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La vita sta cambiando pelle

LE LIBERE (SI FA PER DIRE) DONNE DEGLI ANNI ‘50

LE LIBERE (SI FA PER DIRE) DONNE DEGLI ANNI ‘50

Francesca Avanzini

Fino a poco tempo fa, il paese aveva due anime, una cattolica e una comunista. A volte si fondevano, dal momento che si trattava pur sempre di due chiese o fedi, a volte divergevano. Gli archetipi di Don Camillo e Peppone sono lì a provarlo. Per quanto riguarda l’immagine della donna, quella dei compagni, certo, era più evoluta, ma entrambe le parti, soprattutto nel privato, pescavano nello stesso atavico retroterra culturale.

Nel suo libro “L’evoluzione dell’immagine della donna nell’Italia degli anni Cinquanta: ‘Vie Nuove’ e ‘Famiglia Cristiana’” (youcanprint, pp.179, € 17) Simona Zannoni, operatrice olistica, laureata in Lettere e Filosofia presso l’Università di Parma, mette a confronto l’idea del femminile così come presentato dalle due riviste-veicolo rispettivamente del PCI e della DC-non esclusivamente rivolte alle donne ma che di donne comunque si occupano.

Se il modello di “Vie Nuove” è la donna sovietica con pochi vezzi, che va a teatro direttamente dopo essere smontata dal lavoro, senza neanche cambiarsi d’abito o pettinarsi, la donna cattolica è l’angelo del focolare. Nelle foto di copertina veste sempre grembiulini pieni di pizzi, oppure aspetta sorridente il marito in eleganti vestaglie; ha sempre a che fare con pargoli e fornelli, è bionda, magra e bella al pari dei suoi figli. E qui un certo prestito dal modello americano è innegabile.