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La vita sta cambiando pelle

La parola online incriminata e imbavagliata

Foto Luigi Boschi: opera di Corrado D'Ottavi

L’articolo di Guido Scorza su ilfattoquotidiano.it di domenica 17 luglio 2016 dal titolo: “Libertà di parola online: un minuto per perderla, mesi per riconquistarla”, [LINK] mi induce a ripercorrere la mia brutta storia giudiziaria nei suoi fatti salienti. Un labirinto kafkiano di amarezze, delusioni e tribolazioni psicologiche.
Tutto parte da un articolo di opinione e critica, di denuncia con la prosa satirica, pubblicato il 26/05/2008, accertato in Modena il 25/09/2008. Una prosa satirica arrivando anche all’evidente paradosso, all'iperbole, ma partendo sempre dalla realtà, mai smentito. E la satira, si sa, non può essere gentile! Potrà piacere o no, ma è un modo per deridere il potere, per mettere a nudo chi non sa essere ironico con se stesso. I magistrati dovrebbero avere conoscenza delle figure retoriche, caso contrario sarebbe utile un corso accelerato sui manuali di Bice Mortara Garavelli [LINK]. Si eviterebbero costosi quanto inutili processi di diffamazione, promossi da querele intimidatorie nei confronti della libertà di satira e del diritto di critica. Di satira è infarcita la cronaca quotidiana online, a mezzo stampa o TV.

INIZIO PROCEDIMENTO GIUDIZIARIO
Nel fine maggio 2009
ricevo comunicazioni telefoniche dalla Polizia Postale di Parma che mi invitava ad andare nei loro uffici per comunicazioni urgenti.
Pochi giorni dopo mi presento è il 1 giugno 2009. Mi viene comunicato che ho ricevuto una querela per diffamazione depositata presso la Procura di Modena il 9 ottobre 2008 e che la stessa Procura in data 8/05/2009 aveva disposto l’oscuramento dell’articolo oggetto di querela, attraverso la Polizia Postale di Parma, che in quello stesso giorno, il 1/06/2009, in mia presenza, avrebbe dovuto eseguire.
Leggo il provvedimento che già ritenevo eccessivo. La prima volta dal 2005 (data di deposito dominio e inizio pubblicazioni, giornalista dal 1986, incensurato). Comunico i dati sensibili alle Forze dell’ordine incaricate per poter accedere nell’amministrazione del sito e metto in contatto l’ufficio della polizia con il mio webmaster per le loro ulteriore esigenze tecniche da espletare. L’articolo viene oscurato e compare, nel caso qualcuno accedesse, la pagina blu della Polizia di Stato indicante articolo sotto sequestro. Da allora, quell’articolo, non è mai più stato messo online.
Nomino un mio legale di fiducia. E fissiamo un appuntamento per il 05/marzo/2010 con il PM di Modena dottoressa Francesca Graziano per rilasciare spontanee dichiarazioni e cercare di spiegare i fatti, le motivazioni del mio articolo, il contesto, la natura del mio socialblog. Era evidente che estrapolare singole frasi senza conoscere i personaggi, la realtà, travisa sensibilmente il contenuto dell’articolo.
Successivamente cerco di raccogliere tutto il materiale presente online sul mio querelante e lo classifico in un dossier online. La storia ha le sue esigenze.

