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I MATRIMONI TRA CONSANGUINEI

Prof.Antonio Moroni

I MATRIMONI TRA CONSANGUINEI

Struttura, evoluzione, conseguenze genetiche sui discendenti e

 aspetti socio economici dei matrimoni tra parenti 

 

1 la consanguineità UMANA: UN IDICATORE DEL CAMBIAMENTO CULTURALE

 

2 La consanguineità umana:

2.1 Alcuni concetti di base relativi alla consanguineità umana

3 I matrimoni tra parenti NELLA CHIESA CATTOLICA 

4 Evoluzione storica dell’impedimento di consanguineità NELLA CHIESA CATTOLICA

5 L’albero di consanguineità per il computo dei gradi di parentela

6 L’impedimento di consanguineità

6.1 Lineamenti di storia

6.2 Le cause della dispensa per il matrimonio tra parenti nella Chiesa Cattolica

7 La storia della consanguineità umana in Italia ANALIZZATI per mezzo dei dati tratti dalle dispense ecclesiastiche DEPOSITATE NEGLI archivi della Chiesa Cattolica

 

7.1 Gli Archivi dei matrimoni consanguinei in Italia

7.2 Gli archivi cattolici dei matrimoni tra parenti

7.2.1 L’iter per la dispensa di consanguineità: registri parrocchiali; registri della Curia Vescovile e registri del Vaticano (Fig. 3)

7.2.2 Un cenno su completezza e attendibilità delle fonti ecclesiastiche e civili di dati sui matrimoni tra parenti.

7.3 Studi sulla consanguineità in Italia attraverso l’analisi delle dispense  di matrimonio tra parenti contenute negli Archivi ecclesiastici

7.3.1 Materiali e metodi della ricerca

7.3.2 Struttura ed evoluzione della consanguineità in Italia nel periodo 1911-1965

7.3.3 I matrimoni tra parenti nei secoli anteriori al sec. XX

 

7.3.4 I matrimoni tra parenti nella Diocesi di Parma nel periodo 1925-1989: la scomparsa delle unioni tra consanguinei (Fig.6)

 

8 Ricerche compiute con i dati tratti dalle dispense ecclesiastiche sulla consanguineità

8.1 Valutazione da un punto di vista genetico della legislazione canonica sulla consanguineità

8.2 Consanguineità e struttura genetica delle popolazioni umane

8.3 Dal matrimonio consanguineo dei genitori possono pervenire: morbilità, invalidità dei figli, sterilità della coppia e mortalità dei figli.

9 I matrimoni consanguinei nel quadro dei mutamenti culturali dell’ambiente umano.

9.1 Rapporto biologia e cultura nell’ambiente umano

9.2 Il matrimonio come spazio dell’interazione tra biologia e cultura umana: la transizione demografica.

10 Una Conclusione

 

Struttura, evoluzione, conseguenze genetiche sui discendenti e aspetti socio economici dei matrimoni tra parenti 

1 la consanguineità UMANA: UN IDICATORE DEL CAMBIAMENTO CULTURALE 

Da epoche remote il fatto dei matrimoni tra parenti ha suscitato l’interesse di antropologi, di economisti, di amministrazioni pubbliche, di istituzioni religiose, e più di recente, di genetisti, di sociologi, di demografi e di una opinione pubblica che in alcune occasioni se ne è sentita coinvolta. Questa attenzione è stato causata dalla complessità dei fattori che il matrimonio tra consanguinei ha messo in gioco da un punto di vista biologico e sanitario, dell’evoluzione demografica, della struttura della società e di quelle tendenze economiche che hanno portato alla scomparsa della civiltà rurale. Al punto che l’evoluzione del numero delle unioni consanguinee e della struttura di esse nel tempo, dimostra che anche questo fenomeno biooculturale, come altri dello stesso indirizzo riveste quel carattere effimero che sta diventando via via più evidente anche in rapporto all’evoluzione più veloce di alcuni fattori della cultura umana e, negli ultimi anni, della stessa struttura dell’istituto matrimoniale. In sostanza il fattore matrimonio tra parenti, potrebbe essere assunto come un significativo indicatore del passaggio tra la cultura della civiltà rurale ad una cultura moderna e postmoderna che, nel quadro della globalizzazione, ha profondamente marcato il cambiamento del rapporto tra esseri umani e ambiente.

2 La consanguineità umana:

2.1 Alcuni concetti di base relativi alla consanguineità umana

La determinazione dei matrimoni tra parenti coinvolge tre concetti di fondo: lo stipite, il grado, la linea: (Tab.1)

-lo stipite è la persona o la coppia (consanguineità semplice) o le coppie (consanguineità molteplice) da cui hanno origine i consanguinei;

-il grado è la misura della distanza tra consanguinei;

-la linea è la serie naturale delle persone che derivano dallo stesso stipite. Linea retta è la serie delle persone che discendono l’una dall’altra per generazione. Linea collaterale è la serie delle persone che hanno tutte uno stipite comune, pur non discendendo dalle altre per generazione.[1]

 

3 I matrimoni tra parenti NELLA CHIESA CATTOLICA 

La Chiesa Cattolica si è interessata ai matrimoni tra parenti fin quasi dai suoi inizi, promovendo una legislazione specifica ed attribuendo particolare attenzione alla custodia della memoria storica delle dispense di consanguineità. In tal modo gli Archivi ecclesiastici rappresentano , assieme ai registri di famiglia giapponese (Koseki), l’unica fonte che ha permesso fino a pochi anni fa di analizzare strutture ed evoluzioni delle unioni tra parenti e di quantizzare le conseguenze di essi sulla struttura genetica delle popolazioni umane, su morbilità, invalidità e mortalità dei figli di matrimoni consanguinei come anche per dare una spiegazione al rapporto tra evoluzione della consanguineità umana e condizioni sociali ed economiche delle popolazioni occidentali.[2]

Negli anni ’60-’70 un infittirsi di episodi ha evidenziato lo stato di grave compromissione della qualità dell’ambiente naturale ed umano ed ha favorito la scoperta della realtà dell’ambiente da parte di un numero sempre crescente di cittadini e la necessità di occuparsi dei drammi provocati da interventi malaccorti. Un cambiamento profondo nell’istituto del matrimonio è stato avviato in Italia con l’introduzione del divorzio, con il fatto che ai figli può essere attribuito il cognome del padre o quello della madre, l’aumento delle coppie di fatto ecc: tutti aspetti che rendono più problematico il rilevamento attuale delle unioni tra consanguinei, fattore che era significativamente analizzabile nel quadro dell’unità della famiglia rurale.

L’adattamento a questo complesso sistema di sollecitazioni, viene affrontato dalle popolazioni umane attraverso meccanismi biologici e strumenti culturali.

Sul matrimonio, un contratto sancito dalla libera scelta dei due coniugi, incide un gruppo numeroso di fattori biologici e culturali che operano nell’ecosistema umano. L’eredità biologica e socioculturale, interagendo con l’ambiente, influisce attraverso il tipo di scelta del coniuge sull’evoluzione umana. Matrimoni preferenziali possono in qualche misura limitare lo scambio casuale dei geni (panmissia), e quindi, recare alterazioni ad essa.(Moroni A. 1969)[3] E’ il caso dei matrimoni tra consanguinei.

