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La vita sta cambiando pelle

Primarie 2017 a Parma, Paolo Scarpa: "posso vincerle".

Intervista al candidato. "Il mio è un progetto vincente, nessun passo indietro". Urbanistica, mobilità, sicurezza, cultura e rifiuti: tutte le proposte

di RAFFAELE CASTAGNO

È sicuro l’ingegnere: "Posso affrontare Pizzarotti e vincere le elezioni. Abbiamo un progetto vincente, non ho intenzione di tirarmi indietro".

Paolo Scarpa, impegnato nella campagna elettorale per le primarie del centro sinistra, non nasconde gli obiettivi e si dice convinto di poter affrontare con successo le prossime Amministrative.

Un percorso che lo vede in competizione anche con Nicola Dall’Olio, il capogruppo Pd in Consiglio comunale, su cui negli ultimi giorni si stanno moltiplicando gli inviti perché converga proprio sulla candidatura dell’ex presidente dell’associazione Il Borgo.

"Nicola è un amico - spiega -  abbiamo fatto insieme tante battaglie, finendo spesso con l’essere isolati. Penso si sia candidato per voler marcare il lavoro importantissimo fatto in Consiglio comunale. Un messaggio credo destinato sopratutto al Pd, per cui si è speso molto".

Oggi però è un avversario. Crede che dovrebbe fare un passo indietro? Non rischiate di "azzopparvi a vicenda" visti i temi comuni che vi legano?
"Fatico a considerarlo come un rivale e sarei contento che si arrivasse a una sintesi, a un percorso condiviso. Ma non voglio sentir parlare di ticket, sono cose da vecchia politica. Non c’è e non ci sarà alcuna spartizione di poltrone, e ritengo che Nicola possa essere d’accordo con me. Altro è invece riconoscere chi ha svolto un lavoro significativo in Consiglio comunale e penso anche al consigliere Ghiretti".

Le primarie hanno perso un candidato Francesco Samuele e la data molto probabilmente slitterà dal 19 febbraio al cinque marzo. È un problema?
"No, anzi, più tempo per parlare con la città, evitando di comprimere il dibattito, che sarebbe nocivo. È importante far capire il significato di queste primarie, che non servono per litigare e accendere divisioni strumentali. Noi ci siamo impegnati per un progetto vincente, con la parte migliore del Pd, unendo mondi e culture diversi. Anche per questo non intendo tirarmi indietro".

Un’opera di cui si è molto discusso in quest’anni e che ha succitato divisioni, come all’interno del Pd, è stata la Tirreno-Brennero(Tibre). Qual è il suo approccio alla questione?
"Non demonizzo la Tibre. Credo che Parma sconti un gap infrastrutturale che deriva dalla perdita della stazione dell’alta velocità Medio Padana, finita a Reggio Emilia. Oggi, e sono d’accordo con Dall’Olio su questo punto, il trasporto su ferro è fondamentale. Bisogna quindi terminare per esempio la Pontremolese, cioè la Tibre ferroviaria. Quella su ruota è figlia di una concezione vecchia, ma ripeto non voglio fare il talebano. Credo invece - prosegue - che per la città sia fondamentale puntare sulla mobilità leggera, come le piste ciclabili. Vedo che la Giunta Pizzarotti ha messo dei fondi, ma sto effettuando uno screening e la situazione mi pare allucinante. Tornado all’alta velocità, un punto da affrontare subito è il collegamento rapido con la Medio Padana, magari usando l’interconnessione ferroviaria, costata tantissimi soldi e inutilizzata. E poi, il primo atto che compirei da sindaco, sarebbe di commissionare uno studio di fattibilità per capire se si può realizzare a Parma una stazione Tav, magari a Baganzola"

Parlando di Baganzola, un altro nodo è l’aeroporto. La scelta di puntare sui cargo ha attirato importanti finanziamenti regionali, ma ha suscitato preoccupazione tra i residenti per l’impatto ambientale. È un progetto che la convince?
"A Baganzola c’è il Verdi, ci sarà, sembra, il nuovo centro commerciale nell’ex Salvarani, ci sono le Fiere e come dicevo un’eventuale fermata Tav. Quindi diventerà un’area strategica per la città, dove si concentreranno molti investimenti. Ma è un sistema delicato e direi che nel caso dello scalo bisogna valutare con attenzione il piano industriale e chiedersi se ha senso mettere a repentaglio l’ambiente per la soluzione cargo, che avrebbe un indotto pari a zero per l’economia locale. Ben diverso sarebbe il discorso se si puntasse sul turismo, con una progettualità che preveda d’incrementare il traffico passeggeri. Penso che si debbano rispettare le varie preoccupazioni espresse dai residenti, realizzando uno valutazione d’impatto ambientale rigorosa e indipendente".

