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La vita sta cambiando pelle

La scienza che vuol rimanere all'era degli schiavi

Margherita D'Amico

Scienza non è sinonimo di dogma, né di incontrovertibilità, né di rettitudine, così pure scienziato non significa infallibile, indipendente, altruista. La prima è infatti il risultato di percorsi di conoscenza umani, e della seconda categoria fanno quindi parte esseri umani. Scienza e scienziati, fra i quali si annoverano senza dubbio figure straordinarie, hanno regalato alla nostra specie cognizioni fondamentali, innumerevoli scoperte cui dobbiamo ammirazione e gratitudine, ma pure hanno partorito e seguitano a mettere a punto bombe o veleni che distruggono l’unico mondo a nostra disposizione, legando inoltre il proprio percorso a sistemi economici dallo spaventoso potere. Scienza e scienziati utilizzano perlopiù un linguaggio e riferimenti specialistici, il cui unico collegio giudicante è la comunità scientifica stessa, col risultato di chiederci uno sforzo di fiducia. Come affidarsi, tuttavia, a certe proposte, quando persino parole comprensibili a tutti peccano di veridicità?

“Grazie alla scienza abbiamo imparato a calibrare numeri, dosi e funzioni, evitando ogni sofferenza all'animale… bisogna evitare di manipolare la realtà inventandosi la pratica (inesistente) della vivisezione” asserisce Elena Cattaneo, ricercatrice pro ogm e sperimentazione animale, senatore a vita, in un intervento nell’ambito di due pagine a tesi dedicate da la Repubblica a chi sostiene l’imprescindibile necessità della vivisezione. Ma l’esistenza stessa delle deroghe, sempre più di frequente accordate, per testare senza anestesia, proprio affinché l’animale provi dolore, contrasta irrimediabilmente con tali affermazioni, e, più in generale, l’intera sperimentazione animale si basa su interventi che impongono atroci sofferenze fisiche e psicologiche, e si concludono con l’uccisione della cavia.

“Basta leggere alcuni dei protocolli sperimentali elencati dal Ministero della Salute per apprendere cosa accade agli animali usati nei laboratori: frattura chiodi centri midollari,ulcerelesioni cerebralistimolazione profonda con elettrodidanni cerebrali acutidanni renali cronicirigenerazione lesione spinale e nervo otticoreattività encefalo suino a contatto con colla chirurgica non sono che alcuni esempi” obietta la Lav-Lega antivivisezione. “Eppure, nessuna specie vivente può essere modello sperimentale per le altre, a causa delle enormi differenze genetiche, anatomiche, biologiche, metaboliche, psichiche, etologiche che le contraddistinguono. Quel che risulta innocuo negli animali può essere tossico per l’uomo e viceversa. Gli animali da laboratorio, spesso frutto di manipolazioni genetiche, differiscono persino dai propri simili in libertà. Anche le malattie indotte sugli animali a fini sperimentali, vedi il cancro, sono diverse dalle patologie che si manifestano naturalmente. I test su animali ostacolano l'impiego di sostanze e di tecniche realmente valide alla sperimentazione. Come descrive chiaramente il Dr. R. Klausner, direttore del National Cancer Institute: ‘La storia della ricerca sul cancro è una storia di cura del cancro nel topo [...] Abbiamo curato topi dal cancro per decenni, e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani’”.


La sperimentazione animale non è un metodo validato scientificamente, né è predittiva sull'uomo in quanto ogni specie fa riferimento a sé, e noi non siamo gatti, topi, conigli, maiali, scimmie, bensì uomini

La realtà di laboratorio descritta dall’onorevole Cattaneo parla di pochi animali trattati magnificamente in contesti ameni (“In un istituto che si integra nello spazio di foresta dove questi animali si muovono liberamente”: significa che gli animali vivono liberi in un’oasi e ogni tanto finiscono sotto il bisturi, oppure che il laboratorio è inserito in un giardino dove il personale può trascorrere la pausa pranzo?) da ricercatori sensibili, i quali si struggono dal dispiacere al momento di procedere all’esperimento e poi uccidere. Purtroppo però video, immagini, testimonianze dirette e le stesse pubblicazioni scientifiche ci descrivono una realtà opposta.