Questa influenza “negativa” della consanguineità sul pool dei geni delle popolazioni umane si è venuta gradualmente restringendo a causa di una crescente caduta del numero di unioni consanguinee, soprattutto di cugini primi a iniziare dalla metà del sec XX fino alla quasi completa scomparsa di essi in Italia e nei Paesi industrializzati. (Cavalli Sforza LL 1966)[4]

Nel corso dell’era cristiana l’istituto giuridico della dispensa ecclesiastica per celebrare un matrimonio tra consanguinei ha costituito in qualche misura un fattore che ha contribuito alla formazione di una coscienza avversa a questo tipo di unioni.

In Italia la documentazione delle dispense canoniche, custodita in archivi parrocchiali, vescovili e vaticani, permette di studiare la struttura genetica delle popolazioni e la comparsa e l’evolversi di alcune significative malattie ereditarie, oltre a costituire un marcatore dei cambiamenti della struttura della società del mondo occidentale.

 

4 Evoluzione storica dell’impedimento di consanguineità NELLA CHIESA CATTOLICA

La Chiesa Cattolica si è interessata al problema dei matrimoni tra consanguinei già dai primi tempi della sua fondazione.

All’inizio della sua diffusione essa si è trovata a contatto con la legislazione ebraica e romana in proposito e pare abbia considerato accettabili ambedue i sistemi. (Fleury, J. 1933)[5]

Le proibizioni giudaiche formavano parte della legislazione sinaitica ed erano state imposte al popolo ebraico sotto gravi sanzioni. (Burrows, M 1938)[6] [7]  (Fig.1)

Secondo il diritto romano erano proibiti tutti i matrimoni in linea retta, e pare che in un primo tempo la legislazione matrimoniale romana fosse congegnata in modo da costringere all’esogamia.

In seguito la normativa abbassò gradualmente il grado dell’impedimento di consanguineità tanto da arrivare a permettere il matrimonio tra cugini primi.

La Chiesa Cattolica ha adottato in un primo tempo gli impedimenti sanciti dalle leggi romane ed ebraiche. In seguito ha proibito tutti i matrimoni tra congiunti fino ai cugini sesti.

Ci si potrebbe chiedere come mai la Chiesa avesse fissato in un primo tempo l’impedimento dirimente di consanguineità al IV grado (cugini III), poi l’avesse esteso fino al VII grado (cugini VI). Questa legge della Chiesa che, ormai chiaramente espressa, rimase in vigore per quasi 150 anni, restrinse la libertà nella scelta nuziale, ma favorì l’incrocio fra le popolazioni latine e germaniche. (Penot, 1902)[8]

Questo fatto però suscitò vivaci riserve da parte di qualificati canonisti e soprattutto della scuola di Diritto romano di Ravenna. Questi autori si fermavano al lato materiale della restrizione. In realtà risultava estremamente difficile individuare un coniuge potenziale in tempi nei quali le popolazioni rurali erano normalmente fissate alla loro terra e gli spostamenti erano assai più difficoltosi.

Questa problematica è stata risolta da Innocenzo III che, nel quadro del Concilio Lateranense IV del 1215, ha ridotto l’estensione dell’impedimento dirimente di consanguineità ai cugini terzi.

La normativa riguardante l’impedimento di consanguineità è stata rivisitata in modo organico in occasione della pubblicazione del Codice di diritto Canonico (CJC) 1917: l’estensione dell’impedimento di consanguineità è stato ridotto dal IV al III grado (cugini secondi).

Nella nuova edizione del CJC del 1984 l’estensione dell’impedimento di consanguineità in linea collaterale è ridotto ai matrimoni tra zio nipote e tra cugini primi: la dispensa per questi due tipi di matrimonio è di competenza del Vescovo diocesano. Rimangono non dispensabili tutti i gradi in linea retta e il matrimonio fra fratelli e sorelle.

 

5 L’albero di consanguineità per il computo dei gradi di parentela

Per rappresentare plasticamente la parentela i Romani disegnavano una scala che aveva origine dall’antenato comune e ne discendeva con dei gradini: (gradus), ognuno dei quali segnava una generazione.

Le tribù germaniche più vicine alla tradizione primitiva, utilizzavano le dita della mano come base di calcolo e avevano preso come schema le articolazioni della parte superiore del corpo umano

L’albero genealogico (arbor consanguineitatis) è un terzo modo di raffigurare la parentela:

non si sa quando sia stato introdotto nella Chiesa come metodo per il calcolo della consanguineità e dell’affinità. (Sithmanni, I, 1654)[9]

E’ certo che la figura dell’albero fu usata correntemente in un primo tempo, assieme a quella del corpo umano. Si trova descritta, quest’ultima, nel trattato “De gradibus parentelae” di Pier Damiani verso la fine del secolo XI. (Petri Damiani 1953)[10] (Fig.2)

Un secolo più tardi la figura dell’albero parve prevalere in maniera definitiva. Era stata inserita nel “Decreto di Graziano” nella metà del sec. XII e a questo titolo fu spiegata da tutti i canonisti e ricevette, per così dire, una consacrazione ufficiosa. (Decretum Gratiani 1600)[11]

La fortuna dell’albero di consanguineità è stata talmente grande che, anche scomparso dall’uso, ha lasciato il suo nome per indicare la parentela, qualunque sia il sistema grafico usato.

La difficoltà di avere sempre sotto mano un albero genealogico o le incertezze che possono nascere nella scelta del posto da dare ai singoli individui, hanno suggerito di ricorrere a un metodo grafico più semplice della scala usato dai Romani.

 

6 L’impedimento di consanguineità

6.1 Lineamenti di storia

Non si conoscono con certezza le ragioni che hanno spinto gli antichi legislatori a stabilire l’impedimento di consanguineità. I testi più antichi non danno come motivi né ragioni di ordine morale, né di ordine fisiologico nè igienico.

Al contrario la mitologia parla di matrimoni tra fratello e sorella (es. Giove e Giunone), tra madre e figlio (Izanagi e Izamani presso i Giapponesi) ecc. Se tali matrimoni avessero ripugnato ai costumi dei popoli antichi è certo che la mitologia non li avrebbe citati ad esempio.

Altri autori hanno accennato all’avversione sessuale che insorgerebbe tra consanguinei di sesso diverso, dimoranti sotto lo stesso tetto. Ma la realtà dimostra che tali unioni tra parenti sono state e sono ancora in uso presso certi popoli.

C’è da ultimo da segnalare l’opinione di alcuni studiosi che cercano l’origine dell’impedimento di consanguineità non in un pudore naturale o artificiale coltivato tra consanguinei, ma semplicemente nel fatto storico della tendenza dell’umanità all’esogamia. Questa abitudine di sposarsi fuori dalla propria famiglia sarebbe stata sanzionata, a poco a poco, da un impedimento matrimoniale.

