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La vita sta cambiando pelle

Metodo Cambridge Analytica: “Se cambi le persone, vinci”. Cambridge Analytica e il furto di dati: “Così influenzavano le elezioni”

JAIME D'ALESSANDRO

Due capi 40enni ambiziosi, l'arrivo di Bannon, la vittoria di Trump: "I dati dei social network fondamentali". Parlamentari Usa e Gb contro Facebook: "Ora Zuckerberg parli"

Vittime e carnefici. Si tratta solo di capire chi, nel grande scandalo della Cambridge Analytica, appartiene all'una o all'altra categoria. O magari ad entrambe. Sono coinvolti due quarantenni ambiziosi, un analista di dati molto giovane, un noto esponente dell'estrema destra americana, un social network da due miliardi di utenti, almeno cinquanta milioni di elettori e sullo sfondo l'attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Stando alle rivelazioni dell'ex dipendente Christopher Wyle, l'analista, l'azienda inglese specializzata in "psicometrica" avrebbe influenzato le ultime elezioni Usa, il referendum sulla Brexit e altre consultazioni condizionando l'elettorato grazie ai dati personali di cinquanta milioni di profili Facebook acquisiti illegalmente. "Se vuoi cambiare il corso della politica devi cambiare la cultura. Quindi le unità di base: le persone", ha snocciolato Wyle. Ed è quel che Cambridge Analytica pare abbia fatto. Ora si muovono anche i politici, sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna: diversi parlamentari vogliono sentire Mark Zuckerberg, il capo di Facebook, che avrebbe saputo delle attività probabilmente illegali di Cambridge Analytica sin dal 2015. La parlamentare inglese Damian Collins ha già chiesto a Zuckerberg di testimoniare in una commissione d'inchiesta della Camera dei Comuni.

La prima vittima, e il primo carnefice, è stato Steve Bannon, il falco dell'estrema destra americana. Quando nel 2013 si presentò negli uffici di quella che sarebbe diventata la Cambridge Analytica, Alexander Nix che li dirigeva, disse ai suoi di mettere in piedi una scena convincente: dare l'idea di avere per le mani la nuova scienza che avrebbe potuto cambiare il corso di una tornata elettorale. Bannon era affascinato dall'accademia, Nix lo sedusse aprendo una sede posticcia a Cambridge per accoglierlo. Funzionò. Dagli Stati Uniti arrivarono 15 milioni di dollari da Robert Mercer, il miliardario conservatore cresciuto nella Silicon Valley. Fu lo stesso Bannon a suggerire a Nix il nome: Cambridge Analytica, costola della Strategic Communication Laboratories (Scl) che già si occupava di campagne marketing al limite della legalità.

"Le indagini di marketing si basano su dati anagrafici e geografici. Quelle "psicografiche" aggiungono elementi comportamentali presi dal mondo del digitale", ci aveva spiegato lo stesso Nix poco tempo fa. "Noi analizziamo tutto, dai social network all'uso degli smartphone, per definire l'attitudine delle persone. Nel caso delle presidenziali statunitensi siamo arrivati a raccoglierne migliaia di dati per ogni elettore".

Di fatto la propaganda non aveva più obiettivi di massa, ma veniva ritagliata su misura. Se una certa comunità, in una determinata area del Paese, aveva un problema con le risorse idriche, sulla loro bacheca di Facebook arrivava una pubblicità elettorale che faceva leva su quell'aspetto. Usando la psicologia per convincere gli elettori a votare per qualcuno o per screditare qualcun altro. Stando al New York Times e al Guardian, quei dati li avrebbe comprati dallo psicologo Aleksandr Kogan, che sosteneva di usarli per le sue ricerche a Cambridge. "Kogan aveva le informazioni raccolte dalla sua app che le persone sottoscrivevano liberamente", tuona ora Facebook. Che poi aggiunge di esser stata frodata e di aver sospeso ogni contatto con Kogan e la compagnia di Nix.
Questi dati sono stati la base del "progetto Alamo", il gruppo guidato da Brad Parscale che ha operato sul Web per Donald Trump. Nix e Parscale sono all'opposto, ma in comune hanno l'ambizione e il non guardar in faccia a nessuno. Alto due metri e 7 centimetri, cranio rasato e lunga barba bionda, Parscale è nato nel 1976 a Topeka, Kansas. Aveva un'agenzia di marketing che per Trump lavorava dal 2011. All'inizio della campagna elettorale gli affidarono la realizzazione del sito web in cambio di mille dollari. Alla fine della campagna gestiva i 94 milioni di dollari per la pubblicità sui social. "Abbiamo colto ogni opportunità", confessò a novembre quando lo avevamo incontrato.

