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La vita sta cambiando pelle

La vivisezione dove non te l'aspetti

Margherita D'amico

La vivisezione nel piatto: a partire dalla sorte di 36 maialini usati,  all’Università di Bologna, per testare cibi arricchiti, una nuova campagna di Animal Amnesty  punta a chiedere al Ministero della Salute di vietare la sperimentazione animale nell’ambito della ricerca alimentare.

“Si è tanto faticato, in Europa, per escludere la vivisezione dalla cosmesi, mentre in medicina intense e sempre più condivise battaglie reclamano i metodi alternativi sostitutivi. E’ dunque a maggior ragione inaccettabile che si sacrifichino animali per studi non indispensabili,  che possono e devono avere un riscontro specifico sull’uomo” dice Piercarlo Paderno, presidente di Animal Amnesty. “Non esiste infatti alcuna legge o direttiva europea che obblighi a testare sugli animali prodotti, ingredienti destinati all’alimentazione, ma questo avviene a discrezione dei ricercatori e dei progetti”.

Nello specifico, il progetto Bake4fun  è costato 1.311.748,80 euro, di cui 874.000 erogati dall’UE, per mettere a punto e validare nuovi prodotti da forno.

“La parte dell’esperimento che ci ha visti coinvolti riguarda la digeribilità del farro monococco, l’altra, in cui sono stati impiegati i maiali, era una ricerca sulla farina arricchita con microcapsule di ferro” racconta Massimo Fiorani, titolare dell’azienda Prometeo Urbino, specializzata nella produzione di farro biologico. Al progetto hanno partecipato Italia, Spagna e Polonia impegnando un’azienda e un istituto di ricerca per ogni paese, capofila l’Unibo, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari.

“Diversamente da quanto imposto per legge ai farmaci, l'azienda Prometeo non è obbligata a partecipare a studi in vivo per poter apporre sulle etichette indicazioni salutistiche. Quel che dispiace è che il farro bio, come altri alimenti del genere, abbia fra i potenziali acquirenti anche vegani e vegetariani, i quali ignorano che la messa a punto del prodotto ha richiesto il sacrificio di animali” obietta Paderno.

“La ricerca è durata due anni, e solo per 40 giorni abbiamo coinvolto 36 maiali di pochi mesi, 6 per ogni test, somministrando loro pane arricchito di ferro per provarne l’assimilabilità. Un esperimento utile, per esempio, a sopperire alle carenze alimentari anche nei paesi sottosviluppati” dice Andrea Gianotti, responsabile dello studio. “Per quanto mi riguarda, era la prima volta che testavo su materiale vivo, e gli animali sono stati trattati con ogni riguardo, quindi riconsegnati all’allevamento di provenienza”.

“Veramente” obietta Paderno “ sul sito ufficiale Bake4Fun si legge (al documento 4.7, dov’è descritta in dettaglio la fase in vivo su animali) che i maialini sono stati uccisi, per prelevarne campioni di tessuto: At the end of the trial the animals were slaughtered for tissue  mucosae of colon and small intestine and liver.  Inoltre, il professor Gianotti ha forse dimenticato di aver firmato una sperimentazione sui ratti volta a esplorare le proprietà del Kamut?”

Perché, in ogni caso, testare sui maiali un alimento arricchito destinato alle persone?

“Nell’allevamento intensivo, nei primi mesi di vita, i piccoli suini risentono di una carenza di ferro legata alla propria natura, cui si sopperisce di solito per via endovenosa, mentre abbiamo dimostrato che si può facilmente ovviare con un pane arricchito” spiega Gianotti.

Ma non è assai probabile che siano le stesse condizioni della stabulazione intensiva a causare un deficit, assente infatti nei suini selvatici, in quelli d’affezione, come pure negli esemplari allevati all’aperto? Che senso ha, allora, testare su animali costretti in situazioni estreme, in cui, in aggiunta alle differenze fondamentali fra una specie e l’altra, l’uomo non verrà mai a trovarsi?

“C’è di più” ribatte Paderno “sempre a quanto riporta la pubblicazione ufficiale dello studio, nei maialini, costretti a portare un catetere permanente nella giugulare per permettere continui prelievi di sangue, l’anemia è stata indotta artificialmente:  … A questo scopo verranno utilizzati suinetti con una anemia ferropriva sperimentalmente indotta mediante la somministrazione di  metà della dose di Fe destrano alla nascita”.

“Perché gli animalisti notano proprio il nostro progetto, che ha regolarmente vinto un bando di concorso ed è stato valutato idoneo dalla Commissione europea” protesta Gianotti “quando in ambito alimentare ce ne sono molti altri che prevedono test su animali?”

“Queste sperimentazioni rappresentano purtroppo una realtà in crescita, e ne siamo ben consapevoli” conclude Paderno. “Infatti la nostra campagna non è orientata in particolare contro il progetto Bake4fun (preso a esempio perché il target delle aziende coinvolte è vicino a chi ha una certa sensibilità, e il professor Gianotti sembra deciso a continuare sulla via, seppur facoltativa, della sperimentazione animale): intendiamo, attraverso una specifica petizione, chiedere al Ministero della Salute nuove linee guida, che vietino in via chiara e definitiva i test sugli animali nel valutare le proprietà degli alimenti destinati al consumo umano”.

@margdam
margdam@margheritadamico.it

Fonte Link repubblica.it

 

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