In prosieguo di tempo a questa ragione storica si sarebbero aggiunti, sostituendola addirittura, tre motivi d’ordine educativo, di salute fisica e di ordine etico che oggi sono sostenuti dal legislatore religioso e civile a proposito di impedimenti di consanguineità e che chiariscono i motivi per i quali la Chiesa Cattolica ponga impedimenti ai matrimoni tra consanguinei per poi concederne la dispensa eccetto che nei casi di consanguineità in linea retta:

  • è conveniente favorire il matrimonio fra non consanguinei per una ragione di bene sociale. Infatti attraverso il vincolo del matrimonio si instaurano legami d’amicizia fra persone, famiglie e persino gruppi etnici diversi. Questo motivo era valido soprattutto nell’Alto Medio Evo e favorì indubbiamente la fusione di etnie germaniche con i romani e, più avanti, l’osmosi tra le varie città e le frazioni delle varie città perpetuamente in lotta fra loro;
  • c’è anche un motivo di ordine morale. Di solito i consanguinei convivono sotto lo stesso tetto ed hanno strettissimi raporti di familiarità. Potrebbero insorgere pericoli per la moralità familiare e sociale, se i consanguinei già fin da piccoli non fossero consci che non potranno mai unirsi tra loro in matrimonio;
  • una terza ragione addotta contro i matrimoni consanguinei si riferisce al bene fisico della prole. Per la persona umana la pericolosità di unioni tra consanguinei sta nell’eventuale esistenza di difetti ereditari che dalla unione consanguinea potrebbero manifestarsi nei figli, mentre con un’unione non consanguinea resterebbero latenti o più lievi. In seguito se ne studierà l’aspetto genetico.

4.3 Le cause della dispensa per il matrimonio tra parenti nella Chiesa Cattolica

La Chiesa Cattolica per dispensare dall’impedimento di consanguineità esige che ci siano dei motivi proporzionatamente gravi. In generale le cause devono esistere da parte della sposa che in questo modo, viene protetta.

Vi sono due tipi di cause di dispensa canonica: cause motive e cause impulsive.

Tra le cause motive, necessarie per la dispensa da impedimenti di grado maggiore, si citano:

la ristrettezza di luogo dove dimora la richiedente; l’età superadulta della richiedente stessa; la mancanza o l’insufficienza di dote; la povertà della vedova che ha in carico numerosa prole; la pacificazione da raggiungere (quando col matrimonio fra due consanguinei si estinguevano gravi liti o inimicizie); condizione di orfana di ambedue i genitori; deformità, infermità o stato difettoso della sposa; convalida del matrimonio contratto in buona fede senza la necessaria dispensa da un impedimento; imminenza delle nozze (quando ormai la celebrazione del matrimonio non può essere differita senza grave danno materiale e morale); mutuo aiuto in età avanzata; notizia diffusa di matrimonio da contrarre; il bene dei figli (in questo caso la donna o entrambi siano vedovi con figli e col matrimonio se pensa di provvedere al sostentamento, all’educazione e all’assistenza degli orfani minorenni); infamia della donna sorta da sospetto, a causa del fidanzamento, da poter far rimanere la donna senza possibilità di maritarsi ecc; coabitazione sospetta sotto lo stesso tetto, che non può essere facilmente impedita; pertinacia dei fidanzati nel loro proposito; pericolo di concubinato incestuoso; pericolo di matrimonio civile; dispensa civile già ottenuta o richiesta; avvenuto matrimonio civile; gravidanza; necessità di legittimare la prole; rimozione di grave scandalo o cessazione di pubblico concubinato; perdita di verginità della sposa già avvenuta per opera di persona diversa dal fidanzato; illegittimità di natali della sposa; fuga consensuale dei fidanzati (questa causa è ammessa purché in seguito la donna sia rimessa in luogo sicuro e capace di poter dare liberamente il suo consenso al matrimonio).

 

Le cause impulsive, per gli impedimenti di grado minore o per rafforzare le cause motive, sono cinque:

sedazione di liti in materia di successione; bisogno da parte del richiedente di quella determinata donna per le sue speciali necessità: sia per aiutarlo nella struttura domestica, o per assisterlo nella malattia; buoni costumi di ambedue i coniugi; particolare convivenza del matrimonio per utilità particolari; bene dei genitori, bisognosi di aiuto.

 

Una osservazione conclusiva: queste cause rappresentano un quadro delle difficoltà che vi potevano essere per sposarsi nella vecchia civiltà rurale. E’ vero che ormai i matrimoni consanguinei stanno scomparendo, ma è ugualmente vero che, anche se rari, sono richieste dispense per matrimonio per zio-nipote cugini primi e in questo caso la concessione delle dispense restano valide le cause motive e cause impulsive classiche.

7 La storia della consanguineità umana in Italia ANALIZZATI per mezzo dei dati tratti dalle dispense ecclesiastiche DEPOSITATE NEGLI archivi della Chiesa Cattolica (Moroni A. 1960) [12]

 

7.1 Gli Archivi dei matrimoni consanguinei in Italia

In Italia esistono due archivi dove sono registrati i matrimoni tra consanguinei: Archivi della Chiesa Cattolica e gli Archivi civili dello Stato.

 

7.2 Gli archivi cattolici dei matrimoni tra parenti (Biraben, J. N. 1960)[13]  (Moroni A., Anelli A., Zanni R. 1985)[14]

7.2.1 L’iter per la dispensa di consanguineità: registri parrocchiali; registri della Curia Vescovile e registri del Vaticano (Fig. 3)

La domanda di dispensa, compilata con tutte le notizie necessarie e corredata di albero genealogico dal Parroco richiedente, è indirizzata al Vescovo della Diocesi. La cancelleria vescovile segna tale richiesta nel cosiddetto Protocollo A, notando il nome e il cognome dei contraenti, paternità, qualità della dispensa richiesta, tenore della risposta e invia l’istanza a Roma, alla Congregazione Vaticana dei Sacramenti.

Il tenore della dispensa viene comunicato dal Vaticano alla Curia Vescovile, che ne prende nota nel volume chiamato Dispense Apostoliche, trattiene nel proprio archivio l’originale della S.Sede e ne dà notizia al Parroco richiedente con l’apposito modulo. In sintesi di ogni dispensa cattolica si ha notizia sia nell’archivio parrocchiale, sia nell’archivio della relativa diocesi oltre che negli archivi della Congragazione dei Sacramenti nel Vaticano.

 

7.2.2 Un cenno su completezza e attendibilità delle fonti ecclesiastiche e civili di dati sui matrimoni tra parenti.

L’estensione della registrazione civile a tutta l’Italia data dal 1861. Già all’inizio del rilevamento è nato il problema dell’attendibilità e della completezza delle fonti civili, in rapporto a quelle ecclesiastiche. E’ stato eseguito un confronto fra i dati da fonti civili e fonti ecclesiastiche per Regioni, per due anni (1955 – 1956), partendo dalla scheda civile di matrimonio e dalle dispense ecclesiastiche di consanguineità.

E’ risultato che in certe Regioni sono stati registrati al civile, come consanguinei, soltanto il 13 % dei matrimoni fra cugini primi, annotati nei registri parrocchiali.

Le fonti ecclesiastiche, rivelatesi più complete delle civili, sono state esse stesse sottoposte ad alcune analisi per indagarne l’attendibilità.

Si è giunti alla conclusione che la triplice registrazione ecclesiastica offre un alto grado di attendibilità nella completezza e nella qualità dei dati e che delle tre registrazioni quella vescovile è la più completa. (Moroni A. 1960)[15]

La Tab. 2 riporta i dati di un confronto incrociato tra dispense vaticane e vescovili per le diocesi di Caltanisetta e Monreale.

