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La vita sta cambiando pelle

Mai così tanti suicidi in Italia

Non solo crisi, le statistiche parlano di depressione e solitudine In tutto il Paese sono 4000, nel Lazio 352 casi in dodici mesi STRAGE SILENZIOSA S'impiccano con cavi TV e si lanciano dalla finestra

Sono circa 4 mila (in prevalenza uomini adulti) le persone che ogni anno in Italia decidono (e riescono) a togliersi la vita con i metodi più disparati. Una strage silenziosa e continua che dopo un periodo di assestamento al ribasso (quasi dimezzati i dati che riguardano le donne) ha registrato una nuova accelerazione (colpendo soprattutto gli uomini in età da lavoro) con l’esplosione della crisi economica mondiale nell’agosto del 2007.

Una tendenza statistica impressionante che ha portato nel 2013 (ultimo anno di cui sono disponibili i dati Istat) a 4291 il numero di suicidi su tutto il territorio nazionale (352 nella sola regione Lazio). Numeri che fanno impressione e che devono tuttavia essere considerati per difetto visto che in molti frangenti, i casi di suicidio non vengono riconosciuti come tali. Solo a Roma, ad esempio, i casi di presunti suicidi sono 153 nel 2015 e 75 nel 2016. Un dato al quale bisogna sommare le indagini che non sono state ancora verificate, ovvero i «modelli k». A leggere le statistiche (che pongono l’Italia come paese a «rischio medio» rispetto alla possibilità di suicidio) i maggiori indiziati a porre fine alla propria esistenza sono gli uomini che hanno da poco passato la soglia dei cinquanta (436 su tutto il territorio nazionale). Tra i fattori che, statisticamente, riducono il rischio di tentare di togliersi la vita c’è il matrimonio. Il rischio di suicidi negli uomini vedovi o divorziati di tutte le età è di cinque volte superiore rispetto agli uomini sposati. Trend confermato anche dai dati riferiti alle donne dove si registrano rischi due volte superiori nelle donne rimaste vedove o separate (soprattutto nella fascia d’età tra i 25 e i 44 anni) rispetto alle donne sposate.

Preoccupanti poi i dati generali che si occupano delle fasce d’età più giovani: nell’ultimo anno statisticamente rilevato sono stati 78 i casi di ragazzini (fino ai 19 anni di età) che hanno deciso di togliersi la vita. E così come esistono differenze nei numeri tra i suicidi di uomini e quelli di donne, differenze esistono anche nei metodi maggiormente utilizzati dagli aspiranti suicidi per portare a termine i loro propositi: tra i maschi infatti il metodo «preferito» è l’impiccamento e dal salto nel vuoto da altezze che non lasciano scampo (soluzione preferita maggiormente tra gli over 65). Meno frequentemente, gli uomini si tolgono la vita lanciandosi contro un mezzo in corsa (metodo utilizzato quasi esclusivamente dai più giovani). Tra le donne invece gettarsi nel vuoto risulta essere il metodo più frequente, seguito dall’impiccamento, dall’annegamento (soluzione preferita dalle donne più anziane) e dall’avvelenamento da farmaci. «Connettersi, comunicare e curare». Sono queste le parole d’ordine dell’Iasp, l’associazzione internazionale per la prevenzione del suicidio. «In molte comunità – dicono gli esperti dell’associazione – il suicidio è avvolto nel silenzio, o viene sottaciuto. Dobbiamo parlare del suicidio come una qualsiasi altra tematica di pubblica salute, al fine di dissipare i falsi miti, i tabù, riducendo lo stigma che lo avvolge. Dobbiamo assicurarci un piano d’azione politico e una pianificazione di cura tale da rendere la prevenzione del suicidio una priorità e consolidarlo a un livello adeguato alla sua pregnanza come problema pubblico sanitario». 16 Giugno 2016

Fonte Link: iltempo.it

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