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La vita sta cambiando pelle

L’assalto di Capodanno Merkel: chi commette reati va espulso. Leader Angela Merkel, 61 anni, leader cristiano-democratica, cancelliera tedesca dal 2005: ha annunciato il giro di vite

La cancelliera chiede pene più severe nel giorno delle doppie manifestazioni di Colonia Idranti della polizia sul corteo anti immigrati, poi sospeso. In campo fronte civico e femministe

Colonia L’altoparlante gracchia l’ultimo avvertimento: «questo comportamento non è più tollerabile», poi il blindato blu avanza lentamente e scarica i getti di liquido urticante sul corteo. Il pomeriggio a Colonia è gelido e le figure nere cominciano ad arretrare tra le urla, scortate dalla polizia dispiegata in massa a garantire la sicurezza. Finisce così, dispersa dopo che alcuni partecipanti hanno fatto saluti nazisti e lanciato petardi e bottiglie contro le forze dell’ordine, la prova di forza di Pegida (sigla che sta per «Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente») e di altri gruppi della destra più estrema: 1.700 persone a fronte delle 1.500 della contro-manifestazione antirazzista convocata in contemporanea e delle poche centinaia del precedente flash-mob per la libertà delle donne. Il bilancio finale del corteo sarà di tre agenti e una giornalista feriti, e almeno 4 fermi tra i manifestanti. La maggior parte di loro sono militanti della galassia nera, c’è una rappresentanza degli euroscettici di Alternativa per la Germania (AfD) e altri partiti nazionalisti. 

Li accomuna il disprezzo per la stampa, l’odio per il governo Merkel, il rifiuto dei migranti. «Non sono d’accordo con la sua politica, come cittadina tedesca non mi sento vista né considerata. Non voglio per questo essere trattata da naziskin» protesta Daniela Boumann-Quast, 35 anni, che a inizio manifestazione era lì con i due figli. Insieme al gruppetto con un cartello che raffigura un gruppo di stranieri armati di coltelli mentre inseguono una donna e la scritta «Non siete benvenuti, state lontani». E a Joseph Merzenich, 45 anni, che assicura di non avere niente contro gli immigrati: «Abbiamo polacchi, croati, italiani, a dare problemi sono solo i turchi — sostiene —. I musulmani non vogliono integrarsi, noi di Pegida sapevamo che sarebbe capitato quello che è successo a Capodanno, era solo una questione di tempo». 
Non servivano quelle aggressioni (nel frattempo le denunce salgono ancora: «379 di cui il 40% per molestie sessuali», stima la polizia) a schierare la minoranza di Pegida contro la politica di accoglienza della Merkel, che l’anno scorso ha aperto le porte a un milione e 100 mila migranti. Pesano paradossalmente di più per chi era meno ostile ai rifugiati. Le donne che due ore prima della sfilata dell’estrema destra hanno colorato le scalinate della Cattedrale con striscioni e cori («Siamo le ragazze di Colonia», cantavano), hanno evitato ogni slogan contro gli stranieri, e alzato numerosi cartelli antirazzisti. Ma con delle riserve che prima rimanevano inespresse: «Quello che è successo a Capodanno è inaccettabile, i migranti che stanno qui devono essere educati a capire i nostri valori, servono seminari in piccoli gruppi — spiega Karen Nespethal, 53 anni —. E se commettono reati devono essere mandati via». Una linea rilanciata ieri dalla cancelliera che, al termine del vertice della Cdu a Magonza, ha promesso «una risposta chiara» agli «atti criminali ripugnanti» di Capodanno: «I delinquenti che in modo reiterato commettono rapine o insultano le donne, devono sperimentare la durezza della legge» ha annunciato, proponendo una «dichiarazione» con varie proposte da sottoporre agli alleati della Spd. Tra le quali l’obbligo per gli immigrati di firmare un «accordo vincolante di integrazione», maggiori poteri di controllo alla polizia e modifiche alle limitazioni per il rimpatrio di chi compie reati (ora è possibile solo in caso di condanna a tre anni di carcere). Sono queste ultime misure a preoccupare chi lavora con i rifugiati: «Il diritto d’asilo per chi fugge da guerre e persecuzioni è universale — dice Marco Kammholz, assistente sociale a Colonia —. È giusto punire chi commette un reato, da qualunque Paese provenga, ma non per questo va spogliato di un diritto umano universale».
 
Elena Tebano

Fonte: CORRIERE DELLA SERA Domenica 10 Gennaio pag. 5