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La vita sta cambiando pelle

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: «Pace a voi!»

Gesù a Emmaus: Pace a voi

Don Umberto Cocconi

I discepoli di Emmaus riferirono agli apostoli ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto il Risorto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme» (Vangelo di Luca).

Ci sono gesti che hanno il potere di comunicare ciò che noi siamo in profondità. I discepoli di Emmaus raccontano come hanno riconosciuto il Signore Gesù: lo hanno riconosciuto mentre a tavola spezza il pane e lo dona. Del resto, tra le azioni del Cristo, tra le più emblematiche e forse quella che più di altre ne rivela l’identità c’è proprio quella dello spezzare il pane e donarlo. È il segno di un’intera vita offerta per amore, ed è esattamente in quel momento che gli occhi dei discepoli di Emmaus si aprono e lo riconoscono, così subito quel che veniva da loro considerato il viandante, il forestiero, scompare dalla loro vista, rivelando la sua vera identità.

Anch’io vorrei ripensare ai tanti gesti che Loris Borghi ha compiuto coinvolgendoci così in tanti sogni e progetti. In particolare mi piacerebbe mettere a fuoco la sua professionalità di medico del nostro ospedale, dove per tanti anni ha esercitato la sua missione di cura. Essere medico che cosa ha significato per Borghi se non mettere al centro della sua professione le persone e, in questo caso, i più deboli, i più fragili e gli ammalati? È stato responsabile di uno dei reparti più delicati del nostro ospedale “la Lungodegenza”: struttura complessa di ricovero per degenti, soprattutto anziani e non autosufficienti, affetti da forme croniche che necessitano di trattamenti specifici. Il medico è proprio colui che si mette al servizio del paziente, del malato; il prendersi cura sta proprio a indicare la sollecitudine, la premura e l’interesse prioritario che si ha per l’altro. Se ci pensiamo, avere cura di qualcuno vuol dire per prima cosa “stare in pensiero”, “prendere a cuore”, essere preoccupati per questa persona.

L’avere cura è, e sempre sarà, il servizio più importante che possiamo rendere agli altri. Loris è stato davvero un uomo che si è posto in un atteggiamento di servizio, il suo è stato veramente un esserci, inteso appunto come un attivo protendersi verso l’altro e questo non può che rivelare la sua buona indole e nel contempo la sua dinamicità oblativa. Per Borghi il prendersi cura non ha coinciso affatto e mai si è esaurito nella burocratica adesione ai soli protocolli comportamentali predefiniti per un medico: oltre che con passione e dedizione al lavoro, lui faceva ogni cosa con grande e profonda umanità, mettendo tutto se stesso in quella causa. Il prendersi cura è stata proprio la sua mission. Non solo si è preso a cuore le fragilità umane, ma si è assunto anche il compito di far sì che il nostro Ateneo diventasse sempre più una comunità educante, un luogo in cui la conoscenza fosse via di umanizzazione e di crescita collettiva. Ha aperto la nostra mente a una nuova lettura degli eventi e delle situazioni, ha avuto il dono di farci sognare che la nostra Università potesse diventare un modello d’innovazione e di trasformazione. Per lui la nostra prestigiosa Università non affondava le sue radici solo nel passato, ma era in grado di protendersi come i rami di una pianta verso il futuro.

Quando gli parlai del progetto “Laureati con lode” ne fu subito entusiasta. Venivano riconosciuti crediti formativi a tutte quelle attività che prevedevano l’inserimento della pratica del volontariato e delle attività sociali nell’offerta didattica. Le associazioni di volontariato diventano, pertanto, luoghi di formazione al pari delle aule universitarie. Loris ha saputo valorizzare, in tal modo, l’esperienza dei giovani a fianco dei volontari, il più delle volte presenti nelle periferie esistenziali, nei luoghi della sofferenza e del disagio affinchè avessero l’opportunità di arricchire il proprio sapere di un di più che è la gratuità. Allora sì che ti sarai laureato con lode, perché vivrai la tua professionalità al servizio della società. La gratuità diviene in tal modo il punto di partenza per una convivenza civile, diviene la base di una democrazia che vuol definirsi tale, è, insomma, un motore insostituibile per la ricerca del vero bene comune.

Per Borghi il primo obiettivo dell’Università doveva essere quello di contribuire a formare, innanzitutto, dei “buoni cittadini”. A Parmateneo Borghi rilasciò un’importante intervista a Felicia e Fiorella. Alla domanda: se all’interno del libro sulla storia dell’Università di Parma ci fosse un capitolo a lei dedicato, come si intitolerebbe? Borghi rispose: «Questa è una domanda davvero difficile, non ci ho mai pensato. Io sono una persona modesta però ho una caratteristica: credo fermamente nella capacità e nel potere della democrazia. Questa profonda convinzione mi ha sempre portato a cercare di fare qualcosa non solo sul piano personale ma soprattutto sul piano pubblico. E a parlare è un po’ il mio spirito da medico. Vorrei ‘passare alla storia’, diciamo così, come un rettore che si è messo al servizio degli studenti. E questo tutto sommato riesco a farlo perché, senza arroganza, la mia unica appartenenza è questa Università e penso al suo bene tutte le volte che mi trovo a dover prendere decisioni difficili. Sono un rettore sereno, mi sento nei miei panni in questo ruolo e vado avanti così, sperando di fare qualcosa di buono per l’Ateneo e la città di Parma».

Un cordiale saluto da Don Umberto 
Pastorale Universitaria Parma

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