In alcuni casi è stato possibile effettuare un controllo più preciso delle fonti di informazione esaminando i registri di battesimo, di matrimonio e dei morti con il metodo del record linkage. Skolnick M. e all 1971)[16]

7.3 Studi sulla consanguineità in Italia attraverso l’analisi delle dispense  di matrimonio tra parenti contenute negli Archivi ecclesiastici

7.3.1 Materiali e metodi della ricerca

Il rilevamento delle dispense di consanguineità è stato realizzato a due livelli: in tutta l’Italia e in alcuni certo numero di Diocesi. Quanto alle Diocesi nelle quali sono stati analizzati archivi di dati il rilevamento e gli Archivi ha riguardato soprattutto le isole Sardegna e Sicilia nelle quali nei XVII – XVIII le dispense venivano erogate direttamente dai delegati apostolici che vivevano nell’isola. Sono stati a parte esaminati alcuni archivi storici delle Diocesi di Piacenza e Reggio Emilia le quali hanno presentato una serie ininterrotta di dati dalla seconda metà del sec XV al sec XX, che nella quasi totalità dei casi risalivano a periodi anteriori al sec XX (Tab.3)

In tutta l’Italia il rilevamento dei dati di dispense di consanguineità è stato realizzato presso l’Archivio e la Congregazione Vaticana dei Sacramenti. Questa operazione è iniziata nel 1960 ed è terminata nel 1966 e ha riguardato il periodo 1911-1964 per un totale di 520.592 fascicoli consultati e registrati. Questi dati trasferiti dal cartaceo al supporto magnetico sono contenuti in 44 volumi in ordine alfabetico secondo il cognome del marito.

Questa ricerca sulla struttura e sull’evoluzione della consanguineità è stata la più completa di quante ne sono state fatte fino ad ora, sia per il numero delle dispense rilevate, che per le informazioni contenute nei documenti relative ad ogni matrimonio e ancora per la vastità dell’area considerata. [17] Seguendo la normativa in atto del codice di diritto canonico, fino al 1918 sono stati rilevati i gradi di consanguineità zio-nipote, cugini primi, cugini uno e mezzo, cugini secondi, cugini secondi in terzo, cugini terzi e, dopo il 1917, a seguito della riforma del Codice, soltanto zio-nipote, cugini primi, cugini uno e mezzo, cugini secondi, oltre, s’intende, la consanguineità molteplice in entrambi i casi.

Per calcolare la frequenza dei matrimoni tra consanguinei è stato rilevato il totale per anno dei matrimoni per il periodo interessato in ogni parrocchia delle 280 diocesi nel territorio nazionale, con un impegno di cui è facile rilevare l’onerosità..

 

7.3.2 Struttura ed evoluzione della consanguineità in Italia nel periodo 1911-1965

Uno sguardo sintetico sull’andamento della frequenza dei matrimoni consanguinei in Italia dal 1911 al 1968 mostra una evidente tendenza ad una flessione nel tempo. Questo fatto sembra essere in relazione, tra l’altro, con quei fattori di ordine demografico, socio-economico, storico, geografico che si riflettono sulla evoluzione della struttura e dell’ampiezza degli isolati umani.

Dall’analisi della Fig.4 si possono distinguere, in sostanza, tre fasi dell’andamento della consanguineità in Italia dal 1911 al 1964. (Moroni A. 1964)[18] (Cavalli Sforza L.L. e all. 2004)[19]

In linea di tendenza la frequenza dei matrimoni tra parenti sale sino al 1913. Durante i periodi bellici (1914 – 1918; 1940 – 1945) è stata riscontrata una caduta della frequenza dei matrimoni consanguinei ( dal 5% nel 1913 – 14 al 3 % nel 1915 – 1918; dal 3 % nel 1941, all’1,3 % nel 1944), seguita da una forte crescita dell’endogamia nell’immediato periodo post-bellico (6% nel 1919; 3,4% nel 1946).

Nel decennio 1925 – 1934 è stata osservata una relativa stabilità con una flessione molto lenta tra il 3.6 e il 3,0 %, al contrario di quanto è avvenuto dal 1946 al 1961, periodo nel quale la frequenza dei matrimoni consanguinei ha regredito assai più velocemente (dal 3,4 % nel 1946 all’1,8 % nel 1962, fino all’1 % attuale).

Parallelamente al rilevamento delle dispense per i matrimoni consanguinei in Italia è stata avviata una ricerca sulla consanguineità in Spagna che ha abbracciato tutto il territorio nazionale: uno studio facilitato dal fatto che dal 1911 al 1974 le dispense della consanguineità della Spagna venivano concesse dal Vaticano stesso (Pinto Cisternas e all. 1979)[20]

 

7.3.3 I matrimoni tra parenti nei secoli anteriori al sec. XX

E’ parso interessante conoscere quale è stata l’evoluzione della percentuale dei matrimoni tra consanguinei prima del sec.XX. La risposta a questo interrogativo ha comportato un complesso e difficile lavoro di rilevamento: degli archivi storici vescovili cattolici, in cui sono conservati i fascicoli di dispense di consanguineità per lunghi periodi di tempo; di archivi storici parrocchiali, per ottenere il numero dei matrimoni totali celebrati ogni anno in ogni singola parrocchia.

Sono stati individuati alcuni archivi storici vescovili 1600 (Diocesi Piacenza), 1640 (Diocesi di Reggio Emilia), 1648 (Diocesi di Cagliari), 1694 (Ampurias e Bosa) che hanno reso disponibile dispense in serie ininterrotte di dati dal 1640 al 1964. (Tab.3)

Nei sec XVI – XVIII nei quali alti tassi di mortalità e alti tassi di natalità hanno provocato uno scarso incremento della popolazione , si può pensare che nei periodi precedenti a queste date la frequenza di matrimoni tra parenti abbia seguito lo stesso andamento. Di fatto si sono registrati meno matrimoni tra consanguinei e questi in gradi di parentela meno stretti.

Questa ipotesi è confermata da dati rilevati dalle dispense di consanguineità della Diocesi di Reggio Emilia per il periodo 1640 –1799 che evidenziano una scarsa frequenza dei matrimoni tra parenti sul totale matrimoni celebrati: un passaggio è significato dal valore minimo: (0,19 %) nel periodo 1660 – 1669 allo 0,85 nel decennio 1790 – 1799. (Barrai I., Moroni A. 1965)[21] (Fig.5)

Nella stessa Diocesi sullo scorcio del secolo XVIII e all’inizio del secolo XIX è stato registrato un aumento quasi esplosivo dei matrimoni consanguinei. La frequenza relativa dei gradi più bassi è rimasta relativamente costante, mentre sono comparsi e si sono moltiplicati rapidamente i matrimoni nei gradi di parentela più stretta soprattutto i cugini primi e anche zio – nipote. A Reggio Emilia dal 1800 al 1917 la percentuale dei matrimoni consanguinei è costantemente salita (ad eccezione del decennio 1800 – 1819), portandosi dall’1,13 % del decennio 1800 – 1809 al 3,64 del periodo 1910 – 1917.

Il rapido declino della consanguineità nel periodo più recente è un fatto ormai noto.

Sempre a Reggio Emilia nel terzo decennio del sec. XX la percentuale delle unioni tra parenti ha subito un’ininterrotta contrazione, portandosi al valore di 0,98 % del quinquennio 1960 – 1965.

