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La vita sta cambiando pelle

Notte al Casablanca, primo noir di Daniela Grandi

Notte al Casablanca

Francesca Avanzini

DONNA E NERA, LA DETECTIVE DI DANIELA GRANDI SBARAGLIA MALVIVENTI E PREGIUDIZI

All’ambientazione parmigiana ci aveva già abituato Soneri, il commissario creato da Valerio Varesi, eppure fa sempre una certa impressione riconoscere in un libro la propria città, seguire sulla pagina i percorsi abituali, le vie del passeggio e i borghi ancora pittoreschi nonostante l’incalzante modernità. “Notte al Casablanca”, primo noir di Daniela Grandi, parmigiana trapiantata a Roma dove lavora come giornalista per La7, è ambientato a Parma e ha per protagonista il maresciallo anomalo Nina Mastrantonio, di padre italiano e madre somala, pelle color caramello, fisico da urlo. E, si badi, italiana, italianissima, educata nelle nostre scuole e nelle nostre nebbie, una passione per i libri, un’intelligenza brillante, concorsi per entrare nell’arma dei carabinieri superati, si intuisce, col massimo dei voti.

Siccome però il pregiudizio è duro a morire e c’è chi si morde la lingua per non chiamarla “la negretta”, Nina un po’ diversa la rimane, e non è detto che sia un  male, visto che la porta a solidarizzare con i deboli e gli ultimi. Donna, nera e bella, ha dovuto crearsi una corazza per sopravvivere e farsi rispettare, e rivendica il suo piglio e anche il suo diritto ad avventure di una notte senza implicazioni sentimentali, proprio come fanno gli uomini.

La morte, apparentemente per un gioco autoerotico, del pilota aereo Cagli, la porta a indagare nel verminaio della città, dove speculazione edilizia, prostituzione, vizi privati e pubbliche virtù dei notabili si intrecciano. Perché, sissignori, non siamo più una piccola città, non ci accontentiamo più di un qualche assassinio senza pretese, come la metteva il cantautore. Qui i morti ammazzati sono cinque, se si conta lo scagnozzo del bandito russo di turno, e per poco non ci scappa il sesto, senza contare i pestaggi, con un grado di violenza e spietatezza che turbano la pur dura Nina.

Una scrittura non piatta e non banale, la freschezza del personaggio principale e la riuscita caratterizzazione di quelli di contorno, la plausibilità della trama che scava nei grovigli di certo moderno affarismo e, infine, il ritmo serrato che non permette di abbandonare il libro fino all’ultima pagina, fanno di “Notte al Casablanca” uno dei thriller più interessanti della stagione. Il finale lascia molti interrogativi aperti, dalle vicende sentimentali di Nina a quelle della città, e fa presagire un gradito seguito, mentre sullo sfondo si intravede la possibilità della serie televisiva.

“Notte al Casablanca”, Sonzogno, pp. 269, € 16

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