Da Modena il procedimento viene rinviato a Parma per competenza territoriale. Concluse le indagini preliminari il PM Roberta Licci inizia il procedimento con l’udienza preliminare affidata a Maria Cristina Sarli il 1/3/2012;
Il processo viene affidato al giudice dottor Paolo Scippa e PM Laila Papotti. Nella prima udienza del 5 giugno 2012 si consumava il rituale formale: accertamento della regolare costituzione delle parti e la formulazione delle proprie richieste, l’elenco testimoni, ecc. Durante la seconda udienza fissata per giovedì 29 novembre 2012 la parte civile insiste per il sequestro di tutto il sito non solo dell’articolo oggetto di querela. Il giudice Paolo Scippa invita il PM Papotti di precisare meglio per iscritto l’oscuramento di tutto il sito. Fu sospesa l’udienza, dato tempo alla PM Papotti di formulare la richiesta di provvedimento e si aspettò che il Procuratore Capo dottor Gerardo Laguardia, temporaneamente assente, chiamato con urgenza telefonicamente, ritornasse nel suo ufficio. Il dottor Laguardia concedette il provvedimento di sequestro riservando al magistrato 5 giorni per eseguirlo.
Dopo circa 2 ore di sospensione si riprese l’udienza. Scippa lesse il provvedimento.
Qualche giorno prima dell’udienza del 29 novembre 2012 avevo oscurato volontariamente tutti gli articoli compresi i commenti ricevuti sul querelante. Quindi oltre all’articolo oggetto di capo di imputazione, e il solo di querela, già oscurato dalla Polizia Postale, non vi erano più visibili né articoli, né commenti sul querelante.
All’ottenimento del sequestro della parte civile, non potevo crederci.
Visto che il giudice Scippa aveva 5 giorni di tempo per decidere sull’oscuramento, preparai un documento con il mio legale che tentai di consegnare personalmente al dottor Scippa, ma non mi fu possibile accedere al suo ufficio, quindi inviai quel documento per fax alla Cancelleria dibattimentale alla attenzione del magistrato in cui dichiaravo “di aver fatto luogo a rimozione dal blog degli articoli riguardanti il [querelante Nda, non volendo qui citare il nome] e che pertanto appaiono superate dai fatti le esigenze poste a base della medesima richiesta di sequestro” evidenziando altresì come “il sequestro dell’intero sito e quindi dell’interro blog che tratta argomenti che nulla hanno a che vedere con il [querelante Nda ] e che non sono oggetto di censura, provocherebbe un incalcolabile danno al sottoscritto” (documento che risulta agli atti).
Lunedì 3 dicembre mi sarei dovuto assentare da Parma per un importante intervento chirurgico programmato per il 5 dicembre 2012 che non potevo rinviare. Il fax inviato avrebbe dovuto chiarire tutto ed essere preso in considerazione almeno in via prudenziale, prima di esercitare il provvedimento.
Ero tranquillo, in coscienza sapevo di essere nel giusto, poiché avendo oscurato tutti i titoli oggetto di procedimento, se il giudice avesse consultato il mio socialblog, si sarebbe reso conto dell’inutilità dell’eseguire il provvedimento di sequestro non essendo più visibili né accessibili. Probabilmente senza aver né letto il fax, né consultato nulla sul sito, lunedì 3 dicembre 2012 (come risulta dal provvedimento), Paolo Scippa fece oscurare il dominio luigiboschi.it.

Senza sapere nulla, mi assentai da Parma, subii l’intervento. Uscito da Milano il 10 dicembre 2012, fui trasportato e ricoverato al Don Gnocchi di Marina di Massa per un lungo periodo di convalescenza. E proprio lì, il 13 dicembre 2012 ricevetti la telefonata di Benedetta Pintus (parma.repubblica.it). Mi informava che il mio sito non era più raggiungibile, ma era stato messo interamente sotto sequestro. Data del provvedimento appunto il 03 dicembre 2012, eseguito il 13 dicembre 2012. Quindi digitando il mio dominio compariva subito l’immagine della Polizia Postale con la scritta sito sotto sequestro.
Polizia di Stato: sito sotto sequestro

Immaginatevi come mi sono sentito dopo quella telefonata, appena dimesso dal Besta di Milano. E’ con questa tranquillità che affrontai i primi giorni di convalescenza post operatoria. Telefonai al mio legale che ancora non sapeva nulla. Mi spiegò che se ne sarebbe accertato e poi avrebbe fatto ricorso al Tribunale del Riesame.
Riteneva di avere buone possibilità di ottenere il dissequestro in quanto tutto ciò che riguardava il querelante non era più accessibile, era stato oscurato anticipatamente e comunicato al Giudice Scippa in tempo utile (Documento agli atti). Il Riesame accolse il ricorso presentato il 14/12/2012 (Camera di Consiglio il 27/12/2012) ed il 28/12/2012 emise l’ordinanza di parziale dissequestro. Parziale, in quanto, così si legge nel provvedimento:”limitatamente alle pagine web diverse da quelle sulle quali risultano pubblicati scritti che contengano riferimenti diretti o indiretti al [querelante Nda, non volendo qui citare il nome]. Dissequestro eseguito il 3 gennaio 2013 a Mantova presso il mio webmaster in totale mia assenza, lasciando, purtroppo un lungo elenco di articoli sotto sequestro che nulla avevano a che fare con il querelante. Sarebbe stata sufficiente una telefonata e avrei chiarito subito durante l’esecuzione degli errori che stavano facendo. E d’altra parte il webmaster non poteva conoscere i contenuti, ma essere di ausilio solo per l’aspetto tecnico, potendo accedere al sito come amministratore.
Insistetti con il mio legale affinché quegli articoli che nulla c’entravano, fossero dissequestrati. Tanto che fu presentata richiesta prima informale e successivamente attraverso istanza scritta il 12/09/2014 con un preciso elenco affinché fossero tolti dal sequestro i contenuti non pertinenti. Ma nemmeno una risposta ricevemmo.