 

Questa caduta di frequenza dei matrimoni tra consanguinei sul totale matrimoni celebrati è avvenuta soprattutto a carico dei gradi più elevati (zio – nipote e cugini primi) .

Il rapido aumento e il successivo decremento del numero delle unioni tra parenti sembrano dunque sono dovuti prevalentemente alla comparsa (1790 – 1800 circa), alla rapida crescita (1850 – 1920), e alla non meno rapida diminuzione (1920 – 1930 a oggi) dei matrimoni tra cugini primi.

L’analisi di serie storiche di dati relativi alla celebrazione delle unioni tra consanguinei in altri archivi vescovili (quali ad es. quelli di Piacenza e di Lipari, della Regione Sicilia e Sardegna conferma l’ipotesi formulata in partenza che in alcuni periodi non esistevano fascicoli relativi a dispense per matrimoni consanguinei tra zio –nipote e cugini primi è perché questi matrimoni non sono stati che raramente celebrati nel periodo anteriore ai sec XVIII e XIX.(Moroni A. 1967)[22] (Moroni A.,Menozzi P. 1972) [23] [24]

 

7.3.4 I matrimoni tra parenti nella Diocesi di Parma nel periodo 1925-1989: la scomparsa delle unioni tra consanguinei (Fig.6)

Da un esame dei dati contenuti nei fascicoli di dispensa dei matrimoni tra parenti presenti nell’Archivio della Diocesi di Parma per il periodo 1925 –1989 ha confermato il declino fino quasi alla scomparsa dei matrimoni tra consanguinei. Questo dato è particolarmente significativo perché tutti gli altri rilevamenti di origine Diocesana o Vaticana sono terminati con il 1964.

Sembra evidente che questo fatto non è imputabile all’abolizione dell’impedimento di consanguineità per i gradi cugini secondi e cugini uno e mezzo dovuta alle nuove norme del Codice di Diritto Canonico del 1983 (questo cambiamento riguarderebbe, se del caso, soltanto il quinquennio 1985 –1989).

I motivi, come si vedrà in seguito, sono complessi. La scomparsa dei matrimoni tra parenti rappresenta anche per il territorio della Diocesi di Parma quel significativo indicatore delle profonde trasformazioni che sono avvenute nei molteplici fattori che confluiscono a delineare la nuova cultura delle civiltà occidentale.

 

8 Ricerche compiute con i dati tratti dalle dispense ecclesiastiche sulla consanguineità

8.1 Valutazione da un punto di vista genetico della legislazione canonica sulla consanguineità

L’analisi del significato genetico della legislazione canonica sulla consanguineità è stata fatta tenendo presente la normativa del Codice di Diritto Canonico del 1917 e la successiva revisione dello stesso Codice fatta nel 1983.

Da un punto di vista della ricerca genetica si può rilevare che fissare, come prescriveva il Codice di Diritto Canonico del 1917, nel caso della consanguineità semplice, l’impedimento al terzo grado canonico (cugini secondi), ha rappresentato un buon limite di sicurezza contro la possibilità di trasmissione di tare ereditarie da caratteri recessivi.

Sopprimendo l’impedimento di consanguineità per i cugini primi in secondo, i cugini secondi e tutta la consanguineità molteplice come prescrive il Codice di diritto Canonico del 1983, ha recato una limitazione all’efficacia eugenetica della legislazione canonica.

Questo aspetto è peraltro compensato, attualmente, dalla caduta della frequenza dei matrimoni tra parenti e, soprattutto, dalla scomparsa pressoché totale dei matrimoni tra cugini primi.

 

8.2 Consanguineità e struttura genetica delle popolazioni umane

E’ noto che la consanguineità esercita una incidenza che varia a seconda del grado della unione tra consanguinei sulla struttura genetica delle popolazioni umane favorendo lo spostamento dell’equilibrio genetico dall’eterozigosi all’omozigosi.

Figli di genitori che sono tra loro imparentati sono più facilmente omozigoti per un dato gene, di quanto non lo siano i figli di genitori non consanguinei. Per questo motivo i matrimoni consanguinei sono idonei a favorire ricerche per analizzare in modo efficace la struttura genetica delle persone umane.

Conoscendo la frequenza e i tipi di matrimoni consanguinei e raccogliendo le informazioni relative ai loro discendenti è possibile ottenere dati relativi ai geni recessivi dell’uomo e al tasso di mutazione di essi, come anche al carico totale delle mutazioni sfavorevoli.

Le conseguenze della consanguineità incidono particolarmente sui figli di famiglie portatrici di geni con effetti deleteri o letali. (Chung L.S. e all. 1959)[25]

8.3 Dal matrimonio consanguineo dei genitori possono pervenire: morbilità, invalidità dei figli, sterilità della coppia e mortalità dei figli.

Numerose ricerche hanno dimostrato che esiste una correlazione tra il grado di consanguineità de genitori e la morbilità o l’invalidità dei figli.

Cavalli Sforza L.L. su dati forniti dall’ISTAT, riguardanti un gruppo di matrimoni consanguinei ha rilevato che sia l’invalidità che la morbosità dei figli tendono ad aumentare con l’aumentare della consanguineità dei genitori, in accordo quantitativamente soddisfacente colle teorie genetiche correnti (Cavalli Sforza L.L., 1960)[26]; (Conterio F., Moroni A. 1974)[27] (Tab. n.4, 5).

Sono stati raccolti dati di vari studiosi riguardanti la fertilità, la mortalità e la morbilità nelle famiglie consanguinee. Non pare che la fertilità subisca un sensibile abbassamento per motivo della consanguineità, mentre la mortalità appare chiaramente più elevata nelle famiglie consanguinee e si manifesta in un significativo aumento dei morti a tutte le età fino alla fase adulta, con una certa predominanza della mortalità infantile e prenatale.

Il tasso di morbilità risulta in aumento nelle famiglie consanguinee. La natura delle malattie più frequenti ne comprende una vasta gamma: palatoschisi, nanismo, sordomutismo, strabismo, miopie gravi e cecità, malformazioni cardiache, turbe nervose, mentali e del carattere.

E’ stato pure dimostrato che esiste un evidente rapporto tra grado di consanguineità e sterilità delle coppie consanguinee. (Tab 5)

 

9 I matrimoni consanguinei nel quadro dei mutamenti culturali dell’ambiente umano.

9.1 Rapporto biologia e cultura nell’ambiente umano

Uno dei compiti più urgenti che oggi si prospettano alle scienza dell’uomo è quello di rianalizzare in un’ottica globale il rapporto tra la specie umana e il relativo ambiente totale di vita in rapida trasformazione, in funzione dell’adattamento.

Gli esseri umani appartengono al contesto della natura, ma ne emergono attraverso la consapevolezza di sé e per la responsabilità della gestione della propria realtà personale e dell’ambiente che li circonda.

Accanto ai fattori fisici, chimici e biologici che caratterizzano l’ambiente naturale le persone hanno arricchito il proprio ambiente con un altro fattore, la cultura, che può essere definita come quel sistema di concezioni, di valori, di strumenti, di espressioni socio-politiche, economiche, artistiche, etiche, religiose, grazie alle quali una persona (che vive ed opera in un gruppo e il gruppo stesso) prende contatto con il proprio ambiente e conferisce identità ad esso.

Dall’interazione tra natura e cultura hanno preso origine tra l’altro gli ambienti umani: la famiglia, i villaggi, la città.