Come credere, allora, al resto? Quale senso e valore attribuire all’esortazione, rivolta agli “animalisti”, ad accettare una diagnosi ineluttabile (la vivisezione non può tramontare) da parte di una scienza che, contraddizione in termini, rifiuta il progresso? E’ come se l’imprenditoria contemporanea perorasse l’utilizzo degli schiavi, prendendo a modello il Colosseo o le piramidi.

Aggiunge la Lav: “L’onorevole Cattaneo propone di far riferimento più preciso alla sperimentazione animale sulle etichette dei farmaci; sarebbe allora corretto aggiungere ‘testato su umani, tra i quali bambini, volontari sani, persone del Sud del Mondo, involontari nelle corsie ospedaliere’, visto che tutto quanto viene provato sugli animali conosce poi una riprova sull’uomo. La prima fase di sperimentazione, quella su animali, non è infatti predittiva. Su 100 sostanze date per sicure con gli animali, 92 non passano le prove cliniche e 4 vengono ritirate per gravi reazioni avverse, e di 3000 trattamenti medici solo l’11% si è dimostrato efficace e il 98% è una copia di quelli vecchi”.


La scienza che nega di poter progredire senza test sugli animali nega la propria vocazione

Segnala la Lndc-Lega nazionale per la difesa del cane: “La senatrice Cattaneo omette di citare gli innumerevoli fallimenti della sperimentazione animale dal punto di vista scientifico. L’ultimo, solo in ordine di tempo, riguarda un farmaco antidepressivo e antidolorifico che ha causato gravi danni neurologici ad almeno cinque cavie umane e la morte cerebrale di una sesta in Francia, dopo che il prodotto aveva superato i test condotti sugli scimpanzé. È noto che una larga parte della ricerca considera ormai i test sugli animali come un tipo di ricerca obsoleto, che peraltro non ha validazione scientifica. Al contrario, i moderni metodi alternativi sostitutivi sono soggetti a validazione, e basandosi  su colture di cellule e tessuti umani, modelli matematici computerizzati, sistemi artificiali, simulatori meccanici o computerizzati e altri sistemi non invasivi e incruenti, risultano molto più predittivi per l’uomo”.

"Ricordiamo lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, citato nel 2013 dal New York Times, che dimostra come i risultati ottenuti dagli esperimenti sui topi non possano essere trasferiti sul modello umano per almeno tre diversi tipi di patologie (sepsi, traumi e ustioni)" dicono dall'Enpa-Ente nazionale protezione animali "oppure quanto Thomas Hartung, direttore dell'European Union Reference Laboratory for alternatives to animal testing, scrisse nel 2005 sulla rivista Nature, definendo i test sugli animali cattiva scienza. D'altronde, se gli esperimenti su topi, cavie, cani e primati fossero davvero efficaci, non ci sarebbe alcun bisogno di testare le medesime sostanze anche sulle persone".

Resta da chiedersi perché, soprattutto in Italia, si investa così poco sui moderni metodi alternativi sostitutivi, perché gli organi d’informazione concedano spazi modestissimi alla divulgazione dei medesimi, lasciando intendere che questo importante dibattito scientifico sia una mera questione animalista. E ancora perché, a fronte dell’evidente aumento di mortalità e malattie, non si prenda in seria considerazione l’urgenza di cambiare strada, perché si cada sempre nel cliché del bambino malato che si salva solo sacrificando gli animali, perché non si dia alcun peso alla profonda valenza morale del dibattito, estremamente sentito dall’opinione pubblica e divulgato perlopiù attraverso l’ingannevole e arcaico principio mors tua vita mea. Perché, infine, la vecchia scienza si riduca ad appellarsi a chi forse non le crede più, negando in tal modo la propria capacità di progredire.

@margdam
margdam@margheritadamico.it

Fonte Link repubblica.it 

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