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La vita sta cambiando pelle

La lingua della televisione: coscienza o specchio del paese

Homo videns di Giovanni Sartori

Edoardo Natale

La televisione è l'industria della coscienza per ogni stato nazione. In Europa, la televisione si trova spesso ad essere nelle mani dello Stato e la sua nascita ha come finalità quella di preservare e divulgare le identità nazionali, conservandone la memoria attraverso le arti, la scienza, la storia, la letteratura e tutti quei elementi distintivi di una data comunità. Di fronte alla globalizzazione di alcuni media, la televisione sembra volere fronteggiare queste reti mondiali. Quando si parla di identità linguistica con l'uso dei modelli televisivi si adopera spesso la metafora di " specchio a due raggi" per descrivere il ruolo della televisione come contenitore di identità attraverso un ruolo sia di emittente e ricevente:

Bettetini ( 1998) ha parlato della televisione come riflesso e strumento di una comune appartenenza, l'ordine dei programmi televisivi declina nei contenuti, nei formati e palinsesti i tratti di una comunità simbolica: sfruttando e valorizzando topoi familiari alla nazione ( linguaggi, luoghi, personaggi, eventi) contribuisce a imprimere un'immagine distintiva che fa leva sugli elementi specifici del paese; nello stesso tempo, il complesso di rappresentazioni, ma anche i ritmi e le abitudini di ascolto di una popolazione, favoriscono il riconoscersi in un orizzonte comune che unifica in un quadro unitario le diverse componenti di una nazione. La televisione è una fabbrica narrativa e serbatoio di memoria, la televisione racconta la nazione a se stessa, conserva e rivitalizza l'eredità della tradizione. Risorsa simbolica e luogo di identificazione, rispecchia le specificità e i mutamenti che si verificano nell'assetto socioculturale e alimenta la vita pubblica della nazione.

La televisione diventa un sistema di rappresentazione culturale funzionale alla costruzione e sostegno dell'identità nazionale, narrandone la storia, divulgandone i simboli, istituzionali e non, pubblici e privati, mettendone in risalto le peculiarità del paesaggio, del gusto e della lingua.

L'attitudine identitaria dei media si manifesta sul piano linguistico con l'acquisizione di modelli fraseologici, come è stato per il passato con i casi di " allegria" di Mike Bongiorno, "Ma cosa mi dici mai" di topo Gigio, il "dadaumpa" delle gemelle Kessler, "siamo vincoli o sparpagliati" di Peppino De Filippo, il "boccaccia mia statti zita" di Provolino, gli slogan tutto fa brodo e anch'io ho commesso un errore da Carosello.

La funzione della televisione nel contesto italiano è stata di colmare una lacuna sociocomunicativa attraverso la creazione di un italiano parlato standard. Il ruolo storico-linguistico della televisione è stato di natura democratica con un'accelerazione della parità di condizioni comunicative dei parlanti nella società italiana. La lingua ha la funzione di creare una comunanza effettiva all'interno del paesaggio linguistico e culturale italiano.

La Tv come mezzo popolare e nazionale all'interno della società italiana

In un paese con una presenza storica di analfabetismo e dialettofonia, la televisione ha contribuito a creare un senso di appartenenza ad una comunità nazionale dove la televisione è nata come "stimolo e specchio"del paese. Predendo ad esempio la triade della BBC " informare, educare, intrattenere" questo è stato applicato alla lettera in Italia dal 1954 al 1958. Tuttavia, la parte dedicata all'intrattenimento è stata sempre importante nella programmazione televisiva ed era percepita come tratto anche istruttivo da parte delle persone con minore capitale culturale.

I programmi in tv avevano tutti una portata di tipo identitaria con l'obiettivo di rappresentare le varie fasce sociali del paese post-bellico con l'attualità mondana sui dirigenti in ascesa, la tradizione musicale e artistica, il mondo impiegatizio ed operaio che si sentiva lanciato verso il boom economico; l'intrattenimento sportivo rappresentava la spensieratezza del tempo di pace. La radio e la televisione sono stati strumenti poderosi per l'unificazione linguistica tramite un'omologazione della pronuncia inizialmente. L'italiano degli albori televisivi si caratterizzava per una stabile tenuta normativa, con una forte presenza del congiuntivo e con un'adeguata complessità lessicale e fraseologica. Insomma un italiano con un forte potenziale educativo.

Con il trascorrere del tempo, la Rai ha abdicato al suo ruolo divulgativo e la sua programmazione odierna è globalmente portatrice di un'identità senza memoria, basata sulla rivisitazione archivistica del passato televisivo oppure su una cultura della tradizione folclorica che appare più come una targa celebrativa che come un elemento vivo.

La TV  " specchio" di lingua

A qualche disturbo di struttura e a qualche vuoto di cultura nel sistema dei mass media in Italia risale secondo Simone ( 1987) la mancata elaborazione di adeguati modelli linguistici nella nostra tradizione giornalistica. La tv secondo Simone avrebbe perso il ruolo di modello per assumere quello di tipo legittimante, vale a dire di specchio dei propri comportamenti linguistici. Sul piano della competenza linguistica, oggigiorno l'italiano sembra ampiamente condiviso da tutte le fasce della popolazione, dove a parte le cadenze regionali marcate, la lingua impiegata è un italiano dell'uso medio, sostanzialmente padroneggiato nelle sue strutture di base, anche se piuttosto povero nel lessico e molto omologato nella fraseologia.

