Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: "il Signore è con te"

Don Umberto Cocconi

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei (Vangelo secondo Luca).

Lo “straordinario” di Dio s’incarna nell’ordinario, proprio questo è il bello dell’evento cristiano! L’iconografia mariana ha però “travestito” questa giovane donna di regalità, di divinità, togliendole la sua “creaturalità”, ovvero il suo essere una donna comune, una tra le tante. La maggior parte dei pittori, contrariamente alla religione del Dio fatto uomo, hanno raffigurato Maria con i segni della sua grandezza: l’aureola, la corona, il giglio, il manto, il trono. Parimenti il cristianesimo, che dovrebbe rappresentare la religione dell’incarnazione, ha paradossalmente utilizzato tutta la sua energia per disincarnare la giovane donna che era Maria. Forse la necessità di dover sottolineare la trascendenza divina, ha finito con il porre in secondo piano la sua reale presenza nel mondo, il suo essersi fatto uomo tra gli uomini. Nella sua versione dell’Annunciazione Duccio di Buoninsegna pone un vaso di gigli bianchi tra Maria e Gabriele: sono gli emblemi della castità e della verginità perpetua di Maria, Lei è il vaso intatto; “come un giglio tra i cardi” recita il Cantico dei cantici. È una storia che sa di incredibile quella di Maria Di Nazareth: una ragazza che diventa madre senza aver conosciuto uomo; madre di un figlio che non è per lei. Nella tradizione dell'Antico Testamento, gli angeli non sono come siamo abituati a pensarli, non hanno ali e non volano: si presentano come persone dall'aspetto normale. Ho cercato di immaginare lo sconvolgimento di Miriàm, di fronte a un messaggero che le portava un annuncio del genere. Non ci sono precedenti, nella Bibbia altre volte angeli hanno annunciato gravidanze inattese, ma sempre all'interno del matrimonio. La scelta di Maria fu incredibilmente coraggiosa, in un tempo in cui, per una sposa promessa, mostrare una gravidanza equivaleva a confessare il proprio adulterio, un atto questo che solitamente veniva punito con la condanna a morte della donna. Ma per Maria tutto ciò non aveva alcuna importanza: dal momento in cui l'angelo le aveva portato la notizia più grande della sua vita, era entrata in una dimensione diversa da quella in cui vivono tutti gli altri esseri umani, ponendosi così al di sopra di ogni legge. E in questo territorio oltre la regola e la consuetudine riuscì a condurre anche Giuseppe anche se all'inizio vacillò di fronte a una rivelazione che lo escludeva come marito e come padre, a seguire la sua sposa, lasciandosi pervadere dalla stessa grazia. La scrittrice protestante Marion Muller-Colard nel suo libro Inquietudine rilegge l’Annunciazione secondo una prospettiva del tutto femminile: «La grazia ha un costo. Generare è grazia costosa. Generare il Figlio di Dio è sovraggrazia accompagnata da un sovrapprezzo». La generazione divina opera per grazia, è dono gratuito, ma richiede il prezzo del tempo e della storia attraverso cui matura il cedimento interiore. La generazione del Figlio di Dio nella carne umana richiede come sovrapprezzo il sì totale di una donna. La piena di grazia è completamente aperta, vuota di sé stessa. Dio lasciandosi «generare al mondo attraverso il corpo di una donna», opera una «rivoluzione religiosa che, da quel momento non lascerà più nessuno tranquillo» a partire dai diretti interessati: Maria che rimane turbata, Giuseppe chiamato ad accettare una realtà così strana, “fuori norma”. Rivoluzione che inquieterà sovrani, detentori del potere religioso, cristiani e atei. L’incarnazione provoca uno sconvolgimento della Storia in quanto, trapassandola nelle sue rigide strutture tese al contenimento, la rende vulnerabile. Divino e umano, tempo ed eterno, terra e cielo non più separati, bensì convergenti, ma insieme ancora distanti, intrecciati ma inquieti. Il prezzo della grazia è l’inquietudine che il divino provoca nell’umano attraversandolo, travalicandolo, spingendolo sempre oltre. Prezzo che richiede la rinuncia a sé stessi, rinuncia che ogni maternità conosce bene. Sempre la scrittrice protestante Marion Muller-Colard afferma: «Chiamo falso cristiano colui il cui cristianesimo è un alibi, un rifugio identitario, un biglietto da visita per il vasto mondo della morale». Al contrario è vero cristiano «chi prende su di sé l’inquietudine definitiva alla quale il vangelo lo invita».