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La vita sta cambiando pelle

La cultura come rappresentazione collettiva dell'agire umano

Edoardo Natale

Questo articolo nasce dal desiderio di fare conoscere in modo sintetico il volume intitolato “ Cultura\e: riflessioni sociologiche di Elisabetta Crespi ( 2015).

In modo particolare ho cercato di porre l'attenzione sul concetto di cultura in chiave funzionale attraverso una carrellata di autori presenti all'interno di questo volume.

Partendo con Durkheim, l'idea di cultura presente è quella di vedere nella manifestazione di ogni rito l'origine di un qualche bisogno umano nato da esigenze individualistiche o collettive. L'analisi di Durkheim sui riti religiosi suggerisce che tutti gli oggetti culturali sono delle rappresentazioni collettive. Nei vari prodotti culturali, vale a dire simboli, valori e pratiche, le persone rappresentano le loro esperienze di lavoro, di gioia, di paura e di amore. Nel testo di Durkheim “ le forme elementari della vita religiosa” ( 1912) si può osservare come la cultura abbia il compito di fondare la coesione e il consenso sociale stabilendo un sistema di controllo, sostenuto da sanzioni e ricompense che orienterà l'agire degli individui, limitando i loro desideri e indicando le finalità concrete che devono perseguire. La funzione della cultura per Durkheim è sicuramente di tipo coercitiva in sintonia con il periodo storico in cui vengono realizzati i suoi lavori.

Per Durkheim, il linguaggio esprime il modo nel quale la società complessivamente rappresenta gli oggetti dell'esperienza. Ogni pensiero che si impone uniformemente rivela l'intervento della collettività sulle singole intelligenze. Le nozioni della lingua sono delle rappresentazioni collettive, le quali sono soggette ad un controllo ripetuto. Con Durkheim nasce l'idea di una cultura che aiuti l'individuo a “ stare” in società attraverso la condivisione tra le persone di ideali, valori e sentimenti comuni. Questa coscienza precede l'individuo e funge da bussola per il giusto orientamento degli individui poiché crea quei concetti e stereotipi che aiutano l'individuo ad orientarsi in ogni situazione.

Lo scienziato sociale ribadisce il ruolo della società come reso possibile soltanto se gli individui e le cose sono ripartiti tra differenti gruppi, classificati tra di loro per prevenire qualsiasi urto, con l'assegnazione per ogni gruppo di una determinata porzione di spazio. Tale spazio con i vari orientamenti presenti nella società devono essere riconosciuti da tutti. Nella visione di Durkheim, la società si colloca al di sopra dell'individuo con il suo sistema di forze operanti che ridefiniscono la stessa idea di uomo.

Un altro aspetto peculiare dell'approccio di Durkheim è la dimensione simbolica che costituisce le fondamenta della società. I simboli, intesi come credenze e rituali condivisi hanno una duplice funzione: raffigurare la società e permettere la comunicazione tra i suoi membri.

Il linguaggio è un sistema simbolico istituzionalizzato, vale a dire un codice che trasmette modi di classificare e organizzare l'esperienza umana. Proprio questa classificazione e organizzazione dell'uomo di Durkheim vede la cultura fungere da funzione ordinatrice e regolatrice del comportamento individuale e collettivo. Per Durkheim prevale una visione funzionalista della cultura dove la società ha il ruolo di dare vita e forma alla cultura.

Dopo Durkheim si prosegue con la visione di Weber dove gli esseri umani sono visti come esseri culturali, Kulturmenschen, in quanto sono in grado di collegare un significato al proprio comportamento. Per Weber non sono importanti i fatti sociali ma l'agire sociale, ossia un agire che sia riferito ed intenzionato da parte di una persona o più persone. Ad esempio se due persone si incontrano non intenzionalmente questo è un evento sociale ma se due persone si incontrano e si scambiano un saluto allora in questo caso è un agire dotato di senso e quindi un agire socialmente rilevante. Weber definisce la cultura come “ la sezione finita dell'infinità priva di senso e significato dal punto di vista dell'uomo”. Per Weber, la realtà non si presenta alle persone come una collezione di fatti separati ma come un contesto dotato di un proprio significato. Proprio per il fatto che le persone attribuiscono un significato alla realtà, selezionando dalla sua massa indifferenziata tutto ciò che per loro ha un valore, possono agire compiendo delle scelte e modificando la propria esistenza.

