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La vita sta cambiando pelle

Proverbi e modi di dire russi

Francesca Avanzini 

“Proverbi e modi di dire russi” è un piccolo libro scritto a scopi didattici ma non solo da Kumush Imanalieva. Musicologa laureata presso il Conservatorio di Mosca, vive da più di trent’anni in Italia e unisce la passione della musica a quella della sua lingua, che insegna per dieci anni alla Normale di Pisa e poi presso altre istituzioni e privatamente. E quale modo migliore per insegnarla, tenendosi al tempo stesso in contatto con le radici e attutendo la nostalgia, che non rivolgersi alla saggezza sempreverde dei proverbi, che ancora rispecchiano l’essenza della Russia? Un’occasione, anche, per comparare, così, a pelle, l’animo russo con quello italiano: i proverbi sono riportati in cirillico in ordine alfabetico, con sotto la traduzione letterale italiana e ancora più sotto l’analogo italiano se esistente.

I proverbi affondano per la maggior parte nella cultura contadina, ormai finita ma di cui afferriamo ancora gli estremi lembi e che, non avendone sperimentato di persona la durezza, talvolta rimpiangiamo. Quando si tratta di faticare, c’è poca differenza tra i popoli. I russi possono  ben dire “Senza fatica non si pesca nemmeno un pesciolino da uno stagno”, e gli italiani “Chi non suda, non ha roba”, sempre di sgobbare si tratta.

La casa, l’aia, il bosco confinante, lo stagno, delimitano il mondo contadino. La saggezza è tratta dall’osservazione del quotidiano- dunque delle attività che servono alla sopravvivenza- e della natura. Molti i riferimenti ai mestieri: fabbri, boscaioli (“Quando tagliano gli alberi, volano le schegge”), pastori, contadini, soprattutto (“Quel che semini, raccogli”; ”Il cavallo vecchio non rovina il solco”) e poi pescatori, sarti, ciabattini (“Il calzolaio senza stivali”, ossia “Il ciabattino ha le scarpe bucate”). Gli stivali sono importanti nella cultura russa, non esistono molti altri tipi di scarpe. Chi se li può permettere, indossa stivali, i contadini portano calzature di corteccia di betulla tenute insieme da fibra di tiglio (“Non è/non siamo cuciti con il tiglio”, cioè “Non è/non siamo da meno”. E dilatando un po’ il significato si potrebbe forse aggiungere il parmigianissimo “Non dormo mica da piedi”. ).

Come è facile immaginare, moltissimi proverbi riguardano gli animali, domestici o da cortile, come cavalli, maiali, asini, pecore, galline, cani, gatti, che si cacciano o catturano, come lepri, beccacce, rane, pesci. Onnipresenti spauracchi, protagonisti in entrambe le aree geografiche, i lupi (“Chi va col lupo, impara a ululare”; “Se hai paura del lupo, non andare nel bosco”, equivalente di “Chi non risica non rosica”) e via ululando.

Dall’osservazione degli animali il contadino trae massime di comportamento, ma c’è di più, esiste un’identificazione tra animali e uomini, cui vengono attribuiti difetti e qualità dei primi, retaggio forse di un tempo in cui gli uni e gli altri erano pressoché indifferenziati, e il cacciatore chiedeva scusa  all’orso per doverlo uccidere. Il contadino ha sempre saputo che c’è contiguità tra il mondo umano e quello animale, è solo l’epoca moderna che ha perso questa nozione e con essa il rispetto o forse il senso della natura. Nei proverbi animali risuonano le favole di Esopo e tutte le epoche passate giù giù fino al Neolitico.

Se le culture contadine sono in grado di capirsi in tutto il mondo, ci sono però delle differenze. L’area mediterranea è civiltà dell’olio, dunque mai insalata è stata guastata da troppa abbondanza di esso, mentre in area russa “La pappa non si guasta per troppo burro”, vale a dire “Melius abundare quam deficere”. Ugualmente inutile portare vasi a Samo o samovar a Tula, luogo di loro produzione per eccellenza.

In Russia si cacciano orsi e se ne cuciono molte pellicce, si cucinano blinis invece che focacce (e “Il primo ‘blin’ ha la forma di palla”, vale a dire “Il primo cesto è da bruciare”) si beve idromele invece che vino, si usano rafano e barbaforte per insaporire invece che olio e aceto: cambiano gli ingredienti ma, “Di quel che c’è, non manca nulla.”

Allo stesso modo laggiù un ospite non invitato è peggio di un tartaro, mentre da noi è questione di pisani e livornesi, ma tanto Mosca quanto Roma non sono state costruite in un giorno. Presenti ovunque i diavoli, forse  leggermente più abbondanti in area nordica, dove può anche darsi che le foreste siano più oscure e certamente la luce più scarsa. Molti i detti o proverbi presi dalla Bibbia e dal latino per entrambe le aree. Davvero pochi i proverbi che non si possono capire senza spiegazione. “Mosca non crede alle lacrime” per esempio è la battuta di un famoso film che tutti hanno visto, e vale più o meno ”Bisogna rimboccarsi le maniche”. Quelli di saggezza generica sono pressoché uguali nelle due culture: “Nessuno è profeta in patria”, “Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace” ecc.

Sono dunque più le somiglianze che le differenze, e fare da ponte tra le due culture è lo scopo dell’Associazione Orlando Calevro  ass.culturale.oc@gmail.com intitolata al musicista prematuramente scomparso, presso cui è possibile reperire il libro in vendita anche presso la libreria  “La Bancarella” di Via Garibaldi a 15 euro.

Una menzione speciale meritano poi le illustrazioni a sanguigna di Viktor Derevianko, pianista di fama internazionale che qui si cimenta con un’altra arte e il cui tratto crasso, umoristico, popolaresco, ben si presta a illustrare i proverbi.