Accennava al nuovo grande centro commerciale nell’area ex Salvarani. In questi anni lo sviluppo di nuove superfici di vendita non s’è arrestato, portando avanti progetti figli della pesante eredità del passato. Se dovesse arrivare al governo della città, come intende affrontare il tema?
"L’espansione commerciale è stata eccessiva. Anche in questi anni abbiamo visto sorgere supermercati d’ampie dimensioni, quasi l’uno di fronte all’altro. Prendiamo il Despar nell’area ex Bormioli, vicino all’Eurotorri, l’Eurosia in prossimità dell’Esselunga in via Traversetolo. Un mio amico, che aveva un market in via San Leonardo, con l’apertura del nuovo punto vendita ha dovuto chiudere, perché non avrebbe retto l’impatto. E sappiamo tutti cosa è capitato in via D’Azeglio, con la chiusura del Vivo. È indispensabile arrestare, anche in modo drastico, questo fenomeno. Non voglio però pronunciare promesse impossibili, come quella del sindaco Pizzarotti sulla chiusura dell’inceneritore. Nel caso dell’ex Salvarani, ci sono tutte le autorizzazioni urbanistiche. Stoppare il mall sarebbe un bagno di sangue da un punto di vista economico. Ma qualora si costruisse, si dovrebbe imporre a chi lo realizzasse di farsi carico, economicamente, della tenuta del commercio del centro storico, evitandone lo svuotamento, perché così la città muore. E i commercianti, che pure devono fare la loro parte, in questi anni sono stati pesantemente tartassati dalle tasse".

La presenza dei negozi significa avere una città più sicura. La sicurezza sarà uno dei temi della campagna elettorale. Scarpa ha una ricetta?
"Prima di tutto direi che ci vuole equilibrio e senso della realtà. Chi promette di ripulire la città in un mese, racconta balle. E non credo ci servano un sindaco e dei vigili sceriffi, abbiamo visto cosa è successo con il caso Bonsu. In queste settimane sto girando nel quartiere San Leonardo e a Vicofertile, per ascoltare direttamente i cittadini. È necessario che i residenti si sentano considerati. La polizia municipale dovrebbe essere raggiungibile h24, magari attraverso un numero verde, dove vi sia davvero attenzione e disponibilità. E ci vuole una presenza forte dei vigili. L’idea di riportare il comando nel centro città è giusta. E poi ripartiamo dai quartieri, i centri civici possono trasformarsi in un luogo democratico di ascolto e partecipazione, superando la misera parodia dei Consigli dei cittadini volontari. Chi commette reati va punito - continua - non si può agire nell’impunità in pieno giorno, come vediamo avvenire con i pusher che spacciano tranquillamente lungo le strade. Al riguardo sottolineo che queste persone vanno integrate, non basta sbatterle in carcere. Non sono venuti qui per delinquere, ma per inseguire un sogno europeo. Creiamo progetti sociali per favorirne l’integrazione e sottrarli alla criminalità. E dobbiamo abituarci a ragionare di legalità, non solo di sicurezza: perché non si eseguono controlli su chi affitta loro le case in nero?".

Prima citava la necessità di migliorare la mobilità leggera. La prossima Amministrazione, per quanto riguarda il trasporto pubblico, potrebbe trovarsi senza la Tep. Rimane inoltre il tema di un sistema di mobilità, che una volta abbandonato il faraonico progetto della metropolitana, non sembra aver sviluppato concrete visioni alternative.
"Per quanto concerne la Tep, spero che da un punto di vista di posti di lavoro e mezzi non cambi nulla. Se dovesse subentrare Bus Italia mi auguro che mantenga gli impegni presi. Certo perdiamo un’altro pezzo d’ambito decisionale, dopo Spip, Soprip, Iren e ora pure le Fiere, se il Comune dovesse cedere le quote. La metropolitana - commenta - era chiaramente una sbaglio, ma è vero che abbiamo perso per sempre l’occasione di sviluppare un trasporto locale a livello delle città medio tedesche, realizzando per esempio una tranvia leggera. Penso a Friburgo, dove la macchina si lascia tranquillamente a casa e tutti gli spostamenti avvengono in superficie con i mezzi pubblici. Invece a Parma, anche a causa dei centri commerciali, abbiamo creato una città a misura d’automobile. Sarebbe bello realizzare connessioni sul ferro verso i centri minori, Collecchio per fare un esempio, sfruttando le vecchie linee ferroviarie. E ritengo infine non sia utopico immaginare un car sharing elettrico a costi contenuti. Un progetto, tra l’altro, lanciato dalla Giunta Vignali, di cui anch’io ho detto tutto il male possibile, ma che qualcosa di positivo aveva messo in campo, come il Quoziente Parma, oggi cancellato dall’attuale Amministrazione".