Proseguendo questo viaggio nella definizione della “cultura” vediamo il pensiero di Simmel concentrarsi su alcuni interrogativi come ad esempio:

quali sono i processi che implicano l'esistenza di relazioni tra gli uomini o quali sono le regole che spingono gli uomini a manifestare qualità individuali, influenzare a vicenda e a formare gruppi.

Simmel ha visto nell'interazione e nella socievolezza in modo particolare uno degli aspetti più interessanti della società per cogliere la suddivisione in cerchie sociali la società.

Per Simmel, la cultura trasforma le persone attraverso un processo di coltivazione, composto da unità chiuse, orientate verso una crescente differenziazione mano a mano che assimilano oggetti offerti dal contesto culturale diventando delle “ unità aperte” dopo essere riuscite ad assorbire ed integrare nelle strutture della loro personalità le influenze culturali esterne.

Per Weber e Simmel, i valori e le credenze sono delle concezioni del mondo che appartengono ad un ambito pubblico. Per Weber la cultura è anche innovazione e riconosce nelle concezioni del mondo e nelle idee qualcosa che ha una propria logica e risulta essere il frutto di creazioni di individui e gruppi sociali in continua lotta per l'affermazione delle proprie idee e della propria visione del mondo.

Un autore molto citato per definire la cultura in senso etnografico è sicuramente

Tylor (1871) con il suo testo “ Primitive culture” definisce la cultura o civiltà in senso etnografico, come quell'insieme complesso che include la conoscenza, la credenza, l'arte, la morale, il diritto, il costume, altre capacità e abitudini acquisita dell'uomo come membro di una società.

Per Tylor non si vede più la cultura come un'isola privilegiata di tipo aristocratica ma si riconosce ad ogni soggetto un libero accesso alla cultura perché ogni individuo è membro di una società. Tylor ricorda a tutti che la cultura si acquisisce in una determinata società e che cambia con il mutare della società ed è diversa da società a società.

Per Tylor la cultura possiede un carattere acquisito inteso come il risultato degli interscambi dell'uomo che avvengono tramite la socializzazione. La connessione tra cultura e società diventa così imprescindibile: non vi è apprendimento della cultura senza un'azione socializzatrice e allo stesso tempo non c'è cultura senza l'appartenenza ad una società. Con la definizione di Tylor si mettono in luce tre componenti principali della cultura: ciò che le persone pensano, fanno e producono. In pratica abbiamo la religione, la morale e il diritto che sono delle norme e delle credenze più o meno formalizzate.

Gli usi e le abitudini acquisite dall'essere umano in quanto membro di una data comunità.

Gli artefatti sono i prodotti del lavoro umano che possono essere oggetti di culto e di uso quotidiano.

Proseguendo abbiamo i lavori Boas che hanno lo scopo non tanto di studiare la cultura ma le culture presenti negli Stati-Uniti. Nel 1938, Boas definisce la cultura come la “ totalità” delle reazioni e delle attività intellettuali e fisiche che caratterizzano il comportamento degli individui i quali compongono un gruppo sociale. Per Boas, ogni cultura è unica e specifica nella sua totalità e complessità dei fattori.

In una prospettiva di tipo materialistica, vediamo la visione della cultura di Marx intesa come una sovrastruttura che si poggia sulla forza della produzione e dell'economia: non è la coscienza degli uomini a determinare il loro essere ma è al contrario il loro essere sociale che determina la loro coscienza. Per Marx, la cultura e le idee prevalenti di una società riflettono la posizione della classe dominante e la presunta validità e universalità di tali idee permetterebbero alla medesima classe di giustificare la sua posizione di egemonia. Per Marx, la classe con potere materiale dominante nella società è allo stesso tempo la classe dominante sul piano spirituale.

Nella stessa direzione abbiamo i lavori della scuola di Francoforte, in cui la nozione di “ Kultur” designa quei settori dell'attività sociale complessiva, i quali si presentano abbastanza disarticolati dal processo di produzione della vita materiale. Horkheimer parla di “ kulturgebeite” ( sfere culturali) e li identifica come: le abitudini, l'arte, la religione e la filosofia.

