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La vita sta cambiando pelle

La pragmatica, ossia come usare un'altra lingua

Edoardo Natale

La pragmatica è un campo della linguistica perché studia una parte della lingua da un certo punto di vista. In questo lavoro la pragmatica trova una sua definizione molto ampia di questo genere: " la pragmatica studia i fattori che nell'interazione sociale governano le scelte linguistiche, e gli effetti di tali scelte sugli altri" ( Crystal, 1997).

In teoria possiamo dire tutto quello che vogliamo o tacere, ma in pratica siamo guidati da norme abbastanza chiare di consuetudine ed uso. La pragmatica studia queste norme che vengono interiorizzate da quando siamo piccoli dove ad un "grazie" si risponde con un " prego", ad un funerale si fanno le condoglianze e non certamente barzellette, ecc. " Vieni qui" può essere un'esortazione amicale o una minaccia in funzione del modo in cui viene pronunciato. Queste norme che ci sembrano naturali variano molto da lingua a lingua e da contesto culturale a contesto culturale.

La pragmatica tra i vari livelli di analisi linguistica si occupa principalmente  dell'uso della lingua.

Nell'analisi linguistica, il livello più basso è quello della fonologia dove il fonema è il livello minimo portatore di significato. Per esempio, in italiano \t\ e \d\ sono due fonemi portatori di significato diverso perché può distinguere due parole diverse come "vento" e "vendo". In seguito abbiamo il livello della morfologia che analizza le parti della parola come ad esempio in corrono abbiamo il morfema radice " corr-" e quello flessivo " -ono". In seguito abbiamo la sintassi che studia come le parole interagiscono tra di loro all'interno delle strutture: prima nel sintagma, poi nelle proposizioni e nelle frasi e infine nel testo. Per esempio, in italiano di solito l'aggettivo segue il nome come nel cielo azzurro e l'ordine della frase è SVO ( soggetto+ verbo+ oggetto) come in Il vento spazza il mare. L'insieme delle regole morfologiche e sintattiche di una lingua ne costituiscono la grammatica, per cui al centro della grammatica sta la parola: sia dal punto di vista interno con i suoi morfemi così come all'esterno con il suo ordine sintattico. Il modo con cui più frasi costituiscono un testo è analizzato come linguistica testuale. La semantica, ossia lo studio del significato, abbraccia tutti i livelli di analisi. Infatti le unità di livelli sono appunto unità perché sono portatrice di significato. Alla parola " oceano" diamo come significato quello di " massa larga di acqua salata che si estende da un continente ad un altro".

Con la pragmatica si supera l'analisi della lingua per vedere come agisce nei contesti di vita reali. Per questo motivo è ancorata alle circostanze della sua enunciazione. Prendiamo questo esempio riportato da Clyne ( 1998):

you have five days off. What are you going to do? " ti aspettano cinque giorni senza lavoro. Che cosa hai intenzione di fare?". In questo enunciato, noi non sappiamo chi sia " tu" né chi sia il parlante, né i giorni di cui si sta parlando, né quando né dove avviene questo enunciato.

Se vogliamo veramente capire dobbiamo sapere che è stato proferito in una fabbrica di Melbourne qualche giorno prima di Pasqua da un capo reparto di origine austriaca da lungo tempo in Australia rivolgendosi ad un operaia vietnamita immigrata da poco tempo. Date queste coordinate ci sembra normale pensare ad un semplice interessamento di natura fatica verso l'altro interlocutore. Clyne ci informa che l'altro interlocutore ha inteso questo enunciato come un temporaneo licenziamento.

La pragmatica studia come i parlanti utilizzano l'apparato interpretativo del contesto, ossia la situazione comunicativa. Per dirla alla Morris ( 1938):

la linguistica astratta studia le relazioni dei segni tra di loro

la semantica studia le relazioni tra i segni e gli oggetti

la pragmatica studia le relazioni tra i segni e i parlanti.

La pragmatica pone al centro il processo di produzione linguistica e i suoi utenti nell'interpretazione del contesto. L'ancoraggio della lingua alle circostanze avviene in due modi, da una parte aiuta a precisare il contenuto proposizionale di quello che viene detto, determinando l'influenza del mondo sulle parole. Dall'altra, una volta precisato il contenuto proposizionale dell'enunciato, stabilisce il tipo di atto linguistico che con l'enunciato viene compiuto determinando l'influenza delle parole sul mondo.