Carattere distintivo dell’adattamento degli esseri umani al cambiamento del relativo quadro di vita è che esso risulta dal rapporto tra eredità biologica ed eredità culturale a livello di individui e di popolazione entro una comunità.

L’adattamento individuale a livello biologico scompare con la morte dell’individuo, mentre se questo adattamento ha inciso sulla struttura genetica dell’individuo, esso sarà trasmesso per mutazione ai discendenti.

L’eredità biologica ha come materiale il patrimonio genetico, come fonte di variabilità la mutazione e come fattori selettivi il sistema dei fattori dell’ambiente di vita delle popolazioni umane.

La trasmissione culturale, invece, procede indipendentemente dall’evoluzione biologica, la trasmissione del contenuto di essa non è limitata alle relazioni di parentela, ha come materiale di base le idee, che come i geni, sono sottoposte a cambiamento e a selezione attraverso gli effetti che producono.

Per mezzo della trasmissione culturale si sviluppa una organizzazione sociale, con proprie regole e interessi economici e culturali, essa pure soggetta ad adattamento ed evoluzione a somiglianza di quanto avviene nelle popolazioni a causa della trasmissione genetica.

 

L’incidenza dell’eredità culturale ha preso rapidamente il sopravvento sull’eredità biologica ed ha iniziato ad esercitare notevoli effetti sia sulla evoluzione della specie umana, che sulla acquisizione, da parte dell’uomo, della dominanza ecologica sugli ambienti naturali. Inoltre, grazie alla trasmissione sociale l’organizzazione e lo sviluppo della comunità ha superato ampiamente le limitazioni del dato  genetico, pur dipendendo da esso in qualche misura.[28]

 

 

L’interazione tra biologico e culturale in rapporto all’adattamento a fattori geomorfologici, fisici, biologici, economici, presenti nell’ambiente è dimostrata dall’incidenza di questi sistemi di fattori sulle dimensioni dell’isolato genetico, cioè del gruppo di persone nel quale un individuo, almeno potenzialmente, sceglie il coniuge per il matrimonio.

Nei periodi preindustriali l’isolamento geografico, unito alla mancanza di diversificazione tecnico-culturale, potrebbe aver favorito una certa coincidenza tra isolato genetico e la comunità che occupava, nello stesso tempo, lo stesso spazio.

Ulteriori evidenze sono state individuate dall’analisi delle percentuali dei matrimoni tra parenti nelle zone storiche della Sardegna (Moroni A. 1977)[29] (Fig.7).

Attualmente si è riscontrata una forte apertura di queste comunità a strutture elementare rigida grazie al netto prevalere di fattori economici e socioculturali sui fattori fisici e biologici. Il grado di adattabilità di queste popolazioni che vivono in ambienti in rapido cambiamento è proporzionale alla quantità di variabilità sia biologica sia culturale che esse potranno esplicare di fronte alla rapidità della trasformazione del proprio ambiente di vita.

 

9.2 Il matrimonio come spazio dell’interazione tra biologia e cultura umana: la transizione demografica.

Il matrimonio è il dato socio-demografico nell’ambito del quale i vari fattori presenti nel relativo ambiente interagendo con l’eredità biologica e culturale, influiscono mediante il tipo di scelta del coniuge, sull’evoluzione umana.

Le unioni tra consanguinei, come si è detto in precedenza, rappresentano un tipo di matrimoni preferenziali che riducono la panmissia. La struttura delle unioni tra parenti e l’evoluzione della frequenza nel tempo dei vari gradi di parentela sembra legata a numerosi fattori presenti negli isolati dove tali matrimoni avvengono: densità di popolazione, tasso di ruralità, altezza sul mare e dimensione del villaggio, stratificazione sociale che porta a scegliere il proprio coniuge nell’ambito della propria classe sociale.

Di questi fattori il più significativo è quello demografico: volume e struttura della popolazione. Il modello che nel tempo ha rappresentato la variazione dei due tassi di natalità e mortalità è stato chiamato transizione demografica. Esso tiene conto delle tendenze demografiche delle popolazioni umane in rapporto ai tassi di natalità e di mortalità in una prospettiva a lungo termine trascurando le variazioni congiunturali

La rappresentazione dell’andamento della dinamica demografica dell’Europa nord-occidentale dal 1750 a oggi può aiutare a capire la progressione delle fasi della transizione demografica (Beltrao, 1967) (Fig.8)

La transizione demografica permette di evidenziare sostanzialmente quattro successivi momenti:

-pre-iato demografico (fino al 1750-75): equilibrio naturale della natalità e della mortalità con un alto livello di entrambe (35-40 e 30-35% rispettivamente) ne risultava un moderato ritmo di incremento (0,2-0,5%);

-apertura dello iato demografico (1750-75 fino al 1850-75): mentre la natalità si mantiene ancora ad alto livello , anzi con moderata tendenza ad accrescersi, la mortalità scende in tendenza secolare, fino ad un  tasso del 20% circa. Di conseguenza, il ritmo di accrescimento del volume della popolazione è venuto aumentando (1,0-1,5%). Questa fase è detta esplosione demografica;

-chiusura dello iato demografico (dal 1850-75 al 1925-50): mentre continua la discesa della mortalità (dal 20 a 10% circa) è iniziato il ribasso secolare della natalità (da 35-40 a 15-20% circa) e, quindi, il deceleramento dell’espansione demografica. Questa fase, detta rivoluzione demografica, evidenzia l’inizio di una inversione di mentalità nei confronti della fecondità umana;

-post-iato demografico (dal 1925-50 in poi): nuovo equilibrio razionale della natalità e mortalità con tendenza a basso livello di entrambe (15-20 e 10-15% rispettivamente) e, quindi stabilizzazione del ritmo di incremento (0,5-1%). (Moroni A. 1972)[30]

In Italia la transizione demografica si è verificata più tardi che nei Paesi Europei settentrionali e si è presentata con differenti valori nelle varie regioni.[31]

Se si correla l’evoluzione dei tassi di mortalità e di natalità evidenziati dalla transizione demografica con l’evoluzione della struttura della consanguineità (i cui dati sono disponibili grazie alle dispense di consanguineità depositate negli archivi vescovili) si riscontra una naturale sovrapposizione delle due serie di dati

In sintesi le ricerche compiute hanno evidenziato che quattro sono stati i periodi dell’evoluzione della struttura della consanguineità umana nel tempo:

-         debole presenza di matrimoni tra parenti in gradi più bassi di consanguineità nei secoli anteriori al sec. XIX (preiato demografico);

-         forte aumento della consanguineità dovuta ad una massiccia presenza di matrimoni tra cugini primi e zio -nipote (verso il 1790-1800) (apertura dello iato demografico);

-         -un considerevole aumento di matrimoni tra parenti nei gradi più alti (1850 – 1920) (iato demografico);

-         caduta della consanguineità dagli ani 1920 – 1930 dovuta soprattutto al graduale rarefarsi delle unioni tra cugini primi (chiusura dello iato demografico). Una scomparsa praticamente totale delle unioni tra parenti nella seconda metà del sec.XX

Questa correlazione evidenzia il chiaro rapporto tra i tassi di natalità e di mortalità e la varietà dei gradi di consanguineità più stretta (cugini primi). E’ significativo peraltro sottolineare il differente significato che rivestono questi fattori se natalità e mortalità sono misurate al tempo del matrimonio consanguineo o rispetto a una generazione o più precedenti.

