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La vita sta cambiando pelle

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: abbi Fede!

Don Umberto Cocconi

Si recò da Gesù uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!». E non permise a nessuno di seguirlo fuorchè a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore (Vangelo di Marco).

Giairo, un padre disperato, sta cercando Gesù. Ha fatto un lungo cammino e ora davanti all’uomo di Nazareth racconta tutto il suo dolore: sua figlia infatti si trova in pessime condizioni di salute e, pertanto, Giairo si prostra al Signore chiedendogli di guarirla attraverso l'imposizione delle mani. Improvvisamente giunge la notizia che ormai la bambina è morta, che ormai non c’è più niente da fare, non c’è più posto nemmeno per la speranza. Gesù rivolgendosi al padre affranto gli dice: «Non temere, continua solo ad aver fede!». Non appena Gesù entra in quella casa è accolto da grida disperate ma, cacciati fuori tutti, prende con sé il padre e la madre della ragazza, ricompone il cerchio vitale degli affetti, il cerchio dell'amore che fa vivere, e in ultimo prende per mano la bambina. A quel tempo non era consentito dalla legge il toccare un morto, ma Gesù profuma di libertà. Il Cristo, come del resto il cristianesimo, ci insegna che bisogna toccare la disperazione delle persone per poterle rialzare. La prende per mano. Chi è Gesù? Una mano che ti prende, che ti accompagna facendoti alzare in piedi. Rivolgendosi a lei disse: «Talità kum. Bambina alzati». Lui può aiutarla, sostenerla, ma è lei, è solo lei che può risollevarsi: alzati. E lei si alza e si mette a camminare. A ciascuno di noi, qualunque sia la porzione di dolore che porta dentro, qualunque sia la nostra porzione di morte, il Signore ripete: kum, alzati e cammina. In ognuno di noi c'è una vita che è giovane sempre: allora, risorgi, riprendi la lotta e il sogno. Su ogni creatura, che sia un fiore, un uomo o su ogni donna o su ciascuno di noi può ripetere la benedizione di quelle antiche parole: Talità kum, giovane vita, dico a te, alzati, rivivi, risplendi. Ho incontrato in questi giorni Bernard, un ragazzo di 19 anni. A seguito di un incidente automobilistico è rimasto paralizzato. L’ho visto nel suo letto o seduto sulla sedia a rotelle, incapace di parlare, con quegli occhi bellissimi che ti guardano e tu vorresti dirgli tante cose: dei giorni bellissimi passati alla Sangio, degli incontri di catechismo e dell'oratorio. Ma non ci riesci, non riesci a dire nulla. Le lacrime rigano il mio volto, mi sento impotente di fronte a tanta sofferenza. Anche la fede vacilla, le certezze nel Dio dell'impossibile si fanno incerte. Nel cuore sempre più pressante la domanda: perché? Perché tutto questo? «Se potessi fare un miracolo “io guarirei i bambini” – afferma papa Francesco. Non sono riuscito ancora a capire perché i bambini debbano soffrire. Per me è un mistero. Nonostante mi interroghi profondamente, non trovo alcuna valida spiegazione. Prego su questa domanda: perché i bambini soffrono? È il mio cuore che se la pone. Gesù ha pianto e piangendo ha capito i nostri drammi. Io cerco di capire. Soltanto guardare il Crocifisso, lasciare che sia Lui a darci la risposta». Nel silenzio, mentre lo accarezzavo in volto, ho provato a ripetere le stesse parole di Gesù: “Talita kum, ragazzo io ti dico alzati”. Il miracolo non è avvenuto, per la mia mancanza di fede nella potenza della Parola. Ma gli occhi di Bernard si sono illuminati e ha sorriso. Le persone che gli stanno accanto, soprattutto i suoi familiari e le persone che gli stanno vicine-vicine sono riuscite a trovare il modo di comunicare con lui, per non farlo sentire solo, per trasmettergli tutto l'amore di cui ha bisogno. Penso che quelle parole (Talita Kum) sono prima di tutto rivolte a me, a tutti noi per farci alzare in piedi e andare verso il fratello. Il tempo passato accanto a chi è malato è un tempo santo. Il nostro mondo dimentica a volte il valore speciale del tempo speso accanto al letto del malato, perché si è assillati dalla fretta, dalla frenesia del fare, del produrre, e si dimentica la dimensione della gratuità, del prendersi cura, del farsi carico dell’altro. In fondo, dietro questo atteggiamento c’è spesso una fede tiepida, che ha dimenticato quella parola del Signore che dice: «L’avete fatto a me».

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