I principali fenomeni pragmatici

I principali fenomeni pragmatici si possono elencare in questo modo:

- l'ambiguità

- la deissi

- gli atti linguistici

- il Principio di Cooperazione

- la cortesia

- l'organizzazione della conversazione

L'ambiguità sembra essere un dato molto diffuso del linguaggio naturale.Ad esempio si pensi alla polisemia e omofonia di parole come " piano":

- suoni il piano?

- abitano al terzo piano?

- non ho ancora alcun piano, non voglio decidere niente

- quel tavolo ha il piano sbilenco

- vacci piano!

- parlate piano!

In altri casi le parole possono essere usate in senso figurato come ad esempio in:

- Antonio è un santo

- il violino è andato in gabinetto

- l'orata ha chiesto il pepe

L'ambiguità interessa la pragmatica perché la sua risoluzione avviene considerando l'uso dell'enunciato nel suo contesto. Per capire la frase Antonio è un santo bisogna conoscere il contesto linguistico in cui Antonio è un santo, è il patrono di Padova e aiuta a ritrovare gli oggetti smarriti.

Antonio è un santo, non so come faccia a sopportarti.

La deissi

la deissi lega alcuni elementi specifici della lingua ( i deittici) ad un contesto determinato ( quello dell'enunciazione). Gli elementi deittici identificano le " cose" nel mondo ( oggetti, persone, fatti, avvenimenti, luoghi). Le principali categorie della deissi sono dunque quelle personali, sociali, spaziali e temporali. La deissi personale codifica il ruolo di chi partecipa all'enunciazione: per esempio io codifica il parlante ( tu come ascoltatore). La deissi sociale codifica la distanza sociale tra i partecipanti all'atto di enunciazione: tu presuppone vicinanza e lei distanza sociale dall'interlocutore. La deissi spaziale codifica la distanza fisica: per esempio qui, questo, venire indicano vicinanza al parlante; là, quello, andare indicano lontananza dal parlante. La deissi temporale codifica la distanza temporale per esempio " adesso, dopo, l'altro ieri, sabato venturo, anni fa; I tempi verbali possono codificare il tempo reale dell'enunciazione con il presente grammaticale. Il passato prossimo rappresenta invece un tempo reale precedente all'enunciazione.

Nell'esempio " dammi quella lì" con il valore semantico sappiamo che la cosa richiesta è lontana dall'io che parla ma vicina al tu che ascolta, che i due interlocutori sono socialmente vicini e che il parlante richiede che l'azione del dare venga effettuata al momento dell'enunciazione o comunque subito dopo.

Nell'esempio " domani ritornerà quarantasette minuti più tardi rispetto a oggi". In questo enunciato sappiamo che qualcosa o qualcuno diverso dall'io e dal tu si muoverà verso il parlante o forse dell'ascoltatore, che lo farò il giorno dopo il momento reale dell'enunciazione.

Questi esempi saranno privi di ambiguità soltanto con il valore pragmatico dove " tu, lì, domani e più tardi" saranno intesi alla luce del contesto.

Gli atti linguistici

Le parole sono azioni nella vita quotidiana quando sono inserite dentro delle convenzioni e consuetudine. Quando parliamo nella vita reale incidiamo sul mondo affermando o negando, informando o imbrogliando, minacciando, supplicando, salutando, ringraziando, ordinando, richiedendo, litigando, scherzando, complimentando o lamentando.

Per esempio se dico " è uscito il sole" può essere interpretato come un'osservazione fatica, un invito, una giustificazione, una recriminazione, un ordine.

E' uscito il sole = come si sta bene, vero? oppure andiamo a fare il bagno? o fa troppo caldo non vengo al mare o te l'avevo detto che dovevamo portare l'ombrellone o mettiti la crema!.