Nel primo caso il tasso di natalità fornisce indicazioni in particolare sul grado di sviluppo di un’area. Generalmente questo indicatore è associato o addirittura determinato da fattori economici. Nel secondo caso i tassi di natalità e mortalità delle generazioni precedenti influenzano la frequenza dei matrimoni consanguinei attraverso la relativa “abbondanza” di cugini. In una popolazione in crescita, la frequenza relativa di primi cugini, aumenta circa con il quadrato della grandezza della fratellanza (insieme di fratelli e di sorelle) e perciò aumenta con il tasso di aumento della popolazione con un ritardo di una generazione. Di conseguenza più alto è il numero delle nascite nella generazione dei nonni maggiore sarà il numero dei cugini secondi.

In conclusione, il progresso della consanguineità nell’arco del tempo potrebbe essere in parte determinato dal tasso di incremento della popolazione come una funzione delle differenze tra tassi di natalità e tassi di mortalità.

Una seconda serie di fattori, oltre quelli demografici a cui si deve in prevalenza il rapido aumento e seguente graduale decremento dei matrimoni tra cugini primi, avvenuto negli ultimi centosettanta anni, pare legato anche ad un certo tipo di struttura soprattutto economica,della popolazione, cioè ad una variazione del valore economico dell’agricoltura e del ruolo giocato nell’economia rurale dalla estensione della proprietà fondiaria. Questa struttura classica della civiltà rurale hanno esercitato un forte influsso le disposizioni legislative promulgate al proposito con il Codice Napoleonico che aveva ammesso all’asse ereditario tutti i figli di una famiglia. Di qui l’aumento dei matrimoni consanguinei, soprattutto tra cugini primi, meccanismo con cui la società rurale ha cercato di mantenere integra la proprietà della terra che, al tempo, rappresentava per molta parte la base stabile dell’economia famigliare.

Una conferma dell’ipotesi della rilevante incidenza esercitata dal fattore “possesso della terra” sulla frequenza dei matrimoni tra parenti è dato dal fatto che a Bressanone, dove ancora vige il maso chiuso, la frequenza dei matrimoni tra cugini primi ha registrato nei secoli una variazione notevolmente contenuta.

(DA QUI MANCA LA REGISTRAZIONE!!!!!!!!!!) Un secondo fattore ha esercitato un certo riflesso sulla frequenza dei matrimoni tra parenti. Il rapporto L’analisi della frequenza dei matrimoni tra parenti, in rapporto all’altimetria (montagna, collina, pianura, città) rilevati nella Diocesi di Reggio Emilia (Fig 9), nello stesso periodo suggerisce le considerazioni seguenti:

-     la frequenza dei matrimoni tra parenti cresce con la quota altimetrica;

-         in pianura esiste, nel complesso, una frequenza di unioni consanguinee simile a quella delle zone urbane, ma con una diversa composizione dei vari tipi di matrimonio, che pare si giustifichi tenendo conto, soprattutto, della struttura demografica;

-         l’andamento, nel tempo, della frequenza dei matrimoni tra parenti entro una certa zona altimetrica presenta quella caratteristica divisione in tre periodi alla quale si è accennato in precedenza.

Una Conclusione

All’inizio si è evidenziato che la consanguineità umana è stata un percorso bioculturale effimero che si è verificato nel corso della civiltà umana. Un fenomeno che oggi è arrivato al capolinea nelle civiltà occidentali. Questo accadimento è avvenuto in due periodi differenti:

-negli anni 1920-30 è stata avviata la contrazione del numero dei matrimoni tra parenti, ancora misurabili perché in presenza di uno statuto familiare stabile;

-negli ultimi decenni del sec. XX sono venti realizzandosi due fatti, la pratica scomparsa delle unioni tra parenti e i motivi sono stati sopra esposti e ancora l’impossibilità di potere continuare queste ricerche a fronte del fatto che accanto alla famiglia tradizionale registrata o negli archivi dello Stato Civile o delle Parrocchie tipi di famiglie quali unioni di fatto, unioni omosessuali, che sfuggono a quella valutazione che sta alla base del presente lavoro.

Si è conclusa l’esperienza della pratica dei matrimoni tra parenti dei quali si ha memoria storica per un periodo di più di quattro secoli conferendo al fatto della consanguineità il carattere di uno dei più significativi indicatori del cambiamento socioculturale della società occidentale.[32] [33]

 

 




[1] Coefficiente di consanguineità e sua misura

Il grado di consanguineità può essere misurato sia a livello di individui che di popolazioni. A livello individuale ogni generazione in più fra l’antenato comune e uno genitori consanguinei dimezza la probabilità che ambedue i genitori consanguinei posseggano l’allele reccessivo presente nell’antenato comune e che di conseguenza la loro prole lo riveli. Tale probabilità viene chiamata coefficiente di incrocio (F) e misura il grado di accostamento all’omozigosi del patrimonio ereditario di un individuo. Così nel matrimonio tra zio e nipote l’F è di 1/8 cioè 0,125 e indica che un paio qualsiasi di locio omologhi preso a caso nel matrimonio ereditario di un figlio, di una coppia zio nipote ha 12,5 probabilità su 100 di possedere alleli identici. Si riduce di conseguenza del 12,5 per cento la frazione di geni per i quali l’individuo sarebbe stato eterozigote se non fosse disceso da antenati comuni. Il coefficiente di incrocio tra cugini primi è di 1716 (0,0625), tra figli di zio-nipote è di 1/32 (0,03125), tra cugini secondi è di 1/64 (0,01562), ecc

Il coefficiente medio di consanguineità di una popolazione (α di Berstein) è dato dalla somma dei coefficienti di in incrocio  (F) degli individui che compongono questa popolazione, divisa per il numero totale degli individui. L’ α rappresenta, in sostanza, la probabilità che due loci omologhi di un soggetto preso a caso in questa popolazione siano costituiti da alleli identici.

[2] Sul finire degli anni ‘60 grazie a un cospicuo finanziamento del Consiglio Nazionale delle Ricerche Italiano, nel Laboratorio Internazionale di Genetica e Biofisica (Napoli CNR), da poco fondato e diretto dal genetista prof. Adriano Buzzatti Traverso, con Luca Luigi Cavalli Sforza e i suoi collaboratori è stato avviato il rilevamento dei dati relativi tra consanguinei in Italia mediante la schedatura delle dispense di consanguineità custodite negli archivi parrocchiali, vescovili e del Vaticano. Il rilevamento della consanguineità realizzato per il periodo 1911-1968 presso la Congregazione dei Sacramenti è stato possibile grazie alla benignità dei Papi Giovanni XXIII e Paolo VI..

