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MARIAGRAZIA VILLA: “Il giornalista digitale è uno stinco di santo”

Il Giornalista digitale è uno stinco di Santo

Francesca Avanzini

Mariagrazia Villa o dello spirito. Chiamatelo come volete, verve, intelligenza, brio, effervescenza e anche qualcosa di più alto che guida l’individuo, è comunque quello che circola nel volume “Il giornalista digitale è uno stinco di santo”. 27 virtù da conoscere per sviluppare un comportamento etico”.

La giornalista Mariagrazia Villa, parallelamente a una lunga carriera nei quotidiani e come copywriter e foodwriter, insegna, per riassumere una lunga specializzazione, etica applicata al giornalismo presso l’istituto Universitario Salesiano di Venezia e Verona. Benché tecnicamente rivolto agli studenti di giornalismo digitale, il manuale, travalicando il genere e sfociando nella letteratura, costituisce ottima lettura per tutti, particolarmente per quanti, anche solo di striscio, sfiorino il web. Forse non tutti sanno che ci sono norme del codice deontologico dei giornalisti, per esempio quelle riguardanti il diritto alla privacy, che si applicano a chiunque usi i social, ed è bene conoscerle per non incorrere in reati. Inoltre è nell’interesse di tutti mantenere sano ed eticamente pulito “l’oceano del web”, proprio come ci si dovrebbe curare dell’ambiente fisico.

Il libro è così organizzato: ogni capitolo è dedicato a una virtù etica quale ascolto, tempestività, discernimento, esattezza, chiarezza e via elencando, e parte da uno spunto autobiografico per condurre lo studente (il lettore) ad applicare la suddetta virtù alla costruzione della notizia, alla luce anche delle più recenti teorie di giornalismo. Chiude il capitolo un esercizio pratico. Chessò, per esercitare la virtù della profondità, creare un ipertesto con collegamento ad almeno 10 link al fine di illustrare l’eruzione del Vesuvio nel ‘79, poi, per esercitare l’esattezza o la chiarezza, ridurlo a 500 battute per lanciarlo su Facebook o ad ancora meno per Twitter.

Chi fa il giornalista ha una grossa responsabilità nei confronti della comunità, e ricordare i fondamenti etici della notizia va a vantaggio di tutti. Di nuovo, in un periodo in cui molti presupposti etici vengono a mancare, il libro costituisce una preziosa guida per tutti. La tanto negletta virtù dell’ascolto ci ricorda ad esempio che, nonostante gli accapigliamenti televisivi da talk show, la conversazione non è un ring. Disporsi a un ascolto partecipe, accogliendo il significato dell’altro e abbassando l’ego, oltre che base della notizia, lo è della comprensione reciproca e della tolleranza. Esercitare la virtù dell’orientamento, chiedendosi a che punto si è della propria vita, del proprio lavoro e cosa si vuole ottenere, è buon esercizio in generale; misurare il proprio operato al vaglio di principi che, come le virtù cardinali e teologali di catechistica memoria, forniscano guida e supporto, tiene in ordine lo spirito. E alla fine anche il corpo, avendo appreso che non sono separati.

Le tesi dell’autrice sono suffragate da citazioni di grandi-poeti, filosofi o cantanti che siano. Narrate con scioltezza, umorismo e abbondanza di calzanti, sapide metafore, fanno sì che le si legga d’un fiato.  Il libro è davvero opera della maturità, intesa come pieno dispiego del proprio potenziale, in cui esperienze di vita e professionali convergono armoniosamente per l’arricchimento del lettore.

Il giornalista digitale è uno stinco di santo, Webbok, Dario Flaccovio Editore, pp.283, € 28.