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La vita sta cambiando pelle

Legge anti slot senza decreto attuativo: e in un anno ce ne sono 30 mila in più

407 mila le slot machine disseminate in tutta Italia al 31 dicembre scorso, per la precisione erano 407.390. Una macchinetta ogni 147 italiani. Con il boom dell'online, l'azzardo

Sergio Rizzo

C’è chi chiede di tassare ferocemente il gioco d’azzardo per combattere la povertà (Andrea Orlando) e chi di vietarlo tout court (Ignazio Messina, segretario dell’Italia dei Valori). C’è chi annuncia uno stanziamento monstre per combattere la ludopatia dilagante (Nicola Zingaretti) e chi il taglio di 130 mila slot machine (Paolo Gentiloni). Risultato: invece di diminuire, le macchinette aumentano.

Al 31 dicembre del 2016 ce n’erano 407.390. Una ogni 147 italiani. Il bello è che una norma approvata ormai più di 15 mesi fa nella legge di Stabilità 2016 stabilisce che quel numero si debba ridurre fino ad attestarsi alla fine del 2019 su un livello inferiore del 30 per cento a quello rilevato il 31 luglio 2015. Quel giorno le slot disseminate in sale, bar e tabaccherie risultavano 378.109. Ossia ben 29.281 meno di quelle che risultavano a dicembre 2016. Che cosa è successo?

Sappiamo che dopo un anno e tre mesi il decreto ministeriale attuativo di quella norma incredibilmente non è stato ancora emanato. Ma non può essere soltanto questa la ragione. C’è chi sostiene, per esempio, che bisogna calcolare pure le macchinette in magazzino. Piuttosto curioso, considerando che la stessa Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha chiarito un anno fa in una risposta a un articolo del Corriere nel quale già si segnalava l’aumento degli apparecchi, che quel numero di 378.109 «comprende sia gli apparecchi in esercizio sia quelli in magazzino». Il che fa venir meno anche l’ultimo alibi.

Chiaro che di questo passo per raggiungere l’obiettivo fissato da quel provvedimento, cioè 265 mila macchinette entro la fine del 2019 ci vorrebbe un miracolo. Però questo è ancora niente rispetto al fenomeno più micidiale perché difficilmente controllabile, quello del gioco online. Qui i tassi di crescita sono esponenziali. Al punto da far ipotizzare che già quest’anno, grazie al contributo di queste giocate virtuali, il giro d’affari dell’azzardo legale possa superare la soglia dei 100 miliardi: nel 2016, secondo alcune stime pubblicate dall’Avvenire, eravamo già oltre i 95.

Negli ultimi due anni il volume delle puntate virtuali è salito a 12,6 miliardi. E rispetto ai metodi tradizionali di gioco, il gettito fiscale è trascurabile. La stima è 96 milioni: di fatto meno di quanto lo Stato, e gli enti locali investano per combattere la ludopatia. La sola Regione Lazio ha annunciato uno stanziamento biennale di 14,4 milioni, che si sommano ai 50 statali. Somme non trascurabili, e anche sui metodi con cui vengono impiegati questi soldi (a cominciare dal circuito che alimentano) ci sarebbe probabilmente necessità di maggiore trasparenza.

La verità è che sul gioco d’azzardo legale, cresciuto a ritmi vertiginosi proprio negli anni della crisi durante i quali gli italiani s’impoverivano sempre più, gli interessi pubblici e privati sono così rilevanti da far passare in secondo piano anche le conseguenze sociali e il loro costo. Per non parlare di circostanze che certo non contribuiscono a gettare una buona luce su quel mondo.

È di qualche giorno fa la notizia che i Monopoli hanno notificato a Francesco Corallo, finito in un’inchiesta per riciclaggio, la decadenza della sua concessione per violazione del principio di fiducia. Una decisione arrivata dopo tre mesi dalla notizia di quell’inchiesta, che apre ora un nuovo interrogativo: che fine faranno adesso le sue 56.894 slot machine? Saranno semplicemente tolte dal mercato, magari per rispetto di quella legge sul taglio del 30 per cento, oppure verranno salvate in qualche modo?

fonte Link corriere.it 

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