Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Pd, Martina dopo le parole di Renzi: “Impossibile guidare il partito in queste condizioni, così rischiamo estinzione”

Ma IL fantoccio Renzi non dichiarò che se avesse perso il referendum si sarebbe ritirato dalla politica? [LINK] Non solo non si è ritirato, ma si è candidato nel suo collegio per essere eletto al Senato, con un lauto stipendio. Ed ora è ancora qui a pontificare da Segretario dimissionario, mettendo in difficoltà tutta la dirigenza del Partito che ha ridotto ai minimi storici. Cifre da estinzione come rimarca l'attuale reggente Martina.
La ragione ha abbandonato Renzi, che si rifigia nel barare per una questione d'onore.  LB   

Il segretario reggente ha replicato alle parole dell'ex leader in diretta su Rai 1, dichiarando che per rispetto della comunità dem interverrà in direzione. Ma ha attaccato: "Per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema". Il presidente del partito su Twitter tace e commenta le parole di Di Maio

“Impossibile guidare il partito in queste condizioni”. Maurizio Martina, dopo la sconfessione pubblica della sua linea di azione da parte di Matteo Renzi e la conseguente chiusura ai 5 stelle, ha annunciato che “per rispetto della comunità Pd” porterà la questione in direzione. Ma intanto ha attaccato: “Così un partito rischia solo l’estinzione”. Dentro il Partito democratico è ormai guerra totale. Il confronto del 3 maggio che avrebbe dovuto decidere se aprire o meno al dialogo con i 5 stelle è stato annullato e reso nei fatti inutile dalle parole dell’ex segretario: in diretta su Rai 1 da Fabio Fazio ha infatti chiuso a ogni ipotesi di apertura e, di conseguenza, Di Maio ha chiesto il voto anticipato.

La reazione di Martina è arrivata nel primo pomeriggio. In direzione, ha dichiarato il segretario reggente, “servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema”. Quindi ha continuato: “In queste ore stiamo vivendo una situazione politica generale di estrema delicatezza. Per il rispetto che ho della comunità del Partito democratico porterò il mio punto di vista alla Direzione Nazionale di giovedì 3 maggio che evidentemente ha già un altro ordine del giorno rispetto alle ragioni della sua convocazione”. E poi rivolto più o meno direttamente a Renzi ha detto: “Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema. Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito”. E ha concluso: “Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società; si smarrisce l’impegno per il cambiamento e non si aiuta il Paese. Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove”.

Poche le altre reazioni pubbliche degli altri esponenti del partito che preferiscono rimandare il confronto alla direzione. Mentre i renziani, i fedelissimi dell’ex segretario, continuano da ore a difendere la linea annunciata dal salotto di Fazio, i più critici tacciono. Intanto il presidente del partito Matteo Orfini, membro della delegazione che ha incontrato Roberto Fico la settimana scorsa ma anche uno dei dirigenti da sempre contro l’accordo con i 5 stelle, ha scritto un tweet in risposta alle parole di Di Maio. E ha ignorato completamente il dibattito interno al Partito. “Finalmente una sincera autocritica”, ha scritto in tono provocatorio.

Secondo Di Maio la paralisi politica è dovuta ai partiti che pensano solo “al proprio orticello e alle poltrone”. Finalmente una sincera autocritica.

— orfini (@orfini) April 30, 2018

Chi è rimasto gelato dal discorso di Renzi è la minoranza, ma anche in generale l’anima dialogante che nei giorni scorsi ha lavorato per aprire uno spiraglio sul fronte M5s e “dare una mano a Sergio Mattarella“. Il ministro uscente Andrea Orlando ad esempio, che però per il momento ha preferito lasciare al parola a Martina. Dei critici ha parlato il senatore Antonio Misiani: “Che Renzi, il primo responsabile della disfatta del 4 marzo, cerchi di dettare la linea al Pd con un one-man show televisivo non è solo surreale: è inaccettabile. Per il metodo, perché delegittima il segretario reggente e toglie significato al confronto in direzione nazionale. Nel merito, perché – senza un briciolo di autocritica per gli errori di questi anni – propone una linea velleitaria, che in queste condizioni ci porta solo in un vicolo cieco”. 30 aprile 2018

Fonte Link: ilfattoquotidiano.it

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">