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Parma, 5 punti di penalizzazione nella prossima serie A. Due anni a Calaiò

Roberto D'Aversa allenatore del Parmacalcio1913

Sentenza emessa in data odierna dal Tribunale Federale Nazionale, Ingiustizia sportiva compiuta, ma la serie A è salva. La società farà ricorso in Appello. Una condanna eccessiva per i fatti veri. Rimanendo così, la salvezza dovrebbe essere a 45/50 punti. Ma speriamo che in Appello qualcosa venga modificato, non essendoci un riscontro oggettivo per il tentato illecito, sia per la totale estraneità della Società, sia per il calciatore. Il Parma ha meritato la Serie A sul Campo con un percorso sportivo straordinario in tre anni. LB

Il Parma partirà nel prossimo campionato di serie A con 5 punti di penalizzazione. Due anni di squalifica per Emanuele Calaiò

Milano - Era un tentato illecito, sì, lo ha stabilito il Tribunale federale nazionale: i messaggi whatsapp inviati da Emanuele Calaiò ai colleghi dello Spezia a tre giorni dalla sfida che poi avrebbe promosso il Parma in Serie A, non erano scherzi nè inviti a marcature meno strette, ma il tentativo di ammorbidirne la prestazione. Ecco il motivo di una sentenza di colpevolezza, che comunque salva la Serie A del Parma, accogliendo quasi pienamente la richiesta della Procura federale, ma quella "subordinata". Perché, al termine della requisitoria, per l’accusa la società emiliana meritava due punti di penalizzazione nello scorso campionato, che lo avrebbero retrocesso in B, o in "subordine", un -6 da scontare nella massima serie A 2018-19.

SCENARI — Accolta a metà, invece, la richiesta per Calaiò: la Procura chiedeva 4 anni di squalifica, ne sono arrivati due. Il giocatore, che in questo modo rischia di chiudere qui la carriera, ricorrerà in Appello. Difficile che lo faccia la Procura, almeno per la sanzione inflitta alla società, così vicina alle sue richieste. Cosa farà il Parma? Ricorrerà, restando ancora per qualche giorno nell’incertezza, o blinderà un -5 che lo costringe a partire con l’handicap ma oggi già gli garantisce la Serie A?

23 LUGLIO 2018
Fonte Link: gazzetta.it

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Da Parma.repubblica.it

Cinque punti di penalizzazione al Parma da scontare in Serie A nella prossima stagione, due anni di squalifica a Emanuele Calaiò.
"Un tentativo di illecito decisamente respinto dai destinatari dei messaggi e la cui conoscenza da parte della società Parma Calcio non è stata in alcun modo nemmeno ipotizzata"

Questa la sentenza del tribunale nazionale federale sul caso del messaggio inviato dal giocatore della squadra crociata a un suo collega dello Spezia alla vigilia della gara conclusiva del campionato di serie B.

"Il Parma Calcio 1913 prende atto con enorme amarezza della sentenza emessa in data odierna dal Tribunale Federale Nazionale. Riteniamo abnorme la condanna del nostro tesserato Emanuele Calaiò rispetto ai fatti all’origine del deferimento e iniqua, illogica e in contrasto con la recente giurisprudenza sportiva la pesantissima penalizzazione per responsabilità oggettiva inflitta alla nostra società. Confidiamo che la totale estraneità del Parma Calcio 1913 ad ogni comportamento meno che lecito venga riconosciuta già dalla Corte Federale di Appello, a cui ricorreremo in tempi brevissimi, nell’auspicio di trovare giustizia".

Il tribunale ha riconosciuto nel comportamento di Calaiò il tentato illecito sportivo più una ammenda di 20mila euro. La società era stata coinvolta per responsabilità oggettiva ma il Parma "ha conseguito sul campo la posizione finale in classifica che le ha consentito la promozione diretta in serie A", per questo il "tribunale ritiene che la penalizzazione riferita alla classifica del campionato di serie B appena conclusosi, oltre che estremamente afflittiva" sarebbe anche "in aperto contrasto con lo stesso principio di afflittività previsto dall'art. 18, comma 1, lett. g) del CGS", si legge in un passaggio del dispositivo.

