricordato che la situazione economica dei nuclei famigliari calcolata con lo strumento dell'ISEE, sia il precedente definito con i decreti legislativi 109/98 e 130/2000 che la versione attuale contenuta nel DPCM 159/2013, è di tipo convenzionale e non corrispondente alla realtà delle famiglie. Questo perché l'ISEE è frutto di insipienti alchimie tra la somma di pesi sempre più forti (redditi e patrimoni, con il valore della prima casa aumentato del 60%) e di contrappesi sempre più leggeri (ora con l'emendamento governativo ci saranno zero franchigie e una nuova scala di equivalenza che agendo sul monte redditi/patrimoni risulta ancora più premiante per chi dispone di risorse più elevate), alchimie che escludono gli incapienti dalla possibilità di detrarre le spese sanitarie e che non tengono conto degli effettivi costi e disagi sopportati dagli anziani, dai disabili e dalle loro famiglie per vedersi riconosciuta un'assistenza adeguata e dignitosa come peraltro previsto dalla Costituzione, dalla normativa nazionale, dai trattati internazionali e dall'ONU.

In queste alchimie si riflettono gli interessi di partiti, sindacati e pure di lobby dei disabili, i primi due impegnati a garantire a tutti i costi la “sostenibilità economica” per i Comuni e le Regioni (che pure non trascurano di aumentare le loro addizionali nonostante la pressione fiscale sia al 43,3%, ben quattro punti oltre la media europea) attraverso un forte aumento della compartecipazione alla spesa delle prestazioni da parte degli utenti e le lobby dei disabili tutte protese ad ottenere vantaggi per i soli disabili a scapito degli anziani e che infatti dopo un “percorso partecipato” con l'ex viceministro Maria Cecilia Guerra hanno scritto vigliaccamente per bocca del presidente della FISH: distinguere tra anziani e disabili (battaglia vinta).

Perché così è l'ISEE disegnato dai veri furbetti, un'Ingiustizia Sociale Economica Evidente.

DOCUMENTO PDF PROPOSTA DI MODIFICA AL SENATO 

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