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La vita sta cambiando pelle

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura

Missione

Don Umberto Cocconi

Alla fine Gesù apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano (Vangelo di Marco).

Domandiamoci: “com’è possibile festeggiare nel giorno dell’ascensione, dato che il festeggiato non è più con noi? Com’è possibile far festa per una persona cara che ci ha lasciato?”. La domanda semplicemente è sbagliata, infatti: «Gesù non se ne è andato, se non dai nostri sguardi. Non è andato in alto, ma avanti; assente e più presente che mai. Egli è il Vicino-lontano» (Margherita Porete).

Gesù si rivela sempre sorprendente: come ha potuto affidare una missione così impegnativa a delle persone così poco affidabili, a discepoli che perdono la fede davanti al primo scoglio? Dall’incipit di questo brano del vangelo: “allora alla fine”, sembra proprio che Cristo, prima di doversi manifestare, le abbia tentate tutte per non far scadere la loro fede, ma l’incredulità ormai si era impossessata di loro. Costretto dunque a manifestarsi, li rimprovera per la loro mancanza di fede e per la durezza del loro cuore che li ha portati a non credere a coloro che lo videro risorto. Il fatto che proprio i discepoli, ovvero gli uomini più vicini al Gesù terreno, quelli che più assiduamente lo frequentavano, inizialmente non credano alla sua resurrezione, evidenzia la profondità dello scandalo della morte in croce del loro amato maestro. Come può essere risorto colui che è stato inchiodato ad una croce? I discepoli sembrano affermare: “noi pensavamo che Dio lo avesse castigato, percosso e umiliato ... Invece si è consegnato alla morte e si è lasciato mettere tra i malfattori; ha preso su di sé le colpe di tutti gli altri ed è intervenuto a favore dei peccatori”. Un ulteriore dettaglio particolarmente significativo, anche se riportato quasi en passant all’interno di questo brano, è che il Risorto appare a loro proprio mentre si trovano a tavola. Questo sta ad indicare come sia la convivialità a far da sfondo all’incontro tra Gesù, il vivente, e i suoi discepoli. È un incontro che esprime la potenza della condivisione, della comunione e dell’importanza della fraternità. Cristo rappresenta proprio questo, la capacità di andare oltre il mero “io” per diventare un “noi” e proprio per questo ognuno di noi (anche nella poca fede che crede di avere) ha la stessa missione affidata da Cristo stesso agli apostoli, ovvero quella di annunciare. Il Risorto infatti non chiede loro nient’altro che proclamare il vangelo, ossia la vita e la persona di Cristo: «forza ascensionale del cosmo» (Ermes Ronchi). Le parole finali proferite dal Risorto in questa sua manifestazione, specialmente quelle tradotte come “ed essi guariranno”, nel testo greco sono riportate come: “e questi avranno bene”. Il Signore Risorto infatti non ci ha dato il potere di guarire gli ammalati, ma bensì di farli stare bene tramite l’affetto, l’attenzione e un servizio che permetta alle persone, nonostante la malattia, di sentirsi accuditi, accolti e amati. Il cristianesimo del resto cos’è se non proprio questo, ovvero una consapevole scelta di vita volta a focalizzare l’attenzione e la cura verso chi più si trova in difficoltà, non dimenticando e dunque non lasciando nessuno solo, in balia degli eventi che ne minano, frenano il suo progredire in quest’esistenza? Partire dagli ultimi significa lasciare che nessuno si perda definitivamente, è progredire in modo ineludibile verso la sconfitta del male, è sedere alla destra del Padre, nell’attivo senso di portare avanti il suo volere, ovvero la salvezza di ogni uomo in quanto suo amato figlio. Questa salvezza è raggiungibile solo facendoci prossimi agli altri, perché gli altri siamo noi.

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