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La vita sta cambiando pelle

La protesta per il fallimento degli Enti Lirici Italiani

Pietro Acquafredda

Sabato di protesta, Cultura e Spettacolo alla riscossa. Manifestazione a Roma

Si sono dati appuntamento a Roma per un corteo che attraverserà la città partendo da Porta San Paolo  per concludersi in Piazza Mastai.  L'iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi al Conservatorio di Santa Cecilia ( per pura comodità; e per questo non si capisce perchè il direttore del Conseravtroio  romano ha pontificato sul  Fatto, l'unico giornale a dare spazio alla protesta).Le istituzioni culturali e di spettacolo, fra le quali,  le cosiddette Fondazioni liriche - che Veltroni, solo lui però, vedeva già con la fila di sponsor pronti a finanziarle, che versano nella situazione più critica. Mancano i soldi e la crisi è nera.

In questi anni alle Fondazioni liriche sono stati fatti prestiti dal Governo per risanare  la montagna di debiti che ciascuna, irresponsabilmente, aveva prodotto, forte dell'antico slogan nel paese di bengodi: fai i debiti, qualcuno pagherà; sostenuto anche dalla filosofia  secondo cui 'l' opera costa, se la volete dovete tirar fuori i soldi' che era poi il ritornello che Gianpaolo Cresci e molti altri suoi omologhi, anche meno 'sgarrupati' di lui, andavano ripetendo ogni volta che presentavano un bilancio necessariamente  in rosso.

Ad oggi , nonostante quasi tutti chiudano i bilanci annuali in pareggio o vicini al pareggio, per il timore del fallimento se tale pareggio non fosse stato raggiunto alla data del 31 dicembre 2018 - i debiti pregressi  rappresentano una montagna pronta a franare ed a seppellirli: 150 milioni di Euro circa, per la cui restituzione il commissario proposto ai prestiti, ing. Sole, ha dichiarato. non basterebbero 100 anni.

Andrebbe anche detto che i 150 milioni sono da spartirsi fra tutte le 12 fondazioni - escludendo Scala e Santa Cecilia - con una media di una decina di milioni ciascuna ( nella realtà, alcune ne hanno  chiesti in prestito per non fallire un pò di più, su tutti il Maggio Musicale Fiorentino, l'Opera di Roma, l'Arena di Verona - che ha la platea più grande al mondo e perciò dovrebbe navigare a vele spiegate, e invece se la sono spolpata in passato - ed il Comunale di Bologna . Ma esse sono complessivamente indebitate per quasi 300 milioni di Euro.

Di conseguenza si tratta di somme ben al disotto del 50 milioni circa che la Lega deve ritornare allo Stato, per la cui  restituzione la magistratura le ha riconosciuto un congruo tempo dilatorio: una ottantina di anni - quando forse la stessa Lega non esisterà più.

 Che fare? Isotta, relativamente alle fondazioni liriche propone una soluzione drastica: chiudiamo i nostri teatri, per qualche anno (lo aveva proposto una volta anche Luciano Berio; ed essere della stessa opinione di Berio, a Paolo Isotta certamente non piacerà) e poi li riapriamo come 'musei dell'opera'. Non ci dice se dovranno ancora rappresentare opere o fare altro., in quanti dovranno riaprire i battenti, chi li finanzierà e quale finalità debbano proporsi nella programmazione, oltre quella di rialfabetizzare gli italiani nell'Opera; gli stranieri non ne hanno bisogno, perché sono fra i migliori e più competenti conoscitori ed estimatori del melodramma italiano).

La situazione attuale è, a suo dire, drammatica, e non solo economicamente, dopo che per anni  queste Fondazioni sono state travolte dall'uragano Salvo Nastasi che di danni ne ha fatti molti ( perfino economici: le Fondazioni dalle quali egli è passato come commissario sono fra le più indebitate!) e fra i tanti, alcuni irreparabili, anche quello di volere ai vertici di molte fondazioni gente assolutamente squalificata. Isotta cita gli unici  che hanno le carte in regola per dirigere un ettaro d'opera. Peccato che neanche su uno solo dei tre nomi la pensiamo  come il nostro illustrissimo collega. giovedì 4 ottobre 2018

Fonte Link: ilmenestrello