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La vita sta cambiando pelle

La distruzione delle abetaie e il business sconsiderato delle centrali a biomasse legnose

taglio degli abeti

La distruzione delle abetaie e il business sconsiderato delle centrali a biomasse legnose 
“Attenti al fumo di legna, non fa bene alla salute”

di GIULIANO SERIOLI

22/10/2018 – Abbiamo parlato di recente del taglio a raso di un’abetaia di 20 ettari nell’Appennino Reggiano, a Succiso. Prima ancora era avvenuto il taglio sul Lavecchio e sul Fuso, su pendii ripidi attorno e sopra i 45° di pendenza, tali da provocare frane di scorrimento di un suolo strutturalmente sottile per le caratteristiche di impermeabilità delflysch omonimo.

Tutta la nostra montagna è soggetta a tagli sconsiderati di boschi effettuati da ditte che nulla hanno a che fare con l’economia dei borghi. Motoseghe in mano a gente dell’Est che lavora in nero e che utilizza attrezzature industriali per tagliare, cippare, e trasportare, trasformando sentieri in carraie e mettendo a rischio interi pendii alle prime forti piogge.
Ma i tagli si vedono anche in città, lungo i viali, nei parchi. La scusa è che siano piante ammalate e pericolose. Tutto va a confluire nel cippato e nel pellet.
Qualcuno pensa ancora che l’energia da biomasse sia stata concepita per nobili fini ambientali?
Sbaglia.
Gli “scarti” legnosi sono ormai tutti diretti alle centrali a biomassa con grave danno anche all’industria del mobile che da questi scarti ricavava pannelli multistrato.

E’ l’import, quindi, che sostiene la speculazione. Alla balla dell’ “usiamo la pulizia dei boschi” ormai non crede più nessuno. Pellet dalla Germania che utilizza legname bielorusso, pellet che viaggia per centinaia di km per tutta Europa. O cippato e ramaglie dall’Austria, dalla Croazia. Ma ci sono anche interi “bastimenti” che portano in Europa materiale legnoso da Estremo oriente e Americhe dove si tagliano foreste naturali. O cippato da piantagioni a rapida crescita (con uso di ogm e pesticidi) lungo il corso del Po.


Tutto molto ecologico.
L’uso di energia da biomasse non provoca solo aumento di polveri sottili ma anche di pericolosi microinquinanti. Nei fumi che si creano con la combustione del legno sono presenti sostanze tossiche e cangerogene quali : benzene, formaldeide, idrocarburi policiclici aromatici(IPA), diossine, polveri fini ed ultrafini. 
Un preciso marker è il benzopirene, una molecola da tempo classificata come cancerogena : dove si brucia legna il benzopirene aumenta in modo netto. Eppure anche nelle aree critiche come la Pianura padana, dove la soglia massima di benzopirene di 1 nanogrammo (milionesimo di grammo) fissata dalla Ue è già superata, si autorizzano centrali a cippato e a scarti legnosi da diversi MW termici se non decine e decine come in Trentino-Alto Adige o in Puglia e Calabria.

Mentre una centrale termoelettrica con caldaia e turbina alimentata a cippato ha una efficienza elettrica del 15%, una centrale termoelettrica moderna a gas naturale (“turbogas”) ha efficienze elettriche del 60%. Unita alla grande differenza nelle emissioni. Una centrale a biomasse legnose dovrebbe rispettare limiti di 20-30 mg /Nmc  ( metro cubo normalizzato alla pressione atmosferica e alla temperatura di 0°C.) di polveri totali.Una centrale a gas naturale emette polveri totali in misura inferiore a 1 mg/Nmc.
Enel, però, sottoutilizza le centrali a turbogas per obbedire al diktat dell’immissione prioritaria in rete di energia elettrica da biomasse. Ciò, nell’ambito della Pianura padana, è un attentato alla salute, la scelta consapevole di far morire delle persone in più per favorire una pura speculazione finanziaria.

Studi epidemiologici sperimentali evidenziano una possibile correlazione tra esposizione a fumo di legna e diversi effetti sulla salute. E’ stata accertata una diminuita funzionalità polmonare, una ridotta resistenza alle infezioni, un aumento dell’incidenza e della gravità dell’asma. L’esposizione a fumo di legna prodotto da impianti di riscaldamento domestico produce effetti simili a quelli prodotti dall’inalazione di particelle da combusione di combustibili fossili.  Forse peggio, come evidenziano statistiche che calcolano 480.000 morti in Europa per particolato e fumi. 22/10/2018 

Giuliano Serioli
Scrittore, ReteambienteParma

Fonte Link: http://www.reggioreport.it/2018/10/la-distruzione-delle-abetaie-e-il-business-delle-centrali-a-biomasse-legnose-attenti-al-fumo-di-legna-non-fa-bene-alla-salute/