ARTICOLO DI ADORNI E GUARESCHI COMMENTI DI ABLONDI E QUINTAVALLA
Due miei amici ricercatori universitari Marco Adorni e Michele Guareschi, da me informati telefonicamente su questa vicenda giudiziaria, lettori del socialblog in particolare per i miei articoli sulla vicenda SPIP, si appassionarono al caso e scrissero un bellissimo articolo sul loro sito laragionedellacritica.it: “IL SEQUESTRO DI LUIGI BOSCHI.IT E LA LEGISLAZIONE ITALIANA: STORIE DI OCCASIONI E DELUSIONI” [LINK]. Questo dopo aver intervistato numerosi operatori della comunicazione compreso l’avvocato Caterina Malavenda che ha commentato: «È assolutamente illegittima, questa pratica (di sequestro, nda), perché priva il sito della sua visibilità e non, come dice la Cassazione, interviene ad oscurare solamente quei passi e quegli incisi che, per qualche ragione, sono ritenuti diffamatori. In genere, l’oscuramento in via preventiva riguarda singoli articoli o, addirittura, singole frasi di articoli più ampi. Se questo succede mentre è in corso un processo vuol dire che le cautele in Italia sono finite, e la decisione di farlo durante il dibattimento, non avendolo fatto prima, deve essere motivata, perché è una misura che si dispone durante le indagini e poi si mantiene fino alla fine (del processo, nda). Quindi, se è stato disposto l’oscuramento nel 2008 e gli articoli non sono più visibili, non capisco perché abbiano sequestrato il sito in cui quegli articoli non ci sono più».
Intervistarono anche Gerardo Bombonato, presidente, allora, dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna: «Si tende ad applicare al web le leggi sulla stampa, ma anche sulla stampa ci sono ancora molti retaggi del regolamento fascista. Anche se la legge è del 1947, risente comunque del periodo del Ventennio. La nostra legislazione non si è mai adeguata alle nuove tecnologie. Dipende dalle sensibilità e dalle discrezionalità dei singoli magistrati i quali tendono, in assenza di una legislazione adeguata, a rifarsi alle leggi sulla stampa».

Marco Ablondi (all’epoca consigliere Comunale): “Sito sottoposto a sequestro preventivo? La notizia della misura cautelare (!?) adottata induce subito a pensare che possa trattarsi di un sito eversivo la cui attività potrebbe favorire l'insorgere di chissà quali problemi di ordine pubblico. Il sito oscurato invece è quello di Luigi Boschi, blogger cittadino molto acuto, che ha concorso positivamente allo sviluppo della riflessione critica sulle tristi vicende che tanto negativamente hanno caratterizzato la nostra città in quest'ultimi quindici anni. Quella di Boschi è stata e deve continuare ad essere azione di stimolo a tutto campo sulle tematiche proprie della nostra collettività. La sua voce sarà sicuramente risultata anche scomoda per taluni aspetti ma indubbiamente stimolatrice di interessi culturali, politico-amministrativi ecc.. Insomma una voce che deve essere restituita alla Città. Non si comprende come si possa oscurare un intero sito a seguito della pubblicazione di notizie che hanno originato contenzioso privato. Qual è, nel nostro Paese, l'Organo d'informazione che è mai stato oscurato per aver pubblicato notizie che hanno dato luogo a contenzioso penale? Per fortuna, ma soprattutto per volontà e sacrificio del popolo, non è più il tempo della censura. Dovrebbe essere il tempo della adozione di misure cautelari proporzionate alle eventuali lesioni causate. Ecco perché penso che anziché oscurare l'intero blog sarebbe stato sufficiente oscurare, se ancora presenti sul sito, le parti oggetto di contenzioso. Auspico pertanto il ridimensionamento della misura cautelare adottata per consentire ai lettori di seguire la voce libera di Luigi Boschi”.