La teoria degli atti linguistici da Austin ( 1962) a Searle ( 1976) ambisce a spiegare la relazione tra:

- la realtà soggettiva del parlante

- la forma linguistica scelta per comunicarla

- la reazione dell'ascoltatore

Il principio di cooperazione è secondo Grice ( 1975) il principio che rende possibile la comprensione tra le persone e può essere sintetizzato in questo modo:

" conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è richiesto, nel momento in cui ricorre, secondo lo scopo o l'orientamento accettato dallo scambio linguistico in cui sei impegnato"

Insomma " di' cose appropriate in ogni momento della interazione". Inoltre per superare la vaghezza di questo principio vengono articolate quattro Massime Conversazionali" utili per la procedura metodologica:

- Massima di quantità, ossia da' un contributo tanto informativo quanto richiesto, e cioè " non dare un contributo più informativo di quanto richiesto".

_ Massima di qualità, ossia cerca di dare un contributo che sia vero e " non affermare quello che credi sia falso; non affermare quello per cui non hai prove adeguate;

_ Massima di relazione, ossia sii pertinente;

_ Massima di modo, sii perspicuo ( chiaro) e cioè: evita di esprimerti in modo oscuro

evita di essere ambiguo; sii breve; sii ordinato nell'esposizione.

Queste massime non vanno intese come prescrittive sul come comportarsi nello spazio sociale poiché sono spesso violate con le bugie, con le incomprensibili spiegazioni dei docenti o con le lungaggini sullo stato di salute delle persone. La validità di queste norme è sul valore esplicativo quando non vengono rispettate. In questo modo può sembrare più chiaro come degli elementi illogici sono elementi impliciti della conversazione da tenere in considerazione. Questi elementi impliciti da cogliere nella conversazione si chiamano tecnicamente " implicature" e sono le nostre inferenze su quello che viene detto. Nel seguente esempio:

Cleopatra: aiuto! aiuto! annego

Cesare: attaccati al remo intanto che prendo il salvagente

Antonio: hai uno strappo nel bikini

In questo dialogo, la reazione di Cesare è appropriata e conforme alla massima di relazione, quella di Antonio non lo è, e questo porta Cleopatra a cercare la causa del mancato rispetto del Principio di cooperazione, intendendo che Antonio non vuole aiutarla o perché non crede che sia in difficoltà, o perché la odia o è un irresponsabile.

La cortesia linguistica. Se osservassimo sempre le Massime del Principio di cooperazione, parleremmo sempre in modo ottimale. Questo non viene fatto perché secondo Goffman ( 1971) vogliamo salvare la faccia. La faccia è qualcosa come l'insieme della propria stima di sé, della propria reputazione, dell'immagine pubblica, emotiva e sociale che ognuno ha di sé e che vorremmo al minimo proteggere dal danno al massimo potenziare. La faccia ha due aspetti identificati da Brown e Levinson ( 1987) come:

- la faccia positiva, ovvero il bisogno di essere accettati e di piacere

- la faccia negativa, ovvero il bisogno di essere liberi da imposizioni.

Questi due bisogni sono spesso in conflitto l'uno con l'altro perché ogni interlocutore possiede entrambe le facce rendendo più difficile la faccenda. Quando gli interessi della faccia sono a rischio, gli interagenti usano la cortesia per salvare i loro interessi. In senso tecnico, la cortesia è una serie di strategie verbali impiegate dal parlante per manipolare l'interazione massimalizzando i vantaggi e minimizzando gli svantaggi in termini di faccia positiva e negativa propria e dell'ascoltatore. La cortesia positiva gratifica la faccia positiva e la cortesia negativa protegge la faccia negativa.

Esempi di cortesia positiva per la faccia dell'ascoltatore sono i complimenti, le offerte di aiuto, le promesse. Il parlante in questo modo cura la faccia positiva dell'interlocutore in cerca di approvazione:

- sei accaldato, vieni sotto l'ombrellone

-sì fa piuttosto caldo, certamente non fa freddo

- ciao bella, ti stai abbronzando magnificamente

La cortesia negativa è orientata verso il desiderio di autonomia dell'ascoltatore con l'ausilio di scuse, distanziamento per evitare ogni forma di imposizione.

Vediamo questo esempio: mi scusi le chiedo troppo ma lei è sempre così gentile, non è che potrebbe tenermi il piccolo mentre faccio un tuffo veloce? fa così caldo, vedo che mio marito ritarda.

