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La vita sta cambiando pelle

L’agonia, terribile e anche un po’ sadica, del sistema musicale italiano


Enrico Votio Del Refettiero

Ogni volta che ti giri a guardare, è sempre peggio. Avevamo lasciato tempo fa – era il Gennaio 2011 - il Carlo Felice di Genova in crisi di gestione e di liquidità: è di oggi – 20 Giugno 2013 – la notizia che in cassa ci sono poco più di 10'000 Euro e che quindi gli stipendi di Giugno salteranno. Nel frattempo ci sono stati sacrifici di ogni genere, prima la rinuncia del contratto integrativo, poi i licenziamenti che hanno ridotto il numero dei dipendenti della Fondazione a 260, fino ai “contratti di solidarietà” e alla “cassa integrazione in deroga”. Tutto inutile: la malattia non è congiunturale ma strutturale.

Nessuno ha il coraggio di dire che, nella nuova situazione finanziaria del paese – con i comuni che devono aderire al patto di stabilità e smettere di produrre deficit – e in piena crisi del credito, per cui le banche non erogano più prestiti senza concrete garanzie, il sistema non sta più in piedi. La crudeltà vera a questo punto è della classe dirigente del Paese, che classe dirigente non è: ovvero che continua ad erogare ossigeno con il contagocce per non uccidere definitivamente il malato ma che è incapace di prescrivere la cura, per quanto dolorosa essa sia, che riporterebbe il sistema in carreggiata. Soprattutto che ridarebbe una prospettiva alle migliaia di lavoratori dei teatri lirici italiani che in questo momento, salvo pochi casi isolati, di prospettiva non ne hanno altra, se non quella della chiusura inevitabile. E’ un’agonia crudele quella alla quale sono sottoposti, infatti, i lavoratori del Teatro Carlo Felice. Come pure quelli del Teatro Lirico di Cagliari, la cui dirigenza apicale è addirittura in questi giorni convocata dalla magistratura isolana per dubbi di gravissime irregolarità nella nomina della nuova Sovrintendente. Come quelli del Maggio Musicale Fiorentino, dopo i disastri dell’Ing. Colombo oggi nelle mani di un Commissario che non ha trovato migliore soluzione che smantellare il corpo di ballo e i laboratori scenografici. Ma anche qui non basterà. E’ di oggi (20/06/2013) la notizia che la riunione tenutasi nelle scorse ore presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per decidere che fare del Maggio Musicale è fallita: “L’unica soluzione è la liquidazione” – ha detto sconsolato il Governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi, uscendo dall’incontro con il Ministro, cui hanno partecipato anche il sindaco Renzi (che naturalmente tace) e il Commissario Straordinario Bianchi, che come misura di emergenza ha annunciato il ritorno di Gianni Tangucci (70 anni) al coordinamento delle attività artistiche. Un dejà vu anche abbastanza inquietante, dato che proprio a Tangucci, in coppia con Cesare Mazzonis, si doveva la crisi che aveva portato alla prima gestione commissariale del 2005-2006.

Di questi disgraziati anni di cattiva politica gestionale dobbiamo soprattutto ringraziare l’uomo macchina del Ministero dei Beni e Attività Culturali, che ha un nome e un cognome: si chiama Salvatore Nastasi, da tempo ormai immemorabile siede nella poltrona da Direttore Generale dello Spettacolo dal Vivo e invece di produrre un serio e credibile piano di riforma del settore, come sarebbe della sua funzione precipua, si diverte ad appoggiare nomine scriteriate: a lui dobbiamo certamente – in tandem con il Sindaco Renzi – la nomina dell’Ing. Colombo al Maggio Musicale Fiorentino. A lui dobbiamo – è cronaca di oggi – la nomina della signora Crivellenti al Teatro Lirico di Cagliari, patrocinata addirittura (sono le parole dell’ex Sovrintendente Maurizio Pietrantonio) da Gianni Letta. E a lui dobbiamo la disgrazia di veder imperversare il Sig. Ferrazza prima come Presidente dell’ETI (sotto la sua guida infatti liquidato), poi come Commissario Straordinario al Carlo Felice di Genova (con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e dei quali abbiamo lungamente parlato negli anni scorsi), poi come Direttore Generale del Teatro Verdi di Trieste (anche lui portato alle soglie della chiusura), fino all’odierno incarico di Presidente del Festival Pucciniano di Torre del Lago (se fossi nei panni del nuovo sindaco di Viareggio io una strizzatina alle palle me la darei, visti i precedenti). Due sole poltrone gli sono “scappate” di mano: quella dell’Arena di Verona – ma in quel caso i leghisti hanno abbaiato talmente forte che seppur corpulento assi il nostro si dev’esser spaventato – e clamorosamente proprio quella della sua Bari dove, per una volta, l’allora Ministro Ornaghi ha messo sul tavolo quel pochissimo di palle che aveva e come Commissario c’è andato a finire un serio professionista e galantuomo come Carlo Fuortes. E guarda caso il Teatro Petruzzelli ha ripreso a funzionare… Insomma, passano i Ministri (Urbani, che l’ha “inventato”, Buttiglione, Rutelli, Bondi, Galan, Ornaghi, fino all’ultimo di fresca nomina, Massimo Bray), di destra, di sinistra, tecnici, ma lui resta. Una perfetta combinazione astrale lo protegge, dalla mamma – il Magistrato della Corte dei Conti Enrica Laterza, dalla quale ha certamente appreso la prudenza necessaria nel maneggiare la Cosa Pubblica – alla parentela acquisita con l’ancora potentissimo Ettore Bernabei (di cui ha sposato la nipote, Giulia Minoli), che gli garantisce l’appoggio della Curia Vaticana – e non ci resta che gridare “Forza Papa Francesco” – dal suocero Gianni Minoli (che vuol dire tantissime cose, dalla RAI ai vecchi socialisti che si sono riciclati prima in Forza Italia e poi del Popolo delle Libertà) fino a Gianni Letta, il suo vero e imperituro “protettore”. Dallo zio al nipote il passo dev’essere stato brevissimo, tanto che il nostro Direttore Generale è stato riconfermato ed è certo destinato a regnare ancora a lungo. Dal suo elegante ufficio del Collegio Romano, Salvatore Nastasi deve guardare all’opera compiuta con soddisfazione: da anni vado dicendo che la missione che questo signore si è dato è infatti quella di distruggere il sistema musicale italiano. Lo sta facendo con un cinismo sistematico che in effetti di certa tradizione gesuitica è un po’ il tratto, ma anche con una crudeltà e con una dose di sadismo che francamente non gli sospettavamo. Sant’Ignazio di Loyola, che quel collegio l’ha fondato, certo non approverebbe.