Maria Pia Quintavalla
(poetessa): “Siamo un gruppo di amici, e intellettuali, che seguono abitualmente il blog di Luigi Boschi, oggi estremamente feriti da un misura che sembra colpire ingiustamente, nella sua interezza, la vita di un blog tanto amato e seguito dalla popolazione parmense. Il blog di Boschi si è posto da subito come punto di riferimento forte, e per tutti promotore di temi culturali nuovi e vitali. Una testimonianza del presente e una lettura del contemporaneo: in arte, in letteratura, in ecologia e in altri temi sociali; per sostenere la vita della polis, per praticarla già in rete, attraverso l'espressione del libero pensiero. Ringrazia e saluta per gli amici.

Il giudice Scippa morì suicida con la sua P38 qualche tempo dopo
(17 gennaio 2013).
Il processo ebbe uno slittamento e fu affidato al magistrato Eliana Genovese, (finito il mio processo migrò a Brescia).
La ripresa del processo con il nuovo giudice, fu fissata per il 21 maggio 2013 e così successive altre 6/7 udienze circa. Ultima udienza quella del 28 maggio 2015 in cui venni condannato. Nelle motivazioni alla sentenza depositate il 1 luglio 2015 la dottoressa Genovese scriveva che con “attacchi personali e denigratori del tutto privi di umorismo più che di arguti accostamenti e metafore volte a provocare ilarità nel pubblico. Dunque, quanto all’articolo in oggetto, deve senz’altro ritenersi integrato il reato contestato all’imputato di diffamazione a mezzo stampa”. Perché la satira strappi il sorriso, dottoressa Genovese, si devono conoscere fatti e il contesto. Senza conoscere non si sorride. Così come si vede ciò che si conosce. E per questo mi condanna?
Presento ricorso in Corte di Appello di Bologna nei termini previsti il 13/10/2015 e affido la mia difesa ad un nuovo legale per rinuncia al mandato di chi mi aveva difeso in primo grado, interpello un nuovo legale che poco dopo rinuncia. A seguito di alcune consultazioni con amici legali affido l’incarico finale all’avv. Andrea Artusi che presentò, il 29 febbraio 2016, al primo ricorso in Appello, “Nuove motivazioni aggiuntive” prima dell’udienza fissata per il 17/03/2016 a Bologna.

DAL RIESAME ALLA CASSAZIONE
In data 19 novembre 2015 il giudice dottor Gennaro Mastroberardino ad integrazione del decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Parma il 29 settembre 2015 nei confronti di Luigi Boschi, su richiesta del Pubblico Ministero, depositata il 9 settembre 2015 nell’ambito del processo celebrato, non trovò di meglio che emettere provvedimento con cui si dà disposizione alla Polizia Postale di far “adottare ai fornitori per l’Italia dei servizi telematici di accesso alla rete Internet i necessari accorgimenti tecnici per inibire l’accesso agli utenti al sito web luigiboschi.it”.
Presento ricorso di dissequestro al Tribunale del Riesame di Parma l’8/10/2015 che lo rigetta in data 22/10/2015; presento, quindi, personalmente ricorso in Cassazione in data 05/11/2015, e l’avvocato Artusi aggiunge nuove motivazione sempre per la Cassazione il 14/01/2016. Il ricorso è respinto con udienza del 25/02/2016. Tutto inutile. I blog seppur assimilabili e qualificabili come testate giornalistiche e svolgano di fatto tale attività informativa, non godono delle stesse tutele. Quindi più che nel merito il rigetto risiede nell’aspetto burocratico di iscrizione al Registro della Stampa Nazionale presso il Tribunale. Cosa a cui sono esentati (legge 16 luglio 2012, n103) periodici web di piccole dimensioni. Si è esentati, ma non tutelati.