La cortesia, all'interno del Principio di cooperazione, rappresenta un altro principio, ovvero la scusa per non ottemperare alle Massime del Principio. A volte per proteggere la faccia dell'interlocutore non si è proprio sinceri o si è più lunghi del dovuto. La cortesia è un fattore pragmatico che consente di stabilire, mantenere o alterare le relazioni tra parlanti.

L'organizzazione della conversazione

Nella conversazione, il ruolo della coreografia nello scambio tra ascoltatore e parlante e viceversa è molto importante. Per esempio come avviene la presa del turno da parte dell'ascoltatore? Come lo conserva il parlante, e come lo cede? Se ci sono più partecipanti come si fa a sapere quando è il proprio turno e come si comincia quando è il proprio turno?  La stessa ordinaria conversazione è retta da regole su chi può parlare, quando, per quanto tempo, chi può intervenire o interrompere, come interrompere e così via? L'analisi della conversazione ha offerto strumenti molto utili per decifrare tutti questi dati. Il momento dell'avvicendamento del turno secondo Sacks ( 1978) può essere analizzato in questo modo:

- Se il parlante (p) seleziona il parlante successivo ( s) nel corso del suo turno, deve smettere di parlare al successivo punto di rilevanza transizionale ( prt) e far proseguire ( s).

- Se al successivo ( prt) in cui p tace, nessun S è stato selezionato da p, qualsiasi altro partecipante può autoselezionarsi; il primo che parla si assicura il diritto al turno.

_ Se al successivo ( prt) in cui s tace nessun S è selezionato da p e nessun altro partecipante si autoseleziona, p può continuare a parlare.

E' molto importante nell'analisi conversazionale considerare le durate delle pause, l'uso delle parole per segnalarle, l'intonazione adoperata.

L'analisi della conversazione ha rivelato delle regolarità nella gestione dei turni ma anche nella complementarietà delle sequenze della conversazione. Come nel caso delle coppie adiacenti in cui ad esempio al saluto segue quasi sempre un altro saluto, al ringraziamento il minimizzatore, alla domanda la risposta, ma a volte anche un'altra domanda, all'offerta segue l'accettazione o il rifiuto e così via.

Per ora questa minima esposizione dei maggiori fenomeni pragmatici testimonia della loro eterogeneità e complessità. Ad esempio , la deissi personale rappresenta un fenomeno molto ricco di implicazione perché è soggetta anche a considerazioni discrezionali di uso.

In pratica ci sono fenomeni pragmatici soggetti a obbligatorietà categorica mentre altri sono legati a elementi di discrezionalità d'uso. 

 

Il contesto nello studio della pragmatica.

 

Il contesto di enunciazione è tutto quanto influenza la lingua di un enunciato, e insieme tutto quanto dalla lingua è influenzato. La pragmatica può essere intesa come la teoria del contesto. Il contesto è un concetto molto complesso e dinamico. Seguendo un criterio prettamente linguistico possiamo distinguere tra:

- contesto linguistico

 - contesto extralinguistico

 

Il contesto linguistico è il pezzo di lingua che precede o segue il pezzo in questione e che, aiuta il parlante a produrre quest'ultimo così com'è e dall'altra parte consente l'ascoltatore a dargli il significato giusto.

 

Il contesto extralinguistico è tutto il resto che incide sul significato di un enunciato. Secondo un criterio di oggettività, ne possiamo distinguere almeno due componenti:

- la situazione oggettiva dell'enunciato, costituita dal parlante e dall'ascoltatore ( definito in modo demografico dal suo sesso, età, la classe sociale, religione, istruzione) ma anche dal loro rapporto di ruolo reciproco di tipo paritario, dominanza-subordinazione, distanza sociale) dal tempo e dal luogo del proferimento.

- la rete soggettiva di credenze, desideri, scopi, timori, pregiudizi, atteggiamenti, conoscenze che contribuisce a determinare le intenzioni comunicative degli interlocutori.

 

Secondo un altro criterio, di maggiore espansione, possiamo identificare nel contesto tre unità di analisi:

- la comunità linguistica

- l'evento comunicativo

- l'atto linguistico

 

La comunità linguistica è il contesto più ampio dell'interazione verbale, costituita dal gruppo di parlanti che condividono non solo la medesima lingua o le medesime lingue ma anche le medesime " norme di interpretazione e di uso" all'interno di questa comunità di prassi.

