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La vita sta cambiando pelle

Riflessione sul Vangelo di don Umberto Cocconi: Amarsi, vuol dire donarsi l’uno all’altro

Eucarestia

Don Umberto Cocconi

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti» (Vangelo di Marco).

«L’Eucarestia è il momento e il luogo dove il cristiano comprende ciò che è realmente» (Jean Meyendorff), infatti quando sentiamo queste parole di Gesù: “Questo è il mio corpo offerto per voi”, non dovremmo anche noi dire: “Questo è il mio corpo offerto per te?”. I corpi donati sono l’espressione di esistenze donate. Nell’eucaristia il gesto del dono prende il suo spessore più vero ed autentico, il corpo raggiunge la sua finalità più profonda, quella per la quale è stato creato: essere dono che diventa fecondità. L’Eucarestia è il sacramento della vita donata, donata fino in fondo: “Li amò fino alla fine”. Il cristiano che partecipa all’eucaristia vive questa realtà e di essa si nutre. L’Eucaristia è il sacramento delle nozze tra Dio e l’Uomo: in essa l’uomo e la donna celebrano la nuzialità del loro rapporto, la nutrono al modello eucaristico e ne contemplano la meta. Amarsi, vuol dire donarsi l’uno all’altro per donarsi insieme e il matrimonio è il luogo della vita che si dona a un livello tale da generare nuova vita. Attraverso la fecondità, l’unione tra un uomo e una donna dona la nascita non solo a un individuo, ma a una famiglia, cioè a una comunità. Come nel mistero dell’incarnazione il Cristo si è fatto carne, materia che si fa mangiare, analogamente anche gli sposi cristiani si donano l’uno all’altro e, nel loro rapporto intimo, si fanno “mangiare”. David Maria Turoldo, riferendosi all’Eucaristia, afferma: «Ogni Eucaristia, presso tutti i popoli, è un cibarsi della divinità per salvarsi dalla solitudine, dalla disperazione, dalla morte, essa fa parte dello stesso eros, misteriosa forza d'amore di tutta l'umanità. Dice l'amante all'amato: “Ti amo tanto che ti voglio mangiare”. Ciò che non è possibile all'amore dell'uomo è possibile all'amore di Dio». Jean-Claude Sagne ha osato scrivere: «Vivere un grande amore nel tempo rileva un’esperienza mistica». Se la relazione rimane viva, l’altro è riconosciuto come il luogo di un inesauribile sorgente di vita e di libertà; non è mai interamente conosciuto, completamente scoperto. Al contrario, quando si ha l’impressione che l’altro diviene prevedibile, spiegabile, che i suoi atti sembrano obbedire ad una meccanica, ciò provoca un malessere, è il segno d’una crisi di relazione, di una rottura dell’amore. L’amore è questa fiamma che permette di vedere l’inesauribile nell’altro. Quest’infinito che colgo nell’altro, in effetti, è mistero … mistero nel senso preciso del termine, cioè luogo di una rivelazione. Cosa ne sarebbe di quest’infinito se non fosse luogo e traccia di un altro Infinito, quello della Sorgente, del Creatore, della vita Trinitaria? Per questo vien da dire che: “la persistenza dell’amore a lungo tempo è una prova dell’esistenza di Dio”. Un non credente potrebbe domandarsi: “da dove viene questo sentimento che l’altro è sempre altro, sempre al di là, mai solamente risultato, mai circondato, mai spiegato?”. Esiste un mistero nel semplice riconoscimento della persona come tale e “l’amore nel tempo” è forse il luogo in cui maggiormente avviene il riconoscimento del “totalmente altro”. Il corpo quindi come espressione e manifestazione della persona, quella di Dio attraverso la sua incarnazione e quella dell’uomo nella dualità maschile e femminile. I linguaggi del corpo sono diversi: darsi la mano esprime alleanza, complicità e una promessa; il bacio e la carezza esprimono invece il dono della persona; lo sguardo, il sorriso e l’abbraccio, l’attitudine verso gli altri. Per esempio la carezza non è un tentativo di appropriazione, di mettere le mani sull'altro, ma una glorificazione del corpo e una trasmissione reciproca di calore; è un tentativo di incontrare l’altro, nella consapevolezza che la sua persona non è totalmente possedibile. Tramite il bacio si desidera raggiungere l’essenza intima dell’altro, dove articola le parole che lo rivelano, dove affiora la sua anima all'apertura del suo corpo. In diverse culture, il bacio significa rispetto, così come nella liturgia il bacio dell'altare. Può significare anche comunione, il bacio della pace, per esempio… Abbandonarsi al bacio, è dunque vincere la chiusura, non contentarsi di essere prigionieri della propria pelle, passare all'altro, conoscere il suo gusto, avvicinarsi alla sua sostanza. Anche l'atto coniugale è una ospitalità reciproca, un voler abitare nell'altro e accoglierlo in sé. L'uno possiede l'altro nel gioco attraente dell’essere accolti e dell’accogliere, dell’avvolgere e dell’essere avvolti.