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La vita sta cambiando pelle

IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL MERCANTE

Il piccolo Principe incontra il Mercante

Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it
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IL PICCOLO PRINCIPE INCONTRA IL MERCANTE.

Il Piccolo Principe incontra il mercante al quale domanda a cosa servono le pillole che pubblicizza: il farmaco aiuterà a non sentire più il bisogno di bere e permetterà così di avere più tempo a disposizione durante la settimana.  Il commerciante tuttavia ignora le modalità di utilizzo del tempo risparmiato, non è grado di darsi delle risposte esaustive, e rimane perplesso. Vuole dimenticare le difficoltà dell’esistenza e rifugiarsi in un alienante dinamismo perpetuo. Così non riflette, non pianifica e non costruisce, vivendo in una perenne corsa in avanti dove il presente è appesantito dalle ombre del passato che incombono sulla sua quotidianità.

Le ‘pre-occupazioni’, cioè occuparsi del futuro negativamente e prima del tempo, disturbano “la sua quotidianità” e la colorano di pensieri deprimenti e di numerose difficoltà.

Chi appartiene a questa categoria, percorre l’esistenza secondo modelli familiari e pubblici ai quali non aderisce per scelta o convinzione, ma per abitudine, inconsapevolezza, formalismo e paura dell’ostracismo. Incapace di prendere la distanza da comportamenti obsoleti, ereditati ed acquisiti da una realtà sociale conservatrice ed immutabile, confermata e rinforzata da archetipi genitoriali disturbanti, egli si trova obbligato a fornire una risposta superficiale e fuorviante ai suoi bisogni di autenticità, crescita personale e sociale.

Nel corso della prima metà della vita l’energia vitale   scorre verso la realtà esterna e il mondo. Non accettare questa disposizione naturale e rimanere ancorato alla nostalgia del ventre materno, significa distruggere il proprio futuro e impedire la propria crescita.

Uscire dall’Uroboro materno [il serpente mitologico che crea, alimenta, e trattiene ogni essere vivente] ed entrare in contatto dinamico con l’inconscio costituisce per l’Io una crescita e una fonte d’ispirazione autentica per lo sviluppo della coscienza dell’individuo. I sogni sono il prodotto dello “spirito maestro” dell’inconscio che compone una sequenza di immagini che, una volta decifrate, trasmettono un messaggio atto a compensare ed equilibrare l’unilateralità del conscio e lo aiutano a dare profondità alle proprie scelte e consapevolezza alla propria crescita.

Nella seconda parte dell’esistenza   e nella senescenza   dell’uomo, l’energia vitale scorre verso l’interno alla ricerca di una realtà a-temporale che trascenda l’esperienza della vita quotidiana. L’aspetto di cui sopra viene esplicitato nel Vangelo con la domanda di Nicodemo a Gesù [Giovanni 3,4-5]  “Come può un uomo  rinascere quando è vecchio? Può forse rientrare nel grembo della madre e rinascere?” A lui Gesù risponde : ”In verità, in verità ti dico: chi non rinasce per acqua e spirito non può entrare nel regno dei cieli”.

In questa fase della vita, la coscienza ha il compito di approfondire la natura contrastante della psiche e l’impegno per una vita illuminata da un atteggiamento più tollerante verso noi stessi e il prossimo. L’equilibrio della psiche si mantiene quando ogni progresso della conoscenza del mondo esterno è compensato da un rapporto sempre più equilibrato con l’inconscio: l’inconsapevolezza può portare alla distruzione. La consapevolezza attribuisce a ciascuno di noi una grande responsabilità e oggi diventa sempre più chiaro che la vita dipende dalla coscienza responsabile di ogni individuo.

A. Jaffé, segretaria personale di Jung, che ha curato il suo volume autobiografico “Ricordi, sogni, riflessioni”, in una conferenza tenuta alla fondazione Eranos di Ascona Canton Ticino Svizzera, nell’Agosto 1971, ha ricordato che il grande psicoanalista svizzero soffrì moltissimo per i disagi della senescenza che gli aveva sottratto a poco a poco tutte le sue energie. Gli ultimi giorni della sua esistenza furono comunque confortati da “una grande pace interiore” perché Jung era sicuro di aver speso il tempo della sua vita nella consapevolezza di aver fatto tutto quello che era in suo potere con il massimo di responsabilità possibile.