[3] Moroni, A. 1969 Historical demography, human ecology and consanguinity. IUSSP Genetics. Conf., London

[4] Cavalli Sforza L.L. 1966 Population structure and human evolution. Proc. Roy. Soc. B. 164. 362-379

[5] Fleury, J. 1933 Recherches historiques sur les empêchements de parenté dans le mariage canonique dès origines aux fausses décrétales. Paris

[6] Burrows, M. 1938 The basis of Israelite marriage. Haven

[7] Sei tipi di unioni consanguinee erano impedite con impedimento dirimente: l’uomo non poteva sposare la madre (Lev.XVIII, 7), la sorella (Lev. XVIII, 7; XX, 17 – Deut. XVIII, 22), la sorella del padre (Lev. XVIII, 13; XX, 19), la figlia del figlio (Lev. XVIII, 10) (Fig 1)

Si può notare che, sebbene fosse proibito unirsi in matrimonio con la zia, non era proibito sposare la nipote. Tale genere di matrimonio è ancora in uso tra gli Ebrei.

[8] Penot 1902 Evolution du marriage et consanguineitè. Paris

[9] Sithmanni, I., 1654 Idea arboris consanguinitatis et affinitatis theorice et practice Stetini

[10] Petri Damiani De parentelae gradibus. Ad Joannem episcopum Caesenatensem. In: s. Petri Damiani Opera Omnia t.II, P.L.T. CXLV, Lutetiae Parisiorum. 1853

[11] Decretum Gratiani  emendatum et notationibus illustratum. Apud Juntas. Venetiis, (1600)

[12] Moroni A. 1960 Sources, reliability and usefulness of consanuinity data with special reference to catholic records.

In: The use of vital and heath statistics for genetic and radiation studies, Un-WHO seminar, Sept. 1960, UN, New York.

[13] Biraben, J.N. 1960 Inventaire per sondage des registres paroissiaux de France Population 15, 1: 25-28

[14] Moroni A., Anelli A., Zanni R. 1985 I libri parrocchiali della Provincia di Parma Università di Parma: 1.526

[15] Moroni, A. 1960 Analisi metodologica del rilievo della consanguineità. Parte prima : Legislazione e materiale religioso e civile italiano per il rilievo della consanguineità. Folia Hereditaria e Pathologica, 9, 3: 199-247

[16] Skolnick M., Moroni A., Cannings C., Cavalli Sforza L.L., 1971 The reconstruction of genealogies from parish books. In: Mathematics in the Archaeological and Historical Sciences, Hodson F.R. et al., Edimburgh Univ. Press: 319-334

[17]Lerner, I.M. 1972 in Eredità, evoluzione, società (Biblioteca Est Mondatori Milano) ha  definito monumentale questa ricerca sulla consanguineità umana

[18] Moroni, A. 1964 Evoluzione della frequenza dei matrimoni consanguinei in Italia negli ultimi cinquat’anni. Atti AGI, 9: 217-223

[19] Cavalli Sforza L.L., Moroni A., Zei G. 2004 Consanguinity, imbreeding, and genetic grift in Italy Princeton Univ. Press. Princeton

[20] La frequenza dei matrimoni consanguinei in Spagna. Nell’archivio della Congregazione dei Sacramenti esistono anche fascicoli di dispense di tutta la Spagna dal 1911 al 1964.

Ne sono stati rilevati i dati relativi a n° 227.478 matrimoni consanguinei celebrati in Spagna dal 1911 al 1943 seguendo le stesse metodologie usate per le dispense italiane di consanguineità.

La percentuale dei matrimoni tra consanguinei in Spagna pur mostrando valori più alti che in altri Paesi europei, è sensibilmente diminuita andando dal 1911-14 al 1940-43.

Un’analisi accurata ha dimostrato:

-la presenza di una grande eterogeneità della consanguineità nello spazio e nel tempo;

-una correlazione positiva della consanguineità con la natalità e la mortalità e negativa con la densità e la nuzialità.

Questi fatti possono essere messi in relazione, tra l’altro, con il maggior numero o minor sviluppo socioeconomico che si è avuto nelle diverse zone del paese.

Pinto Cisternas j., Zei G., Moroni A., 1979 Consanguinity in Spain, 1911-1943. General methodology, behavior of demographic variables and regional differences. Social Biology, 26, 1: 55-71.

[21] Barrai I., Moroni A. 1965 Variazione secolare della consanguineità nella diocesi di Reggio Emilia Atti Agi 10: 320-346

[22] Moroni A. 1967 Struttura  de evoluzione della consanguineità nelle Isole Eolie (1680-1966) Archiv. Antrop e Etnol, Firenze, 98, 3: 135-150

[23] Moroni A., Menozzi P., 1972 La consanguineità umana in Sicilia Ateneo Parmense, 8 suppl. 1: 3-39

[24] In una recente ricerca sugli archivi storici della Diocesi di Parma è stato scoperto un gruppo di dispense di consanguineità con differenti date: 1034 dispense tra il 1538 e il 1588 e 34 dispense tra il 1647 e il 1798.

Dispense tra il 1538 e 1588

 

Dispense tra il 1647 e 1798

 

[25] Le conseguenze della consanguineità sulla struttura genetica di una popolazione o di un solo individuo possono essere esaminate con varie modalità.

Anzitutto esse possono essere individuate per mezzo di uno studio antropologico e medico, analizzando la struttura genetica e il comportamento, nel tempo, di popolazioni isolate che presentano differenti livelli di consanguineità.

C’è poi uno studio in prospettiva o longitudinale.

Si tratta di selezionare famiglie consanguinee e di esaminare la loro discendenza confrontandole con un campione omogeneo di famiglie non consanguinee.

Può ugualmente essere usato il metodo retrospettivo. In questo caso il ricercatore isola anzitutto gli individui che posseggono una malattia o una anomalia genetica a cui lui è interessato. I dati possono essere ottenuti dagli archivi degli ospedali o attraverso una specifica inchiesta.

Fatto questo lo studioso dovrà indagare se questi individui sono figli di matrimoni tra parenti.

Il metodo retrospettivo è utile se le caratteristiche studiate sono rare, come è generalmente il caso degli esseri umani (Chung, L.S., Robinson, O.W., Morton, N. E., 1959 A note of deaf-mutism. Ann. Hum. Genet. 23: 357-366.).

[26] Cavalli Sforza L.L. 1960 Indagine speciale sulla consanguineità dei matrimoni. Istituto Centrale di Statistica Roma

[27] Conterio F., Moroni A. 1974 Demographie et Genetique Population et Famille, 31: 63-115

[28] In ogni caso tutti questi aspetti, visti nel contesto di una progressiva degradazione della qualità delle risorse naturali (aria, acqua, suolo, piante ed animali), dell’aumento di fattori mutageni del genoma umano, dell’indebolimento della selezione naturale normalizzante e dell’aumento del carico genetico debbono ricevere una dovuta attenzione da parte dei responsabili dei vari ambienti umani.

[29] Moroni A. 1977 Human Ecology Studies in Sardinia, with special reference to Human Consanguinity. In.Human Adaptability, by K.J. Collins and S.J. Weiner, Taylor and Francis LTD London: 153-155

[30] Moroni A., 1972 Dinamica della popolazione umana in prospettiva ecologica. Atti seminario internazionale controllo della fecondità. Genova 3-5 marzo 1972  Ed. Minerva Medica

[31] Livi Bacci M. 1977 Una storia della fertilità italiana

[32] Cavalli Sforza L.L., Moroni, A., Zalaffi C, 1960 Analisi della consanguineità osservata in alcune diocesi dell’Emilia. Atti AGI, 20: 89-93.

[33] Sphuler J.N., Kluckhohon C., 1953 Inbreeding coefficients of the Ramah Navaho population. Hum. Biol. 25: 295-317