Il Tfn evidenzia inoltre "che si è in presenza, nella specie, di un tentativo di illecito decisamente respinto dai destinatari dei messaggi e la cui conoscenza da parte della società Parma Calcio non è stata in alcun modo nemmeno ipotizzata".

Secondo il Tribunale quindi "la penalizzazione va operata con riferimento alla stagione sportiva in corso e, solo ove si appalesi inefficace - motivano i giudici - può essere fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva successiva, di talché, dovendosi individuare la stagione sportiva in corso in quella 1° luglio 2018/30 giugno 2019, la infliggenda penalizzazione sul punteggio non potrà che scontarsi in tale stagione sportiva".
Un'impresa mai riuscita, in tre anni dai dilettanti alla serie A, rischiava di essere cancellata da un indebito mesaggio.
Un episodio scivoloso che costa dunque una penalizzazione per la prossima stagione.

La sentenza era attesa col fiato sospeso da società e tifosi e ha condizionato anche gli sviluppi del mercato (anche se nelle ultime ore è dato per certo il ritorno in prestito di Amato Ciciretti).

Ora il club avanzerà ricorso com la speranza di vedere ridotta la penalizzazione.

La Procura aveva chiesto due punti di penalizzazione al Parma, da scontare per il campionato passato e con l'effetto dunque di annullare la promozione in serie A. Oppure, in subordine, sei punti di penalizzazione, se la corte decidesse di applicare la sanzione per il prossimo campionato. Punti che sono appunto diventati cinque.

Per Calaiò la richiesta iniziale era stato di quattro anni di stop. Per il calciatore, 36 anni, si tratta di uno stop alla carriera.

Secondo la Procura della Federcalcio, i suoi messaggi whatsapp a due giocatori dello Spezia dimostrerebbero la volontà di ammorbidire l'avversario in una sfida decisiva per la promozione del Parma.

La società si è sempre detta completamente innocente, ribadendo di avere conquistato sul campo con pieno merito e legittimamente la promozione nella massima serie.

Il Tribunale federale nazionale, presieduto dall'avvocato Mario Antonio Scino, ha disposto "alla luce dei principi testé enunciati, questo Tribunale ritiene provato che il Calaiò, nell'inviare all'ex compagno De Col i messaggi in questione, abbia posto in essere il tentativo di illecito previsto dall'art. 7, comma 1, CGS, irrilevante essendo che, nello specifico, a tutto voler concedere, questi possa essersi riferito unicamente alla propria incolumità fisica. E' di tutta evidenza, invero, che anche la sollecitazione e/o l'invito ad omettere interventi di gioco sulla propria persona, ove accolta, possa ritenersi idonea, quanto meno in termini di tentativo, ad alterare l'andamento e/o lo svolgimento della gara". 23 luglio 2018

Fonte Link: parma.repubblica.it

Sentenza PDF


Comunicato della società Parmacalcio

Il Parma Calcio 1913 prende atto con enorme amarezza della sentenza emessa in data odierna dal Tribunale Federale Nazionale. Riteniamo abnorme la condanna del nostro tesserato Emanuele Calaiò rispetto ai fatti all’origine del deferimento e iniqua, illogica ed in contrasto con la recente giurisprudenza sportiva la pesantissima penalizzazione per responsabilità oggettiva inflitta alla nostra società.
Confidiamo che la totale estraneità del Parma Calcio 1913 ad ogni comportamento meno che lecito venga riconosciuta già dalla Corte Federale di Appello, a cui ricorreremo in tempi brevissimi, nell’auspicio di trovare giustizia. Parma, 23 luglio 2018