Per la scuola di Francoforte, il progresso materiale ( zivilisation) è associato sempre al regresso culturale. Per la scuola di Francoforte, la qualità è legata ad una limitata estensione dei suoi destinatari sociali, mentre un suo allargamento si trasforma in uno sgretolamento del contenuto trasmesso. Per Lukacs nel momento in cui la cultura assume il carattere di merce nel sistema di rapporti che la trasforma in merce cessa la sua autonomia, la possibilità della “ Kultur”. Per la scuola di Francoforte, Apergi ( 1977) mette in rilievo come la cultura è intesa come un'ideologia che prospetta l'immagine di una società umana che non esiste: copre e dissimula le condizioni materiali dalle quali emerge tutto ciò che è umano, e con la sua funzione consolatrice contribuisce a mantenere in vita la cattiva struttura economica dell'esistenza. Per Adorno e Horkheimer, l'ideologia del capitalismo usa la cultura per implementare un addestramento al conformismo. Lo stesso discorso vale per l'arte che ha come scopo per il potere quello di distogliere l'attenzione della collettività dei meccanismi repressivi in atto nella società capitalista.

Nella visione funzionalista di Malinowski enucleata nel libro “ A scientific theory of culture and other essay” si presenta la cultura come un processo e prodotto: la cultura evidentemente è il tutto integrale consistente degli strumenti e dei beni di consumo, dalle carte costituzionali per i vari raggruppamenti sociali, alle idee, le arti, le credenze e i costumi.

Anche Malinowski tenta di spiegare il carattere funzionale della cultura elaborando la “ teoria dei bisogni”, in altri termini la cultura ha la funzione di soddisfare i bisogni essenziali dell'uomo.

Di fatto, l'individuo avverte infatti un certo numero di bisogni fisiologici, come quelli di nutrirsi o difendersi che rappresentano degli imperativi fondamentali per la sua sopravvivenza. In questo ambito, la cultura ha il compito di rispondere a questi imperativi naturali con la naturale creazione delle istituzioni, ossia delle “ unità dell'organizzazione umana”. Malinowski sottolinea la qualità della cultura nel suo essere “ totalità integrata di forme d'azione e di pensiero” eredità sociale che si acquisisce e si trasmette mediante le istituzioni e ciò avviene perché gli individui e i gruppi la utilizzano e la ricostruiscono per soddisfare bisogni inerenti alla natura umana e per controllare l'ambiente circostante. Per Malinowski la comprensione dell'organizzazione sociale ( fatta da istituzioni) è possibile soltanto se parte integrante della cultura. Nella sua teoria scientifica della cultura si pone in primo piano l'attività dell'uomo in seno alla comunità e individua l'essenza della cultura nella peculiarità degli esseri umani di organizzarsi in gruppi permanenti.

“ Tali gruppi sono legati da qualche accordo, qualche legge tradizionale o costume, qualcosa di simile al contratto sociale di Rousseau” ( Malinowski, 1971). Inoltre viene evidenziato il patto stipulato tra comunità e cultura; la cultura è una componente integrale delle istituzioni in parte autonoma e in parte coordinata dove ogni cultura deve la sua completezza e autosufficienza al fatto che la cultura soddisfa l'intera classe di bisogni fondamentali, strumentali ed integrativi.

In sintesi, Malinowski sostiene che la cultura sia un apparato strumentale con il quale l'uomo viene posto nella migliore delle posizioni per risolvere i concreti problemi specifici che egli trova nel suo ambiente nel corso del soddisfacimento dei suoi bisogni. La cultura è un sistema di oggetti, attività e atteggiamenti in cui ogni parte esiste come un mezzo con un fine. Queste attività, atteggiamenti o oggetti sono ordinati attorno ai compiti importanti e vitali in istituzioni come la famiglia, il clan, la comunità, la tribù e i gruppi organizzati in termini di cooperazione economica, di attività politica, legale ed educativa. La cultura può essere analizzata con l'ausilio dell'istruzione, il controllo sociale, l'economia, i sistemi di conoscenza, credenza e moralità.

Nel libro il “ sistema sociale” di Parsons si definisce la cultura come “ costituita da sistemi strutturati o ordinato di simboli che sono gli oggetti dell'orientamento dell'azione, da componenti interiorizzate della personalità dei soggetti agenti individuali e da modelli istituzionalizzati dei sistemi sociali. Parsons vede la cultura dal punto di vista normativo. La cultura è definita come l'insieme dei modelli di comportamento che la comunità ritiene validi, su cui esiste un consenso sociale e una condivisione tra i membri di tale società, i quali sono tenuti a rispettare e a trasmettere alla generazione successiva. Per Parsons la cultura funge da bussola del comportamento umano.