CORTE DI APPELLO DI BOLOGNA
Nell’udienza del 17/03/2016 la Corte di Appello di Bologna accoglie il mio ricorso contro la sentenza di primo grado della Procura di Parma, presentato nei termini di legge previsti, il 13/10/2015, e mi proscioglie, ma non dispone subito il dissequestro.
Il 28 aprile 2016 ricevo le motivazioni della sentenza della Corte di Appello, ma del dissequestro non se ne parla.
Il 13 maggio 2016 presento istanza di dissequestro; viene fissata udienza apposita per il 14 giugno 2016; al termine dell’udienza il giudice si riserva in Camera di Consiglio.
Il 15 luglio presento una nuova istanza sollecitando il dissequestro in quanto, dopo il proscioglimento, il sito che da oltre 10 anni costituisce il mio lavoro di giornalista indipendente, è il mio strumento fondamentale di lavoro e raccoglie la mia storia professionale. Non si capisce perché debba rimanere ancora impedito l’accesso ai lettori o potenziali utenti. Insomma così come era stato rapidamente oscurato, ugual misura si sarebbe dovuta adottare per il dissequestro. Tesi sostenuta da Guido Scorza nel suo articolo su ilfattoquotidiano.it [LINK].
Godendo di buona indicizzazione di Google, molti ignari del sequestro non capiscono perché non hanno più accesso al server, non essendo ancora attivo “ERROR 451” (che sta ad indicare il negato accesso a una pagina web o a un sito censurati). La disposizione di inaccessibilità, infatti, non dà alcuna spiegazione, e in molti possono aver pensato che non fosse più operativo. Alla stregua di un sito abbandonato. In molti mi scrivono perché non possono più consultare i loro articoli, le fotografie scattate. Cerco di dare loro rapide informazioni via mail o in Skype. I più sono basiti per questa incredula, inimmaginata situazione.

screnshot impossibile raggiungere il sito

Il 17 luglio Guido Scorza da me informato con i documenti processuali richiesti, su questa vicenda giudiziaria, pubblica il suo articolo su ilfattoquotidiano.it. Il primo giornale nazionale che si occupa di questo caso.

Una china giudiziaria maledetta non ancora risolta dopo 8 anni. Mi chiedo se per una ipotesi di diffamazione, tutta ancora da dimostrare, si possa mettere un cittadino incensurato che esercita il proprio lavoro di giornalista di indagine e scomodo, vietandogli la possibilità di produrre il suo lavoro di servizio pubblico (perché questo fa un giornalista impegnato), di non essere letto per circa 300 giorni (una specie di arresti ai domiciliari); e lo si condanna in primo grado ad anni uno di reclusione. Pena sospesa. Il PM Papotti chiese 1 anno e 6 mesi di reclusione. Prosciolto poi in Appello, ma ancora senza il provvedimento di dissequestro. E’ così che l’Italia degrada nella libertà di stampa al 77° posto [LINK].

CONSIDERAZIONI… ANCORA IN ATTESA

Dopo la sentenza di proscioglimento in Appello del 17 marzo 2016, passati 4 mesi, sono ancora ad aspettare il provvedimento di dissequestro. Quotidianamente, seppur non letto, ho sempre aggiornato il socialblog (un mio neologismo del 2005). La mia opera non l’ho mai interrotta. Prima o poi anche a questa storia giudiziaria si dovrà scrivere la parola Fine. Un tentativo, forse, di indurre all'oblio, verso questo socialblog informativo, che finirà con l'ingiustizia praticata nei confronti del diritto di cronaca, della satira. E la storia giudicherà se tutto quel che ho dovuto affrontare e subire sia stato giusto oppure no! Ad oggi tutte le censure letterarie o artistiche si sono rivelate ridicole, dei veri boomerang, sia per chi le ha richieste, come per chi le ha concesse. Questo soprattutto nei confronti di chi si dichiarava contro ogni censura. Chi teme e censura la prosa satirica, in fin dei conti, si vergogna di se stesso. A questo punto è palese che non è più materia giuridica, ma di lobby dei centri di potere sui giudici.

Il 29 luglio 2016 è finalmente arrivata la parola Fine a questa vicenda Giudiziaria. Dalla Cancelleria della Corte d'Appello di Bologna è arrivato il provvedimento di dissequestro firmato il 15 luglio 2015, dopo 304 giorni di forzato oscuramento della parola (dal 29 settembre 2015 al 29/07/2016). Siamo ritornati liberi. (Parma, 18/07/2016; aggiornato il 01/08/2016)

Luigi Boschi

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Siamo tornati liberi: dissequestrato il socialblog luigiboschi.it


speravo qualcosa si muovesse

Carissimo Luigi,
sono rientrato stamattina da Torino.
Speravo che dopo l’intervento di Guido Scorza su ilfattoquotidiano.it di domenica 17 luglio, qualcosa si muovesse.
Tienimi informato.

Giuseppe

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