A livello intermedio tra la comunità e l'atto troviamo l'evento comunicativo come ad esempio il cicaleccio al bar, la telefonata, il dibattito parlamentare, la festa di compleanno, la messa in chiesa, la lezione a scuola. Ad esempio, nel caso della telefonata o del dibattito parlamentare, la lingua è il dato costitutivo dell'intero evento. L'evento comunicativo, per la sua capacità di unità contestuale, viene spesso utilizzato per la ricerca con molto profitto. Per quel che concerne l'identificazione delle " componenti" dell'evento linguistico, il modello di Hymnes defnito con l'acrostico SPEAKING ( 1980) ha avuto molto successo.  Ecco la ripresa di questi elementi:

S = situazione, a sua volta composta dalla localizzazione e dalla scena, intendo la prima come la somma di circostanze fisiche di luogo e ora, e la seconda come la somma di circostanze psicologiche e sociali;

P= partecipanti, tra cui vengono distinti non solo il parlante e l'ascoltatore, ma anche l'emittente e il pubblico, come nel caso in cui si parli a " suocera" perché " nuora" intenda, o in politica parli fisicamente un portavoce a un giornalista quando in realtà il messaggio vale da parte del presidente della Repubblica all'intera nazione;

E= ends o purpose, scopi, a loro volta distinti in obiettivi raggiunti ( risultati ottenuti parlando) e obiettivi in vista ( mete da raggiungere);

A= act sequence, sequenza di atti, comprensiva della forma e del contenuto del messaggio;

K= key, chiave, cioè il tono, lo spirito, l'espressività con cui si parla;

I= instrumentalities, tra cui il canale di tipo parlato, scritto, telefonico ma anche quello zufolato, bisbigliato, e il codice in italiano, inglese, francese ma anche le diverse varietà di lingua ( italiano veneto, italiano napoletano, italiano popolare, italiano aulico).

N= norms, sia norme di interazione, di comportamento che possono accompagnare il parlato, sia norme di interpretazione per comprenderlo;

G= genres, generi, tra cui racconto, preghiera, conversazione, cicaleccio, conferenza, dibattito, ecc.

La complessità del contesto è dunque dovuta al fatto che le sue componenti sono numerose e disparate. L'elenco di queste componenti non è esaustivo poiché ogni informazione può essere pensata come contesto. Inoltre, la complessità è dovuta anche alla sua dinamicità perché tutte le componenti non sono sempre attivate in tutte le situazioni enunciative.

La pragmatica come disciplina

Negli ultimi anni, la pragmatica come disciplina si è conquistata una sua autonomia dalla linguistica. Sono questi " confini esterni" che tentiamo di definire meglio. L'eterogeneità dei fenomeni pragmatici non fa della pragmatica un ambito di studio coerente ( Crystal, 1997).

All'interno della pragmatica si possono individuare due orientamenti diversi: l'uno più filosofico e l'altro più sociologico. L'orientamento filosofico predilige l'aspetto logico e cognitivo della materia. Qui le sovrapposizioni risultano più vaste con la semantica. Le nozioni in questo ambito sono le intenzioni del parlante, l'effetto dell'enunciato sull'ascoltatore, le implicature, le presupposizioni sul mondo su cui fanno affidamento parlante e ascoltatore quando interagiscono.

L'altro orientamento della pragmatica è più sociologico e privilegia l'aspetto sociale e antropologico nelle sue analisi per capire il contesto e il contesto culturale in modo particolare.

Nella pragmatica si può suddividere il campo in due ambiti: la pragmalinguistica e la sociopragmatica.

La pragmalinguistica  considera le risorse linguistiche a disposizione del parlante per creare degli effetti pragmatici nel compiere gli atti comunicativi. Ad esempio, in italiano per esprimere la deissi sociale si dispone dei pronomi allocutivi come " tu vs lei" o " scusami vs mi scusi" con atti linguistici più o meno diretti.

La sociopragmatica considera le percezioni sociali che inducono gli interlocutori a compiere e interpretare un atto comunicativo in un determinato modo. Continuando con l'esempio della deissi sociale, sono le considerazioni sociopragmatiche che regolano le scelte tra le risorse linguistiche disponibili: dato un certo contesto, che cosa è più appropriato? il tu o il lei? un atto diretto o indiretto?