E per quanto riguarda i vari varchi elettronici, croce di molti parmigiani?
"Ci vogliono, non credo si possa immaginare un centro storico invaso dalle macchine. Però, e parlo soprattutto da cittadino più che da potenziale sindaco, non credo sia giusto che la gente si senta tartassata. Pensiamo ai costi chi si devono pagare per le tariffe dei servizi educativi. Così non va bene, ci vuole equilibrio".

Altro tema particolarmente caldo è stata la raccolta rifiuti porta a porta. Da sindaco intende portarla avanti?
"No, dobbiamo cambiare. La differenziata è un valore e apprezzo le percentuali raggiunte, ma fatta in questo modo può andare bene per alcuni quartieri, ma non per quelle zone del centro storico e della città con vie strette e spazi limitati. Il sacchetto che rimane in mezzo alla strada fa schifo, esasperando il degrado. Ci sono i cassonetti intelligenti, con il badge. Costano è vero, ma possiamo installarli".

Parma rimane una città di cultura. I progetti di recupero per la Pilotta, il San Paolo e l’Ospedale Vecchio lanciati dall’attuale Giunta e che ricadranno inevitabilmente sulle spalle del prossimo governo cittadino, la convincono?
"Direi che vanno bene. In particolare credo che sulla Pilotta occorra puntare tantissimo. È un patrimonio straordinario, oggi però in parte non accessibile, con problemi d’illuminazione e carenza di servizi. Abbiamo un polo museale di livello internazionale e per questo credo meriti il vestibolo dei grandi musei europei . È fondamentale investire fortemente sulla progettualità del sistema culturale. Per esempio quello che manca e su cui intendo impegnarmi, se sarò sindaco, è la creazione di un mercato coperto dell’agroalimentare, che potrebbe trovare posto nell’Oltretorrente, un quartiere che deve tornare a vivere.

Guardando al Regio, qualcosa sembra essere finalmente cambiata. E poi rimane il tema del Festival Verdi. Che percorso seguire?
"Sì, do atto che con la direzione di Anna Maria Meo qualcosa si è visto. Il Teatro deve tornare a essere la casa di tutti le arti, non solo della lirica e della musica, ma, perché no, della prosa. Sono stati compiuti alcuni passi, ma non basta. Il Festival Verdi deve crescere dal punto di vista culturale. Serve una direzione artistica che sappia garantire un’offerta di spessore internazionale. E questa oggi manca. Ci vuole un progetto che possa farsi forte delle esperienze del Centro studi verdiani e del Conservatorio. Dobbiamo agire in modo che la manifestazione rappresenti qualcosa che c’è solo a Parma, un evento capace di attrarre persone da tutto il mondo e con loro risorse . La cultura - conclude - naturalmente non è solo Verdi. Va costruita una rete diffusa, partendo dalla tante realtà esistenti che già producono iniziative di alto livello, come il nostro sistema teatrale. Vanno lasciate libere. L’Amministrazione deve saperle valorizzare, dialogarci, evitando di assumere posizioni egemoniche".

Un’ultima domanda ancora sulle primarie. Se Scarpa non dovesse passare, è pronto a sostenere il candidato che uscirà vincitore?
"Ripeto, sono convinto di poter essere una soluzione vincente, non solo per la fase della primarie. Ma se non dovesse essere così, sosterrò lealmente chi si affermerà nella competizione, senza chiedere nulla in cambio". 

Fonte Link parma.repubblica.it 

teatro delle culture popolari

Paolo, ti sei dimenticato del Teatro delle culture popolari o cosiddetto dei dialetti con il parco Vero Pellegrini. Posizionati tra viale Tanara e viale Mentana. 
Non capisco questa grave dimenticanza, sono risorse pubbliche lasciate consapevolmente marcire. Tu ne sei perfettamente informato, ti ho lasciato ampia documentazione. Mi auguro tu voglia riprendere nel tuo progetto quanto prima questa importante realtà da terminare con altra visione progettuale suggerita.  LB

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