Dalla Tv pedagogica alla tv commerciale

La tv cambierà pelle con l'avvento delle tv commerciali dove il ruolo della pubblicità da semplice inserto reclamistico mimetizzato in intrattenimento diventerà un paragenere capace di modificare i meccanismi organizzativi e testuali della televisione. La tv nata come  mezzo di emanazione di impulsi identitari e definita inizialmente come la " più amata dagli italiani", con l'arrivo della tv commerciale avrebbe privatizzato l'emittenza e il consumo mediatico sovvertendo radicalmemte l'approccio con l'identità culturale e linguistica dello spettatore italiano. In una tv certo più complice col proprio pubblico, ma deprivata dal suo approccio didascalico, si determina una involuzione da Specchio segreto obiettivo e veritiero della paleotelevisione al rispecchiamento voyeuristico della neotelevisione di tipo parcellizzante della realtà. Di fatto, la tv smette di essere un ente culturale per diventare un grande e caotico contenitore di discorso targettizati. Oggi la televisione con i suoi format non fa che assecondare una forma di appiattimento culturale imposto dall'abbattimento dei costi e dalla traslazione meccanica di programmi da un contesto culturale ad un altro. In tale contesto, la lingua gioca un ruolo essenziale per preservare una distinzione culturale nell'usufruire di un format.

Nel futuro già imminente, la tv digitale consentirà la manipolazione interattiva del messaggio televisivo, per cui l'ascoltatore potrà costruirsi da sé il proprio palinsesto. Gli effetti di questo nuovo modello televisivo sono ancora difficili da analizzare.

Lingua trasmessa e stili enunciativi

L'italiano televisivo si caratterizza come un modello di lingua fluida, fedele alla realtà variegata dei programmi mandati in onda ad un pubblico di massa dove acquista una forma di autorevolezza anche di tipo normativa. L'italiano televisivo può supporre un repertorio di stili enunciativi che vanno dal parlato serio semplice di programmi come Quark. In programmi di intrattenimento come il varietà o il quiz si usa un parlato sciolto colloquiale mentre nei reality si usa un parlato trascurato o sciatto.

Nelle fiction si usa un parlato simulato. Quindi l'italiano televisivo rientra nella tipologia della lingua trasmessa combinando sia elementi di lingua scritta così come di lingua parlata nell'interazione faccia a faccia. Le peculiarità della lingua in tv sono una mancata condivisione del contesto da parte di emittente e ricevente, unidirezionalità dell'atto comunicativo, una molteplicità degli emittenti ( produzione collettiva del messaggio); eterogeneità dei riceventi ( destinazione di massa del messaggio); distanza tra il momento di preparazione del testo, il momento della sua esecuzione e quello della sua ricezione; simulazione del parlato spontaneo; presenza di un apparato tecnico-economico per la preparazione e la trasmissione del messaggio.

Questi elementi assicurano ai produttori della lingua trasmessa la possibilità di manipolare o controllare i contenuti con finalità di tipo normativi, formativi o di orientamento.

In un contesto fluttuante come quello dell'Italia contemporanea, l'italiano tendenziale ( Mioni, 1983) o l'italiano teletrasmesso sembra al centro di tante varietà per via di tanti fattori: l'aggancio al parlato, la distanza dal pubblico destinatario che spinge a stemperare le punte idiomatiche del repertorio linguistico, la stessa varietà presente all'interno dell'uso televisivo. Da questi fattori emerge una centralità dell'italiano televisivo che ha buone probabilità di influenzare il decorso degli usi linguistici dei parlanti, soprattutto sul piano stilistico, come si vede già con la lingua della pubblicità.

Non solo suoni: l'italiano catodico e la coscienza identitaria

Gli effetti del piccolo schermo sulla coscienza collettiva dovranno essere valutati con oggettività senza demonizzare né santificare le sue virtù. Tuttavia deve essere chiaro che non è possibile pensare di affidare alla tv il ruolo della formazione della coscienza civile o l'istruzione delle nuove generazioni. Dal punto di vista linguistico, l'ottenimento di una corretta ed efficace incidenza sul piano della competenza comunicativa sarà possibile con un arricchimento del vocabolario e sulla coerenza e coesione tra i contenuti e le forme linguistiche. In questo modo sarà possibile vedere nella tv una agenzia formativa con un reale arricchimento cognitivo e una vigile coscienza critica. Sul piano pratico si dovrebbe pensare all'utilizzo dell'italiano del parlato serio semplice come modello equilibratore nella realtà sociolinguistica italiana. Il servizio pubblico dovrebbe intervenire per verificare sul piano sociolinguistico la qualità della lingua come fu il caso all'inizio della programmazione della Rai. Portare verso l'alto rappresenta un modo pieno di idee e di contenuti per la tenuta strutturale della coscienza culturale di un paese in modo da farne un segno di appartenenza comunitaria.

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