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La vita sta cambiando pelle

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: «Se vuoi, puoi guarirmi!»

Guarigione

Don Umberto Cocconi

Allora venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte (Vangelo di Marco).

Lo scrittore Paulo Coelho afferma che «quando abbracciamo qualcuno in modo sincero, guadagniamo un giorno di vita». Che cosa avrà mai provato quell'uomo che viveva l'esperienza del sentirsi escluso, rifiutato, al quale nessuno osava rivolgergli la parola nè tanto meno toccarlo o abbracciarlo, quando Gesù gli si avvicinò e stese verso di lui le sue mani? Se ci pensiamo, quando siamo abbracciati, quando viviamo l'esperienza dell'essere circondati dal corpo dell'altro, sprofondiamo nelle radici dell’affetto. Gran parte dei nostri ricordi più significativi coinvolgono alcuni abbracci, perché in quei momenti ci stavano confortando. “Abbracciare” è circondare con le proprie braccia rese circolari, aprirle per ricevere, chiuderle per accogliere, riservare all'altro un posto presso di sé. Dunque abbracciare è un modo meraviglioso per dare amore, accarezzando l’anima di chi abbiamo di fronte. Molte volte gli abbracci sono la miglior terapia perché ci fanno sentire delle persone nuove, individui che si meritano di essere amati. Grazie agli abbracci possiamo dire molto di più che con le parole. Infatti, sono una fonte sicura di comunicazione empatica che rende possibile comprendere meglio come ci sentiamo e come si sentono gli altri, permettendoci così di poter mostrare il nostro amore e il nostro sostegno a un livello più profondo. Un abbraccio è uno scambio silenzioso di umanità e di comprensione, infatti, grazie al contatto fisico, anche con una stretta di mano, rafforziamo il rapporto con i nostri simili, si dissipano paure e preoccupazioni, oltre ad aumentare la produzione di sostanze che favoriscono il nostro benessere. La ragione è che un abbraccio sincero produce ossitocina, noto anche come l’ormone dell’amore. Questa sostanza ha molti benefici sulla nostra salute fisica e mentale, ci aiuta, tra l’altro, a rilassarci, a sentirci al sicuro, calmando così le nostre paure e ansie. Quando abbracciamo qualcuno o quando riceviamo un abbraccio, si rafforza il legame sociale con quella persona. E’ un gesto così semplice ed elementare da rivelarsi una sana fonte di crescita personale. Anche se cerchiamo sempre di difendere la nostra indipendenza, la nostra capacità di cavarcela da soli e il desiderio di goderci i momenti di solitudine, nessuno può negare che questi gesti pieni di significato ci fanno sentire e stare meglio. Siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di questo genere di linguaggio per sentire di fare parte della vita di qualcuno o di qualcosa: una famiglia, un gruppo di amici… Il cervello ha bisogno degli abbracci, soprattutto nei primi anni di vita. Un bambino che vive di abbracci e che sente fin dalla nascita il calore dei suoi genitori, svilupperà meglio la sua maturità e il proprio equilibrio emotivo. Quando mancano le parole, lasciamoci salvare dagli abbracci. Ecco che cosa avrà provato il lebbroso: si è sentito amato, come forse mai prima. L’abbraccio con l’intero corpo che accoglie e riceve l’altro indica generalmente che la persona abbracciata è amata, rispettata e considerata positivamente da chi compie tale gesto. Ma un lebbroso può abbracciare? Che valore ha il suo abbraccio? Uno che nella sua vita ha sbagliato può osare abbracciare? Gesù, abbracciando quell’uomo lo ha trattato come un suo pari, non lo ha giudicato, non si è sentito superiore a lui, ma ha sentito di aver bisogno di lui. E’ la compassione che rende possibile l’impossibile, che permette l’incontro vero con l’altro. Se tu abbracci l’altro sarai contaminato dalla sua vita, sarai da lui infettato. L’abbraccio mi cambia, mi fa sentire il battito dell’altro e io entro in sintonia con il suo mondo interiore. Mi fa dire io ci sono, sono unito a te mi unisco a te, sento la fiducia, non ti sentirai più solo. Mediante l’abbraccio «sono stato condotto in un luogo interiore dove non ero stato prima. E il luogo dentro di me dove Dio ha scelto di dimorare. E il luogo in cui mi sento al sicuro nell’abbraccio di un Padre tutto amore che mi chiama per nome e mi dice: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. E il luogo in cui posso assaporare la gioia e la pace che non sono di questo mondo» (Henri J. Nouwen).

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