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La vita sta cambiando pelle

Il dovere di ricordare Enzo Tortora

Orlando Sacchelli

Mi sono venuti i brividi quando due colleghi giornalisti, a distanza di un paio di mesi l'uno dall'altro, mi hanno posto, sia pure con parole diverse la medesima domanda: "Ma chi era Enzo Tortora?". Sono rimasto esterrefatto. Tra qualche imbarazzo ho cercato di rispondere nel modo più esauriente possibile ricordando da un lato il grande giornalista e dall'altro il clamoroso episodio di ingiustizia di cui fu vittima nei primi anni Ottanta. Una triste vicenda che iniziò il 17 giugno 1983, quando Tortora fu arrestato con l'accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico sulla base delle dichiarazioni di alcuni "pentiti".

A queste accuse si aggiunse poi quella di aver spacciato droga in uno studio televisivo. Il noto giornalista e conduttore televisivo scontò sette mesi di carcere e poi gli arresti domiciliari. Il 17 settembre 1985 arrivò la condanna a dieci anni. Nel 1984 Tortora fu eletto al parlamento europeo nelle liste del partito Radicale, ma si dimise il 31 dicembre 1985 rinunciando così all'immunità prevista per i parlamentari. Alla fine di una lunga battaglia Tortora fu assolto con formula piena: era il 15 settembre 1986. Dopo pochi mesi, nel febbraio 1987, riprese il suo celebre programma sulla Rai, "Portobello". Finita la sigla di apertura salutò così i telespettatori: "Dunque, dove eravamo rimasti? Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me questi terribili anni. Molta gente mi ha offerto quello che poteva, per esempio ha pregato per me, e io questo non lo dimenticherò mai. E questo 'grazie' a questa cara, buona gente, dovete consentirmi di dirlo. L'ho detto, e un'altra cosa aggiungo: io sono qui, e lo so anche, per parlare per conto di quelli che parlare non possono, e sono molti, e sono troppi; sarò qui, resterò qui, anche per loro. Ed ora cominciamo, come facevamo esattamente una volta". L'incredibile ingiustizia subita da Enzo Tortora grida ancora vendetta. La vita e la dignità di un uomo furono letteralmente distrutte da assurde calunnie pronunciate da uomini senza scrupoli in nome di una "giustizia spettacolo" che aveva fame di sangue e di notorietà. Pur essendo molto giovane ricordo ancora quanti pronunciavano parole del tipo: "Se l'hanno messo in carcere vorrà dire che qualcosa ha fatto". Invece non aveva fatto un bel nulla. Ma chi ha pagato per la tremenda ingiustizia patita da Tortora? Nessuno. Quei magistrati che lo accusavano e che in aula dissero, rivolgendosi a Tortora, che "era stato eletto grazie ai voti della camorra" hanno fatto carriera. A poco, se non a niente, è valso il referendum di alcuni anni dopo sulla responsabilità civile dei magistrati. Qualcosa è cambiato, ma non molto. Ancora oggi, purtroppo, risulta di fatto ribaltato il principo cardine della giustizia, la "presunzione d'innocenza". In molti, in troppi casi è l'accusato che deve dimostrare la propria estraneità ai fatti. Questo, in un Paese civile, è inaccettabile. Così com'è assurdo che un giornalista non conosca la storia di Enzo Tortora. Su questo scuola e università hanno gravissime responsabilità. E l'Ordine dei giornalisti? Lasciamo perdere… 10 March, 2008

Fonte Link: http://www.ideelibere.it/2008/03/cultura-societa/il-dovere-di-ricordare-enzo-tortora/