La cultura fornisce all'attore sociale le motivazioni e il senso dell'azione attraverso i valori, le norme e le idee che gli individui apprendono e interiorizzano durante i processi di socializzazione. Quindi la cultura fornisce l'orientamento all'agire umano. In questa ottica, il sistema culturale di una società fornisce le indicazioni circa le aspettative sul ruolo a cui gli attori sociali possono e devono raggiungere e questi ruoli consentono di mantenere un certo ordine nell'organizzazione di una data società.

Continuando con una visione più linguistica della cultura abbiamo i lavori di Geertz dove la cultura è intesa come linguaggio e forma simbolica dove una struttura di significati viene trasmessa storicamente, incarnata in simboli, in un sistema di concessioni ereditate espresse in forme simboliche con le quali gli uomini comunicano, perpetuano e sviluppano la loro conoscenza e i loro atteggiamenti verso la vita.

La cultura per Geertz è relazione e costruzione del sociale fatto da un insieme di processi mutevoli, dinamici ed instabili. In modo particolare, la cultura sarebbe un sistema di simboli dove l'uomo è impigliato in reti di significati che l'uomo stesso ha tessuto. Geertz crede che la cultura sia questo insieme di reti e la cultura ha il compito di analizzarle per fornire delle interpretazioni e non leggi. Geertz vede la cultura di un popolo come un insieme di testi che vanno letti come una sorte di “ documento agito” cioè una rete di significati “ depositati” non tanto nella struttura quanto negli attori e nelle pratiche sociali ( Geertz, 1998). Il linguaggio ha una dimensione sociale perché la comunicazione connette le persone in maniera inter-soggettiva. Il linguaggio consente la socializzazione di tutti i significati perché tramite l'attività linguistica ogni persona assimila i modelli di comportamento, le regole, le interpretazioni della storia, le definizioni del proprio sé e dell'altro che sono elementi che caratterizzano il contesto sociale di appartenenza.

Ogni tipo di gruppo presenta caratteristiche proprie di linguaggio in funzione delle regole particolari che lo reggono e degli usi che ne vengono fatti nella pratica della vita di tutti i giorni.

L'analisi del linguaggio diventa uno strumento essenziale per la comprensione della realtà sociale e dei processi che la caratterizzano. È attraverso il comportamento che le forme culturali trovano articolazioni. Appropriarsi di una cultura avviene nella socializzazione. Molto simile a Geertz è la riflessione di Kluckhohn perché la cultura è intesa come un sistema interdipendente basato su premesse e categorie collegate come gli anelli di una catena, la cui influenza è maggiore per il fatto che vengono raramente tradotte in parole. È il sapere del gruppo immagazzinato in ricordi di uomini, libri e oggetti utili per costruire il futuro. La cultura senza il linguaggio sarebbe inimmaginabile perché ogni cultura serve per perpetuare il gruppo e la sua compattezza e risponde alle esigenze degli individui per un regolato sistema di vita e per il soddisfacimento di necessità biologiche e diventa tutto ciò che consente la conservazione del gruppo o regolando gli individui in termini psicologici.

Nell'ambito degli studi culturali, si parla invece di svolta “ culturalista” legata alla teoria del costruttivismo poiché ne condividono l'assunto secondo cui la realtà è un costrutto sociale sempre strutturato in precedenza. Lo scopo negli studi culturali è proprio quello di “ descrivere e intervenire sul modo in cui testi e discorsi ( cioè le pratiche culturali) sono prodotti, inseriti e usati nella vita quotidiana degli esseri umani e della formazione sociale, vale a dire in quali condizioni le persone fanno la storia all'interno di condizioni che non dipendono da loro. I “cultural studies” esplorano il modo in cui avvengono le pratiche culturali e il loro posto entro specifiche formazioni storiche. La cultura è il luogo dove si produce e si lotta per il potere. Il potere non è inteso in senso di dominio ma come forze che tendono al controllo di fasce di popolazione. In questo ambito la cultura è intesa come dimensione chiave della cultura come trasformazione e costruzione della realtà. Per la sociologa Grisword ( 2005) la cultura è l'ambito che si riferisce al lato espressivo della vita umana con comportamenti, oggetti e idee che possono essere visti come segni per rappresentare qualcos'altro.

Bibliografia

Crespi, E. ( 2015), Cultura\e nella società multiculturale: riflessioni sociologiche, eum, Macerata