Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

IL PESCE? FA BENE A CHI LO VENDE

IL PESCE? FA BENE A CHI LO VENDE
Franco Libero Manco
 

Eticamente è molto più grave consumare del pesce che carne di animali terricoli. Mentre con la carne di una mucca o di un maiale si nutrono centinaia di individui per il pesce è necessario sacrificare molti animali e il valore di un animale non è in base alla sua dimensione corporea.
La morte del pesce, in qualunque modo avvenga, per opera dell’uomo, è un fatto crudele: le chiazze di sangue delle tonnare o la contorsione dei pesci in agonia nelle reti fanno capire l’intensità di dolore subito dai pesci e quanto disumana sia la pesca. Si preferisce credere che il pesce non soffra, perché non abbiamo la capacità di percepire il loro grido di dolore.

“Vivi e lascia vivere”, questa è la legge d’amore che ci distingue dagli animali predatori, che sono costretti ad uccidere per vivere. Per noi non basterà il piacere del nostro palato a giustificare l’uccisione di miliardi di creature in grado di soffrire.

Lasciate stare il mare, rispettate questo grande e meraviglioso specchio di cristallo, questo mondo affascinante e misterioso. Non violentate le sue creature. Noi certo non vorremmo che le creature del mare invadessero la nostra terra e tormentassero le nostre genti. Smettiamo di massacrare e di mangiare animali: ne beneficeranno anche la nostra salute, il nostro portafoglio e la nostra coscienza.

Se un qualsiasi essere vivente non fosse in grado di accusare il dolore, se non avesse paura della morte si autodistruggerebbe e nulla esisterebbe nel Cosmo. Il dolore è ciò che accomuna tutti gli esseri viventi: è come una lancia puntata alla schiena di ogni creatura che la costringe ad evitare la sofferenza e la morte e la sprona ad avanzare sulla via dell’evoluzione acquisendo esperienza, memorizzando il pericolo e aguzzando l’astuzia in modo da sfuggire al predatore.

Se noi umani potessimo udire il grido di dolore dei pesci agonizzanti nelle reti un uragano di terrore coprirebbe la faccia della terra e nessuno più oserebbe uccidere o mangiare le creature del mare.         
Nelle pergamene del Mar Morto, scoperte nel 1947, Gesù dice:
“Forse che i pesci vengono a voi a chiedere la terra e i suoi frutti?
Lasciate le reti e seguitemi, farò di voi pescatori di anime”.

 
Alcuni animali marini dotati di zampe quando vengono immersi ancora vivi nell’acqua bollente che entra in ogni cavità dell’animale, oppure arrostiti sulla piastra, schizzano via come saette. Sembra che le aragoste siano prive degli analgesici naturali dei mammiferi e quindi che siano ancora più di noi sensibili al dolore.
 
Altrettanto tremenda e dolorosa è la morte per asfissia del pesce pescato con le reti: le convulsioni dell’animale che disperatamente cerca di riconquistare il suo ambiente vitale, sono la più palese manifestazione di dolore.

La pesca sportiva, vero e proprio passatempo per gente stupida, insensibile e crudele. L’amo che viene estratto dalla bocca del pesce che si contorce dallo spasimo e che lacera anche parte della testa è paragonabile ad un arpione conficcato nella bocca di un uomo che viene brutalmente estratto fracassandogli le mandibole, la fronte ed il cervello per poi somministrargli con un pò d’acqua pochi grammi di ossigeno per prolungare il più possibile la sua vita e quindi la sua agonia.

Le mattanze delle tonnare: l’orrore che suscita l’enorme chiazza di sangue che, come una profanazione della vita, macchia l’azzurro intenso del mare, fa vergognare di appartenere alla specie umana.

Quale disumana durezza è necessaria perché si tagli le pinne ad uno squalo e lo si rigetti in acqua? E’ come tagliare le gambe ad un essere umano e lasciarlo a dissanguarsi per terra.

E i pesci uccisi per congelamento? E quelli spasimanti in pochi centimetri di acqua nei mercati perché la gentile signora, o signore, possa deliziarsi il palato con il corpo di una creatura appena eviscerata da viva?

Non è forse raccapricciante l’idea degli acquari nei ristoranti in cui il cliente sceglie quale pesce farsi cucinare al momento decidendo vita o morte e sofferenza per una splendida creatura?

Molti pesci hanno intelligenza pari se non superiore a quella di molti animali terricoli: sono dotati di sistema nervoso e quindi capaci come noi di percepire il dolore. Il polpo ha un cervello molto sviluppato, l’intelligenza del delfino, che supera quella del cane, in molte circostanze ha salvato l’uomo da morte sicura, spesso da un attacco da parte di squali.