Una seconda suddivisione all'interno della pragmatica distingue tra:

- pragmatica intraculturale

- pragmatica contrastiva

- pragmatica interculturale

- pragmatica interlinguistica

Per pragmatica intraculturale si intende l'insieme delle norme che regolano l'uso di una lingua all'interno di una cultura. Un esempio è la pragmatica italiana praticata dagli italiani in Italia.

Per pragmatica contrastiva o crosscultural pragmatics in inglese si intende il confronto tra le norme che regolano l'uso di una lingua A secondo la sua cultura e le norme che regolano l'uso di un'altra lingua B all'interno della sua cultura B.

Per pragmatica interculturale si intende invece la pragmatica dell'interazione tra nativi e non nativi di una determinata lingua e cultura. Ad esempio, quando un italiano interagisce con un turista straniero in italiano.

Infine, la pragmatica interlinguistica si riferisce alla pragmatica dell'interlingua di chi apprende la L2.

Questi ambiti di lavoro utilizzano diverse metodologie di ricerche che trovano una contrapposizione tra universalismo ( razionalismo, oggettivismo e illuminismo) da una parte e dall'altra parte il relativismo ( empirismo, soggettivismo e postmodernismo). In modo pratico abbiamo un metodo di lavoro di tipo essenzialista e l'altro di tipo costruttivismo.

Nell'abbinare la variabile culturale con quella linguistica, il paradigma essenzialista ritiene che i fatti linguistici vadano intesi come simboli o indicatori di una realtà psicologica e sociale che esiste indipendentemente dalla lingua. Prende per dato di fatto la realtà, la nazionalità, il gruppo etnico, la razza, il genere, l'età, la professione, la personalità, l'umore, lo scopo dell'interazione. e sostiene che il comportamento linguistico possa essere analizzato alla luce di queste categorie.

Il paradigma costruttivista ritiene che la lingua sia un modo sistematico per costruire la realtà. Quindi siamo noi, come individui nell'acquisire e usare la lingua a costruire la realtà, e con essa le sue categorie. Alla base della disputa tra i due paradigmi stanno due posizioni ideologiche dove da una parte abbiamo il determinismo dei dati di fatto e dall'altra l'idealismo della possibilità di incidere con le parole sulla realtà. Prendiamo la questione dell'età, la quale può essere vista come:

- tanto come un insindacabile dato anagrafico

- quanto come un interpretabile processo sociale e individuale costruito dalla società e dall'individuo.

Di fatto ci si può sentire vecchi a vent'anni e giovani a settanta? In un mondo in crisi, il costruttivismo sembra più attraente dell'essenzialismo. L'essenzialismo, tuttavia, contiene il pericolo della morte dei fatti per il tutto interpretazione. Nietzche avrebbe detto che possiamo credere tutto quello che ci pare, tutte le credenze hanno uguale valore e il relativismo diventa una religione.

Nel campo dei costruzionisti la domanda non è " che cosa è vero?" ma piuttosto " com'è questa versione di quello che si crede vero viene a dominare in queste particolari circostanze sociali e storiche?" . Verità e conoscenza sono culturalmente specifiche ( Jordan, 2004).

Il prezzo di questo approccio è quello di perdere in termini di credibilità scientifica, vale a dire nell'autorità della ragione e di ricerca di una verità oggettiva.

Per questo motivo Joseph ( 2004) indica come ideale metodologico quello di cercare il rigore intellettuale dell'analisi essenzialista senza cadere nella trappola di credere in modo assoluto alle sue categorie, e di mantenere il dinamismo e individualismo del costruttivismo evitando la trappola del vuoto relativismo.

Tornando ai temi di ricerca della pragmatica linguistica risulta molto importante la scelta sul come ottenere i propri dati, vale a dire:

- dati elicitati, controllati più oggettivamente ma poco spontanei

o dati naturalistici, certamente più veri ma poco generalizzabili

Il paradigma essenzialista predilige i dati elicitati mentre quello costruttivista quelli naturalistici.

In pragmatica si ritrovano analisti del discorso che preferiscono dare delle spiegazioni in termini culturali dei vari fenomeni pragmatici mentre gli analisti della conversazione ne rifuggono.