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Parma, teleriscaldamento, Anac: "La rete è opera pubblica del Comune"

Secondo una bozza del regolamento comunale si tratta di "oper privata di interesse pubblico" ma l’Anticorruzione avanza rilievi e invita l’ente a coinvolgere l’Antitrust e l’Autorità per l’energia. E sulla realizzazione del  Pai parla di "disordine amministrativo"

Opera pubblica di proprietà del Comune? Oppure opera privata di interesse pubblico? Questo è il nodo da sciogliere.

Di chi è la rete del teleriscaldamento che si dirama nel territorio del Comune di Parma, dell’ente o di Iren? Un  pasticcio amministrativo al quale, nonostante anche diversi passaggi in commissione consiliare, non si è riusciti a dare una risposta sicura. Almeno fino a oggi.

Della questione, infatti, è stata interessata, grazie a un esposto degli avvocati Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, da anni impegnati in questa battaglia, l’Autorità anticorruzione (Anac) di Raffaele Cantone, che già si era pronunciata sul termovalorizzatore con una delibera nel febbraio 2015.

Il due maggio ad Allegri è arrivata una nuova risposta, questa volta firmata da un dirigente dell’Area vigilanza. In sostanza secondo Anac, la rete è un’opera pubblica di proprietà del Comune.

LA POSIZIONE DEL COMUNE DI PARMA - Il municipio, lo scorso aprile 2016 ha trasmesso all’Autorità una bozza del regolamento del teleriscaldamento, nella quale il sindaco Federico Pizzarotti, come riporta il documento della stessa Anac, scrive: "Nonostante il profondo rispetto che il Comune di Parma nutre per questa spettabile Autorità, non è posto dar seguito a quanto indicato nel parere n. 14 del 04.02.2015 - la citata delibera che considera l’inceneritore opera privata d’interesse pubblico, con l’obbligo per Iren di versare gli oneri di urbanizzazione - dovendo concludere che le reti di teleriscaldamento nel territorio comunale, non possono essere considerate opere pubbliche […] e, conseguentemente, vengono disciplinate come opere private (seppur di interesse pubblico)".

Alla nota del sindaco segue un parere del segretario generale del Comune, secondo il quale il teleriscaldamento può "ridursi ai servizi pubblici locali facoltativi […] e deve dunque essere assunto dall’ente locale tramite un’inequivoca scelta politico amministrativa" scrive riferendosi a una sentenza del Tar della regione Lombardia.

Scelta che secondo la ricostruzione fatta dall’ente non è stata espressa dalle Amministrazioni che si sono succedute al governo della città. 

In sostanza, la rete del teleriscaldamento per l'Amministrazione comunale sarebbe "un’opera privata di interesse pubblico la cui realizzazione - commenta Anac - è subordinata alla richiesta di un permesso di costruire, con il conseguente pagamento degli oneri concessori. Ritiene altresì che il tratto di rete realizzato prima della privatizzazione di Iren possa essere sanato col pagamento degli oneri suddetti, oltre una multa". 

"Considera infine - si legge - che il teleriscaldamento non sia un servizio pubblico, bensì attività di libero mercato, perché non pianificato al tempo dell’Amministrazione comunale. Tuttavia, pur ponendo la questione, non risolve la problematicità del servizio (da rendere) in termini di concorrenzialità e non discriminazione, con possibilità di accesso all’impianto di cogenerazione anche a operatori diversi dalla società ricorrente". 

Il Comune, quindi, attraverso il parere di un suo legale, "ha fatto rilevare che l’evenienza che le reti di teleriscaldamento siano considerate opere compensative (come in origine previsto nella delibera del Via dell’impianto), ovvero assimilabili ad opere di urbanizzazione, non presuppone l’automatica acquisizione di queste al patrimonio pubblico".

Per l’ente è quindi necessario il rilascio di un permesso di costruire e di un provvedimento di concessione di suolo pubblico. A sostegno della tesi si porta a confronto il caso delle reti in fibra ottica.

IL PARERE DI ANAC - Il dirigente dell’Area vigilanza ricorda come la delibera dell’Autorità ha stabilito che il termovalorizzatore rientra tra gli accordi stipulati con Amministrazioni pubbliche nell’ambito della disciplina dei piani di riqualificazione urbana.

Questi comportano che "a fronte del riconoscimento al soggetto privato di diritti edificatori, vengano realizzate opere di adeguamento infrastrutturale e di trasformazione del territorio".

