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La vita sta cambiando pelle

Italia 2018, ossia alla ricerca di una narrazione in comune

Edoardo Natale

Il vero problema dell'identità italiana è l'assenza di una narrazione in comune che possa ricollegare la storia dell'intero paese. Immaginate per un attimo un incontro fortuito tra un italiano del nord e un italiano del sud durante un aperitivo con amici francesi a Parigi. I due italiani saranno spesso costretti ad ascoltare le teorie sull'Italia da parte degli amici “ teorici” francesi per incapacità da parte dei due italiani di raccontarsi con una voce sola. Sappiamo bene in questo caso che tacere significa abdicare alla possibilità di progettarsi nel futuro.

Sicuramente non ho intenzione di rifarmi al modello troppo retorico offerto dal libro “ Cuore” di De Amicis che aveva l'intenzione nobile di unire il paese in uno slancio patriottico mai più rivisto nel paese. Il fatto è come conciliare questi due antagonismi come quello del Sud che si sente giustamente abbandonato dalla sua stessa storia ma soprattutto dalla sua stessa classe politica per via dell'assenza di una società civile attiva sul territorio. Invece il Nord si sente come “ imprigionato” in questo contesto italiano dove manca lo slancio vitale per ripartire. È chiaro che entrambe le aree culturali hanno il diritto di “sentire” la propria identità come meglio credono per offrirsi una narrazione in adeguazione con le loro aspirazioni. Il fatto è che il Sud, malgrado l'assenza di risarcimento economico e morale per la spoliazione del banco di Napoli da parte del nascente stato unitario, ha avuto nel periodo del boom economico e fino agli anni ottanta la possibilità di compiere questo riequilibrio economico, sociale e culturale con il resto del paese. Tuttavia questo ricongiungimento non è stato compiuto per colpa della visione clientelare dello sviluppo del Sud da parte della classe politica nazionale e meridionale. In altre parole, la politica ha promosso lo sviluppo economico in modo da rendere il cittadino suddito al potere politico in ampia consonanza con i modelli culturali già presenti sul territorio. Pertanto lo sviluppo economico non ha avuto il significato di emancipazione sociale e culturale con le gravi conseguenze che stiamo vedendo oggi nel campo dell'analfabetismo di ritorno. Il Sud per ripartire avrebbe bisogno di riagganciarsi al periodo delle inchieste economiche ed antropologiche promosse dalle commissioni parlamentari che lavoravano in riferimento alla questione del mezzogiorno. I risultati di queste commissioni hanno indicato nellosviluppo agro-turistico-culturale-energetico la strada migliore per potere sviluppare e consolidare un bisogno di “ appartenenza” al proprio territorio. Questo potenziamento dell'identità al Sud passa per uno sviluppo dell'agricoltura che va intesa come agricoltura a chilometro zero per consentire una possibilità di emancipazione economica dei territori rurali. L'agricoltura deve essere intesa come modo di offrire ospitalità diffusa nei territori rurali del mezzogiorno. Allo stesso modo, l'agricoltura nelle città deve consentire la nascita di “ orti cittadini” all'interno delle città come luoghi per rinnovare lo spazio umano ed urbano della città. Per il turismo bisogna pensare al potenziamento della logistica in tutto il sud per rendere veloce il transito tra nord-centro-sud per compattare realmente il paese in una prospettiva di complementarietà dei territori. Per il Sud la parola chiave sembra essere “ potenziamento” per iniziare a pensarsi nel futuro. Per il Nord è essenziale dimostrare seriamente di essere all'altezza dei propri propositi quando si intende competere con le altre aree economiche del nord d'Europa. Milano in termini di strutture non é certo né Parigi né Londra. Per fare questo passo il nord deve dimostrare di essere capace di superare il “ formalismo” per aderire ad un “ efficientismo” tipico del nord europeo. Questo percorso sarebbe il modo migliore per superare il risentimento di parte del nord che si sente trascinato verso il sud “ mentalmente” parlando. Tale capacità di riprogrammazione del proprio modo di intendersi cittadini del proprio spazio territoriale sarebbe la strada ideale per ricostruire un nuovo senso d'Italia.

La piena realizzazione delle proprie specificità territoriali mettendo in avanti le caratteristiche culturali dei territori con una rinata capacità di “ narrazione dei luoghi” sono il modo migliore per offrire un'identità condivisa agli italiani sia in senso collettivo che personale. Per il Sud è cruciale dimostrare la sua capacità di essere “ terra di ospitalità” per riannodare con la sua pura essenza di terre di “mezzo”, vale a dire fare di questa capacità di dialogo la base per fare nascere uno sviluppo economico incentrato sul turismo sociale, la presenza diffusa nei centri cittadini di luoghi culturali intesi come spazi di conversazione mostrando al nord e al mondo la propria vocazione al vivere “ tra gli uomini” come modus vivendo in opposizione alla rigidità e alla burocrazia onnipotente presente in altri modi di vivere. Il Nord deve mettere in risalto il suo gusto per la qualità della vita come patrimonio non più provinciale ma di natura cosmopolita tramite una maggiore espansione di questo “ noi” di matrice odierna purtroppo tutta locale o al massimo regionale. Il nord deve essere cosmopolita perché la configurazione delle sue città, nonostante la chiusura delle mura, consentono uno spazio ideale per innovare e pensare al vivere bene come motore dell'economia. Questo vivere bene deve significare originalità, genialità, innovazione tecnologica legata alla qualità del vivere sociale. In sintesi brutale si può affermare che la sfida per il nord è uscire dal formalismo per aderire seriamente ad uno stile “efficiente” del vivere insieme. Al sud si chiede una maggiore elaborazione e non soltanto grossolane sintesi e approssimazioni.

Fare tutto questo è un'urgenza per i partiti politici alla ribalta in questo momento storico dell'Italia. Staremo a vedere.