Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Molte cose ha ancora da dirci il Signore Risorto

Paraclito

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà» (Vangelo secondo Giovanni).

Molte cose ha ancora da dirci il Signore Risorto, ma come potremo mai conoscerle se non entriamo nella stanza segreta del nostro cuore, dove lui ci parla come ad amici? Il dono dello Spirito Santo ci guiderà alla Verità tutta intera: “Tu sei figlio di Dio, l’amato”. Teresa D’Avila, ne Il castello interiore, utilizza proprio questa metafora per descrivere quello che è il nostro mondo interiore. Il nostro cuore è simile a un castello, al cui interno vi sono tante stanze e, proprio nella settima, vi è la camera da letto dove il Signore, padrone del castello e nostro amante, ci attende. Noi però ci troviamo a condurre una vita ai margini del castello, viviamo alle sue porte, senza comprendere che esso è nostro e che ci possiamo entrare come e quando vogliamo. Quante volte ci sentiamo fuori dalla nostra stessa vita, spettatori di un film che scorre e che non è il nostro? Ecco come Teresa d’Avila inizia a tratteggiare l’immagine del castello interiore: «Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte mansioni [stanze in successione sempre più interne], come molte ve ne sono in cielo. E allora come sarà la stanza in cui si diletta un Re così potente, così saggio, così puro, così pieno di ricchezze?». Al cuore della nostra stessa vita, così come essa è, c’è pertanto una stanza dove abita Dio, il Re dei Re, lo sposo: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”, dice Gesù. Antonio Sicari ha paragonato il Castello interiore di Teresa a Il Castello di Franz Kafka per dire, però, il definitivo spaesamento dell’uomo, destinato a non capire il senso profondo della vita. La storia narrata da Kafka è quella di un uomo, il geometra K., che riceve una lettera di assunzione per lavorare proprio nel misterioso castello che sovrasta il luogo in cui vive. Si mette in viaggio, arriva lì … ma non trova nessuno. Non riuscendo a trovare alcun varco, non ha alcuna possibilità di accedervi. Il geometra K. si sente così abbandonato, straniero, sperimenta un’alienazione profonda ma, nonostante questo, non vuole assolutamente arrendersi. Ma che cos’è il Castello per Kafka? È, in primo luogo, l’amara allegoria della vita, rappresenta l’impossibilità per l’uomo di realizzare ciò che desidera. Il tema fondamentale del racconto è questo: c’è la possibilità di una accoglienza, di una comunicazione, di tessere rapporti umani? La modernità di Kafka sta nella denuncia dell’angosciosa sofferenza di un uomo che permane al di fuori del castello, senza alcuna possibilità di entrarvi, escluso dalla vita, senza un sogno di amore sponsale o familiare. Nonostante tutti i suoi tentativi, l’individuo non riesce a varcare la porta del castello. Si può vivere tutta l’esistenza senza trovare un varco che ti porti a conoscere veramente chi sei. Il mondo di oggi è un mondo fatto di superficialità, non educa al silenzio e alla profondità interiore. Anche Teresa, ne Il Castello interiore descrive la condizione dell’uomo che vive estraneo, quasi paralizzato all’esterno del castello, ma in esso è possibile entrarci, l’uomo possiede la chiave che permette di varcare la porta: la preghiera. Nel Castello interiore, descrittoci da Teresa, ci sono molteplici stanze e ciascuno di noi è un castello unico e ognuno ha un modo unico di vivere la sua storia, di abbellire la propria interiorità … ma deve conoscerla. Per questo Teresa afferma: “Vi posso aiutare a varcare la porta fino a raggiungere l’appartamento regale dove siete attesi”. Chi c’è ad attendervi? Teresa crea il desiderio di scoprirlo. L’anima, da lei descritta, è come un cristallo illuminato, ci dice che si passa da una stanza all’altra mediante l’amore, il percorso per giungere alla settima stanza è possibile esclusivamente amando. Quanto più ami, tanto più diventi consapevole della presenza di Dio in te. Proprio la via della preghiera ci permette di cominciare ad addentrarci nel nostro castello interiore. Se l’uomo smette di essere attento solo al possesso delle cose e rientra in se stesso, ecco che pian piano si addentra nei primi appartamenti, nelle prime stanze del maniero. Entra cioè in se stesso, nella propria bellezza, inizia a scoprire la propria autentica vocazione. Nella visione kafkiana l’uomo è un essere alienato che attende invano, per Teresa, invece, l’uomo può entrare nel castello solo se lo vuole, perché la vita non è assurda, e chi la vive amando scopre che è possibile entrarvici in profondità, ossia nel cuore pulsante di quella che è la propria esperienza terrena e divina.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">