L’Anticorruzione quindi nota che qualora la rete di teleriscaldamento fosse un’opera compensativa, "sarebbe nata per compensare il disagio arrecato alla popolazione dalla realizzazione di un impianto privato, che seppur di pubblica utilità, è fonte di reddito per il proprietario. Di certo - continua il testo - non può rilevarsi compensazione alcuna in un’opera (il teleriscaldamento ndr) che di fatto rimane proprietà del costruttore ed è fonte per questo di ulteriori introiti derivanti dalla vendita di calore, di cui, per altro, ha il monopolio".

Circa gli oneri di urbanizzazione secondo Anac il titolare del permesso può pagarli al Comune o al rilascio del permesso di costruire oppure può, come alternativa, realizzare le opere suddette a scomputo degli oneri e "tali opere ovviamente dovranno essere acquisite dal patrimonio comunale".

L’autorità fa riferimento alla disciplina legata alla realizzazione delle cosiddette opere primarie (per esempio le fognature o la rete idrica), indispensabile premessa per l’edificabilità di un’area. Opere di questo tipo, secondo la legge, sono sempre di proprietà comunale. 

Anac quindi non considera pertinente il confronto con le reti in fibra ottica, rilevando, come dal punto di vista giuridico, siano un settore "interamente a libero mercato", regolato da norme di "tutt’altra natura".

Una opera pubblica del Comune - L’Autorità puntualizza poi che le reti di teleriscaldamento sono annoverate tra le opere di urbanizzazione primaria e che mentre sui cavi delle linee fibra possono transitare più operatori, lo stesso non può avvenire per i tubi del teleriscaldamento. 

Ribaltato anche l’argomento dell’acquisizione gratuita dell’infrastruttura da parte del Comune, perché essa è già dell’ente in quanto “opera di urbanizzazione primaria, realizzata a scomputo del privato costruttore dell’impianto di termovalorizzatore, ed è anzi conditio sine qua non per l’acquisizione del permesso di costruire.

In quest’ottica - rileva Anac - è corretto piuttosto parlare di un utilizzo gratuito della rete da parte di Iren, che ha impropriamente goduto fino a oggi dei benefici della vendita del calore prodotto dall’impianto, senza riconoscere al Comune (almeno così sembra) alcuna somma, evenienza questa che potrebbe configurarsi come danno erariale”. 

L’Autorità ammette che l’identificazione della rete come opera di urbanizzazione primaria risale a un decreto del 2011, mentre il teleriscaldamento, almeno per 20 km, è stato costruito precedentemente, ma tuttavia osserva “che tale realizzazione è stata effettuata da Amps, che era una società in house del Comune. Certamente il disordine amministrativo, che ha caratterizzato la vicenda della costruzione del Pai (Polo ambientale integrato ndr) e creato dubbi sulla natura pubblica o privata del termovalorizzatore, ha inevitabilmente inciso anche sulla corretta caratterizzazione della rete. Tuttavia si è già detto (la delibera del febbraio 2015 ndr) che l’aver quotato in borsa l’azienda ex municipalizzata, corredata dalla dotazione impiantistica comunale, ha rappresentato un’anomalia, che non appare opportuno accentuare con la cessione anche dell’intere rete Tlr (teleriscaldamento ndr)".

L’autorità richiama inoltre i 20 km messi in piedi da Amps, per rispondere all’osservazione del sindaco sul fatto che "è da sempre mancata un’univoca manifestazione di volontà, da parte delle Amministrazioni che si sono susseguite nel tempo, che abbia identificato il teleriscaldamento quale servizio pubblico locale".

Replica Anac: "L’univoca manifestazione di volontà si è rivelata al tempo, all’atto della costruzione dei primi 20 km di rete posti in opera da Amps, società in house del Comune, quindi pubblica, la quale non poteva che incarnare la volontà pubblica del Comune medesimo". 

Dunque l’Anticorruzione ribadisce le conclusioni già sostenute nellaprecedente delibera del 2015, asserendo che la proprietà della rete di teleriscaldamento "è da annoverare tra le opere di urbanizzazione primaria, quindi è un’opera pubblica, di proprietà del Comune di Parma".

Anac invita l’ente a rispondere alle osservazioni, suggerendo un coinvolgimento sia dell’Antitrust che dell’Autorità per l’energia elettrica. (raffaele castagno) 
05 maggio 2016

Fonte Link parma.repubblica.it