Alexander Nix è un suo coetaneo, ma è di famiglia ricca ed è nato a Londra. Sempre elegante, ha studiato al prestigioso Eton College. "Cambridge Analytica ha partecipato a circa quaranta campagne elettorali fra Europa, Stati Uniti, Africa e Asia", sostiene. E nel 2012 pare abbia lavorato anche in Italia con la Scl,. In America ha collaborato prima con Ted Cruz poi è passato a Donald Trump. "In un mondo nel quale le elezioni si vincono con margini esigui, i dati dei social sono determinanti. Ma nessuna campagna su Facebook riuscirà mai a trasformare un pessimo candidato in un candidato vincente". Parole sempre di Nix. Quel che è successo negli Stati Uniti, dove il margine della vittoria è stato esiguo ed è stato conquistato con mezzi illeciti. Mezzi che hanno segnato la fortuna di Parscale e Nix. Il primo ha intascato nove milioni di dollari dalla vendita della sua agenzia alla CloudCommerce di Santa Barbara, che l'ha trasformata nella Parscale Digital offrendo servizi alla politica. L'altro è diventato famoso e sulla Cambridge Analytica sono piovuti contratti milionari. Fino ad oggi. Un giornalista di Channel 4, fingendosi un cliente, ha realizzato un servizio che getterà altra benzina sul fuoco. Insomma, siamo solo all'inizio. 18 MARZO 2018

Fonte Link repubblica.it




Cambridge Analytica e il furto di dati: “Così influenzavano le elezioni”

L'agenzia avrebbe immagazzinato informazioni di 50 milioni di utenti per scopi elettorali. Facebook sospende l'account

LONDRA. L'accusa è di avere rubato 50 milioni di profili da Facebook e di avere usato queste informazioni riservate per influenzare elezioni dall'America all'Europa, da Trump alla Brexit e oltre. Sul banco degli imputati c'è Cambridge Analytica, la società inglese di analisi di "big data" che da qualche anno ha ottenuto un'attenzione spropositata: c'è chi la ritiene il Grande Fratello orwelliano in grado di controllare il mondo e chi la paragona a fenomeni anticipati dalla fiction televisiva House of cards, in cui il presidente degli Stati Uniti raccoglie voti manipolando gli elettori con una propaganda personalizzata a base di illeciti programmi di software.

A rivelare che quella fantasia potrebbe essere diventata realtà è ora un'inchiesta dell'Observer e del New York Times, frutto delle confessioni dall'interno di un ex-dipendente della Cambridge. E a confermare indirettamente che nelle rivelazioni c'è come minimo qualcosa di vero contribuisce Facebook: che ieri ha sospeso l'account di Cambridge Analytica per avere "ingannato" il social network e violato le politiche di gestione dati degli utenti.

Sembra un fanta-thriller, invece è una faccenda che potrebbe finire in tribunale. Con conseguenze che arrivano fino alla Casa Bianca: Steve Bannon, a lungo stretto consigliere di Trump, nel 2014 dirigeva Cambridge Analytica, il cui proprietario è il miliardario americano Robert Mercer, sostenitore di campagne e candidati conservatori o di destra in tutto il mondo. L'inchiesta dell'ex-capo dell'Fbi Robert Mueller sul Russiagate, da cui dipende la possibilità di un impeachment contro Trump, gira anche attorno al lavoro di questa società, il cui ruolo misterioso era stato considerato finora esagerato, anche dalla stessa Cambridge Analytica per ragioni promozionali, ma forse non lo è poi così tanto. E la vicenda ha echi anche in Italia: la Cambridge Analytica afferma per prima sul proprio sito di essere stata ingaggiata nel 2012 da un "partito italiano che vanta i suoi ultimi successi negli anni '80" e che grazie ad essa avrebbe ottenuto risultati, al di là delle sue aspettative. Intervistato un anno fa da Repubblica, Alexander Nix, l'ad di Cambridge Analytica, ammetteva di avere lavorato con politici del nostro paese, rifiutando di rivelarne i nomi.

Confessa all'Observer l'autore della soffiata, Christopher Wylie: "Abbiamo sfruttato Facebook per raccogliere i profili di milioni di persone. E abbiamo costruito modelli per sfruttare quello che sapevamo su di loro e per prendere di mira i loro demoni interiori. Questa era la base su cui era fondata l'intera azienda". Una tecnica che gli esperti chiamano "psicografica". Verso la fine del 2015 Facebook aveva scoperto che i suoi dati erano stati trafugati in massa, ma non avvertì i suoi utenti e intraprese soltanto misure limitate per recuperare e proteggere le informazioni personali di oltre 50 milioni di individui. Cambridge Analytica era già stata messa sotto inchiesta anche in Gran Bretagna per la parte che ha svolto nel referendum sulla Brexit a favore dell'uscita dall'Unione Europea. "Usiamo dati per cambiare il comportamento dell'audience", afferma la homepage di Cambridge Analytica. 17 MARZO 2018

Fonte Link repubblica.it