Il pesce è dotato di percezioni sofisticatissime (altro che radar) oltre che di quegli strumenti naturali che rendono capace il suo corpo di estrarre dall’acqua l’ossigeno di cui ha bisogno per vivere. Il pesce ragiona, sente, vede, dorme, gioca, ha paura e quindi si nasconde. L’agilità e la velocità con cui si muove un pesce nel suo ambiente naturale ha qualcosa di affascinante e di prodigioso. La perfezione dei suoi occhi in grado di percepire chiaramente nell’acqua, la complessità delle sue branchie e dei suoi sensori ricettivi ed elaborativi, la squisita geometria delle sue squame, la gamma pressoché sconfinata dei suoi colori sgargianti, vengono per sempre annientate con la morte dell’animale quando viene privato dell’unica sua ricchezza, la vita, per un attimo di  “piacere” che possono dare le sue carni martoriate.

Ritengo delittuoso raccomandare l’uso del pesce nella nostra dieta. Se l’essere umano avesse bisogno di tale sostanza per i suoi processi vitali la specie umana si sarebbe estinta sul nascere. Infatti come avrebbero potuto i nostri antenati fruttariani, (cugini delle scimmie antropoidi) usciti dalla foresta tropicale, e lo stesso uomo delle caverne, catturare il pesce con le mani per cibarsene?

L’elemento acqua non è compatibile con la natura terricola dell’uomo. Probabilmente alcuni uomini della preistoria, solo quelli stanziati lungo i corsi di acqua, eccezionalmente si nutrirono anche di pesce, ma coloro che vivevano nell’entroterra come avrebbero potuto sopravvivere? Lo stesso discorso vale per il latte ed i formaggi da molti “illuminati” nutrizionisti ritenuto indispensabile per la salute umana. Come avrebbero potuto gli antenati dell’uomo consumare il latte di un altro animale nel corso dei 5 milioni di anni che precedono  l’addomesticamento degli animali se tale pratica risale a non più di 50 mila anni fa?

- i pesci contengono grassi saturi in quantità maggiore della stessa carne; il grasso del pesce fa ingrassare allo stesso modo della carne di maiale. Secondo la Food and Drug Administration il mercurio contenuto nel grasso può causare malformazione nei neonati, danni renali, deficienza mentale, cancro;
- il pesce contiene molto colesterolo: gamberi e crostacei ne contengono quasi il doppio rispetto alla carne di manzo;
- il pesce per motivi di sicurezza e gusto deve essere cotto, la cottura denatura gli Omega 3, oltre ad inattivare gli enzimi digestivi;
- le raccomandazioni dei nutrizionisti di consumare il pesce almeno 2-3 volte a settimana per garantirsi l’Omega 3 non è sufficiente a garantire il quantitativo necessario. Solo alcuni tipi di pesce contengono modeste quantità di Omega 3 e solo se i pesci sono selvatici o da acquicoltura con pesci che si nutrono di pesci che mangiano alghe;
- i benefici per la salute umana non sono dimostrati o al limite sono trascurabili, per contro i disastri ambientali causati dalla pesca sono ben documentabili;
- studi sugli eventuali benefici dell’olio di pesce non hanno dimostrato maggiore utilità nei problemi neurologici, cancro, demenza, malattie autoimmuni, asma, sclerosi multipla, diabete ecc. rispetto agli Omega 3 di derivazione vegetale.
 
 “Occorre mangiare il pesce per l’Omega 3”.  Il valore di un alimento è inversamente proporzionale alla sua velocità di decomposizione. Il fetore serve a tenerci lontani da certi alimenti: solo questo basterebbe a farci capire che il pesce che vive nel mare non è alimento adatto all’uomo che vive sulla terra. Il pesce è tra le sostanze più putrescibili esistenti in natura: basta lasciarlo per qualche ora fuori dal frigo per rendersi conto del fetore, dovuto alla sua decomposizione e questo rende inservibili gli Omega 3. Inoltre, nei pesci spesso si trovano residui  di scarichi industriali e fognari, di pesticidi e metalli pesanti, come piombo, mercurio, cadmio ed altri. La maggior  parte dei pesci consumati viene da allevamenti intensivi; nei mangimi vengono aggiunti ormoni ed altri prodotti chimici che servono ad aumentare velocemente il peso dell’animale e a scongiurare epidemie. Il mondo vegetale è molto più ricco di Omega 3: il contenuto nelle noci è 4 volte maggiore di quello contenuto nel pesce più ricco, la sardina fresca;  i semi di lino addirittura 10 volte di più.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">